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Natuzza-Day, a Paravati il trionfo della pietà popolare.

Migliaia di fedeli  per l’apertura al culto della Grande Chiesa che porta il nome di Natuzza Evolo. Era la mistica che a Pasqua viveva il mistero delle stigmate e che diceva di parlare con i morti. Oggi a Paravati solenne cerimonia con il vescovo della diocesi mons. Attilio Nostro e Pasquale Anastasi, Presidente della Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime”

di Pino Nano
Sabato 06 Agosto 2022
Paravati (VV) - 06 ago 2022 (Prima Pagina News)

Migliaia di fedeli  per l’apertura al culto della Grande Chiesa che porta il nome di Natuzza Evolo. Era la mistica che a Pasqua viveva il mistero delle stigmate e che diceva di parlare con i morti. Oggi a Paravati solenne cerimonia con il vescovo della diocesi mons. Attilio Nostro e Pasquale Anastasi, Presidente della Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime”

«La Madonna mi apparve per la prima volta cinquantacinque anni fa per dirmi che presto avrei avuto una casa più grande di questa, dove poterla ricevere...ricordo quel giorno come fosse ieri, e ricordo il volto radioso di lei, la serenità immensa con cui mi guardava e con cui mi parlava... mi pareva di averla già incontrata mille altre volte, gli occhi le brillavano, aveva le mai tese verso di me, e lo sguardo rivolto in una radura poco distante da qui... La rividi qualche tempo dopo... mi disse che avrebbe voluto che qui sorgesse una grande chiesa e che si sarebbe dovuta chiamare “Cuore Immacolato di Maria-Rifugio delle anime…».

 

Paravati 6 Agosto 2022. Giornata memorabile quella di oggi a Paravati. Ma come si fa a dire una cosa del genere se tu non c’èri?

E’ vero io non c’èro a Paravati, perché lontano fisicamente dalla Calabria migliaia di chilometri, ma la televisione, che è stata poi la mia vera vita, mi ha permesso di esserci, di vedere, di toccare con mano la tensione del popolo di Natuzza Evolo, di commuovermi e di partecipare agli applausi che più volte hanno risuonato all’interno e all’esterno di questa chiesa cosi bella, avvolgente, luminosa, con questo mosaico bellissimo alle spalle dell’altare, e di ritrovare e riconoscere anche tra la folla tantissimi vecchi amici del mio passato e del mio percorso professionale.

E’ la televisione insomma, che ancora una volta trasmette a chi fisicamente non era  in quella chiesa persino il profumo dell’incenso e dell’olio santo, che riportano le preghiere dell’uomo a Dio, e che il nuovo vescovo di Mileto sparge personalmente con le sue mani nella parte alta di una cripta salendo su una scala come mai ci era capitato di vedere prima per un uomo di Chiesa così illuminato come lui.

La parte più solenne è stato poi il momento della sua omelia. E qui, don Attilio supera se stesso.

Ci si aspettava un intervento scritto, immaginavamo che per non sbagliare nessun termine e nessun concetto della sua preghiera, data la solennità della cerimonia, lui avrebbe sacralizzato tutto su carta, e invece la diretta televisiva me lo rimanda quassù in montagna sotto una bufera di pioggia come un profeta moderno.

Parla a braccio il giovane vescovo, stringe tra le mani la base del microfono e racconta al popolo di Natuzza il perché lui stesso abbia scelto questo giorno, il sei agosto, per aprire al culto la grande Chiesa.

L’episodio è raccontato dai vangeli di Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8 e Luca 9,28-36. 2: “Il 6 agosto la Chiesa cattolica e quella ortodossa celebrano la Trasfigurazione di Nostro Signore. Gesù scelse di prendere con sé alcuni discepoli per salire sul Monte Tabor a pregare. Sei giorni prima aveva detto ai suoi discepoli: «Vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno» (Mt 16, 28) ed ecco che Pietro, Giacomo e Giovanni furono scelti per assistere all’ineffabile: Cristo apparve nel suo Corpo glorioso. Infatti, mentre pregava, «il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante» (Lc 9, 29) e due uomini, anch’essi apparsi nella loro gloria, parlavano con Lui del compimento in Gerusalemme del suo sacrificio: erano Mosè ed Elia che rappresentavano la Legge e i Profeti”.

Tutto questo don Attilio lo spiega con estrema dolcezza. Lo fa con un garbo assoluto, con una forma di rispetto verso i fedeli a cui forse non eravamo più abituati, parla loro di Natuzza come se parlasse di una donna già santa, parla del rapporto tra Gesù e Natuzza come se fosse la cosa più naturale del mondo, parla della nuova chiesa come se la chiesa dovesse diventare, e con lui cosi sarà ne siamo certi, la casa dei poveri, la casa degli ultimi, la chiesa dei disperati, la chiesa di chi soffre, la chiesa di chi ha perso la speranza, la chiesa che sa finalmente accogliere i suoi figli dispersi, e che non manda via mai nessuno.

La Chiesa di Natuzza, vista da così lontano e in televisione è ancora più bella e più maestosa di quanto non lo sia in realtà.

Eccolo il vero “grande sogno” di Natuzza, finalmente realizzato.

Mi ricordo che quando lei mi parlava della sua Chiesa, lo ha fatto decine di volte, lo faceva con una  meticolità, una passione, e direi anche una ossessione che a volte alimentava dentro di me il dubbio di dover ascolare “vere e proprie allucinazioni”, di avere a che fare con una donna di fede sì, ma visionaria e sognatrice. Ma lei capiva che aveva di fronte un miscredente, e insisteva con lo sbattermi addosso le sue certezze. Quello che a volte le mancava era la dolcezza, soprattutto quando doveva dirti quello che pensava.

Aspetta e vedrai”, o meglio mi dava del voi, e mi diceva “Aspettate, la chiesa che la Madonna mi ha chiesto di realizzare la vedrete anche voi”. E io mi sentivo più piccolo che mai, come se lei leggesse dentro di me, e cogliesse per intero i miei dubbi il mio distacco la mia diffidenza di fondo, a volte anche la mia lontananza.

Intenso, commovente, quasi intimo, bellissimo, emblematico questo gesto della donazione che Pasquale Anastasi, il Presidente della Fondazione, riserva a don Attilio, consegnandogli le chiavi della basilica, sotto forma della riproduzione in scala del grande portone di bronzo.

Ma il vero momento magico di tutta la manifestazione di questo 6 agosto 2022 rimane il momeno in cui don Attilio fa il suo primo ingresso in basilica, afferrando le mani di bronzo scolpite sulla parte centrale del grande portone.

Da una parte la mano di Natuzza, e dall’altra la mano di Cristo, al centro don Attilio che spinge questa montagna di bronzo, finchè la luce non illumina il grande altare all’interno della chiesa.

Dio mio, che emozione. Sembrava di rivedere Papa Woytila ormai stanco e scolpito dal dolore che spinge le porte del battistero per l’apertura del Giubileo.

La televisione, è vero, ti da quello che stando lì in sala o sulla grande spianata di Paravati non avresti mai raccolto. Ti dà i dettagli delle mani di don Attilio che si aggrappano alle mani di bronzo scolpite sul portale di ingresso, immagine sublime, forte, un primo piano che rimarrà la vera “pagina storica” di questo sei agosto a Paravati.

Non so chi abbia scelto le letture che i conduttori hanno riproposto nel corso della diretta televisiva, ma non si poteva scegliere di meglio, con queste citazioni continue appropriate ed efficiacissime di Sant’Agostino, dello stesso libro dell’Apocalisse, che ci spiegano fino in fondo il valore della simbologia, il mistero della fede e la forza degli insegnamenti che Natuzza nella sua miseria più infinita riusciva a dare anche ai grandi della terra.

E infine, l’immagine che più mi ha colpito e forse che più mi ha commosso.

E’ l’arrivo sulla grande spianata di Villa Gioia del nuovo vescovo, don Attilio, circondato da centinaia di sacerdoti, almeno quattro vescovi intorno a lui, e tutto attorno una folla osannante. Il trionfo della fede, forse.

Bellissima anche l’immagine che mi capita di rivedere in rete, questa volta era la diretta televisiva precedente, quando in Chiesa venne portata per la prima volta la statua della madonna che Natuzza aveva fatto realizzare esattamente per come lei diceva di averla avuta in visione. In quella occasione si vede Attilio che abbraccia Pasquale, don Attilio Nostro il vescovo che abbraccia il Presidente della Fondazione Pasquale Anastasi, piangono insieme, perché per loro era quello il primo vero ingresso ufficiale nella nuova basilica.

Anche in quella occasione la televisione ci riporta in maniera reale e palpabile l’emozione di quei momenti. E’ l’immagine altera rigorosa umana e finalmente anche intima di una Chiesa moderna e più presente che mai.

La Basilica di Paravati aperta al culto?

E’ questo il primo vero grande miracolo di Natuzza Evolo.Grazie don Attilio per aver favorito il coronamento di un sogno, che non era soltanto di Natuzza e del suo popolo ma credo di tutto il mondo cattolico che si è sempre storicamente stretto attorno a Natuzza Evolo.

Ecco perché Natuzza è gia Santa.

 


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