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Dalla relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta emerge una dinamica incompatibile con il suicidio: l'ex manager sarebbe stato trattenuto nel vuoto da terzi prima di precipitare.
Dalla relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta emerge una dinamica incompatibile con il suicidio: l'ex manager sarebbe stato trattenuto nel vuoto da terzi prima di precipitare.
Una verità radicalmente diversa da quella ipotizzata per oltre un decennio riscrive il caso della morte di David Rossi, l’ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi precipitato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni nel 2013.
La Procura di Siena ha ufficialmente riaperto le indagini, recependo le risultanze della Commissione monocamerale d’inchiesta presieduta dal deputato di FdI Gianluca Vinci.
La notizia, anticipata dal giornalista Massimo Giletti durante la trasmissione "Lo Stato delle cose" su Rai3, trova conferma nella bozza della relazione intermedia della Commissione, che a pochi giorni dal tredicesimo anniversario della scomparsa di Rossi parla apertamente di morte violenta causata dall'intervento di altre persone.
"Questa sera posso anticipare che in base a una serie di notizie che abbiamo con certezza e che sono in mano al presidente Vinci e alla commissione parlamentare possiamo dire che non si tratta di suicidio, ma è stato un omicidio. A Siena i magistrati hanno riaperto una nuova indagine", ha dichiarato Giletti, aprendo la strada alle conclusioni contenute nel documento parlamentare secondo cui "la prima perizia a firma Gregori-Manghi e la seconda a firma Manghi, insieme ai chiarimenti dati in audizione dagli stessi consulenti nelle sedute del 9 dicembre 2025 e del 24 febbraio 2026, mostrano come David Rossi sia stato vittima di una azione con l’intervento di terzi soggetti, escludendo quindi definitivamente che si sia trattato di un evento suicidario, quanto invece di un omicidio".
Il lavoro della Commissione, durato circa un anno e mezzo, si è articolato in 42 riunioni plenarie e 33 audizioni di soggetti chiave, tra cui familiari, legali, dipendenti MPS ed esperti, oltre a missioni ispettive direttamente nella stanza di Rossi e indagini presso le case circondariali per interloquire con i detenuti Giandavide De Pau e William Renan Vilanova Correa.
Le risultanze tecniche fornite dal Ris di Roma e dai medici legali ricostruiscono gli istanti fatidici in modo drammatico: David Rossi, prima di precipitare, si sarebbe trovato "sospeso all’esterno della finestra del proprio ufficio, trattenuto per entrambi i polsi e negli ultimi istanti solo per il braccio sinistro, con mani di terzi che stringono il polso".
Gli esperti hanno accertato la presenza di ecchimosi specifiche, definite vibici, compatibili con un "forte tentativo di trattenere, sospendere il corpo per il polso sinistro sull’orologio e sul braccio destro da parte di soggetti terzi". Ulteriori analisi sulle lesioni al volto di Rossi avrebbero chiarito che il manager ha subito colpi "appena prima della caduta, in posizione genuflessa, incompatibili con una volontà autolesiva".
Alla luce di queste evidenze, la Commissione conclude che "rimane quindi da individuare con certezza il movente di un tale accadimento", mentre le indagini giudiziarie ripartono per dare un nome ai responsabili di quello che ora viene classificato come un delitto.