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Imprenditore italoamericano, fondatore di Mediacom e presidente viola dal 2019, ha incarnato l’idea che identità, lavoro e visione possano trasformarsi in un’eredità concreta per lo sport e per i giovani.
Imprenditore italoamericano, fondatore di Mediacom e presidente viola dal 2019, ha incarnato l’idea che identità, lavoro e visione possano trasformarsi in un’eredità concreta per lo sport e per i giovani.
Rocco Commisso se n’è andato a New York il 16 gennaio 2026, ma la sua storia resta una di quelle capaci di parlare a più generazioni: la partenza da Marina di Gioiosa Ionica, l’emigrazione negli Stati Uniti da ragazzo e la costruzione, passo dopo passo, di un percorso imprenditoriale fino alla fondazione di Mediacom.
In lui convivevano due fedeltà: l’America delle opportunità e l’Italia delle origini, tenute insieme da un senso pratico del lavoro e da una cultura dei valori familiari spesso richiamata nelle sue interviste.
Nel calcio, Commisso ha lasciato un segno riconoscibile: dal 2017 è stato socio di maggioranza e presidente dei New York Cosmos e dal 2019 proprietario e presidente dell’ACF Fiorentina, un ritorno “di cuore” in Italia che ha dato ai tifosi l’impressione di un progetto non solo economico, ma identitario.
Alla Fiorentina ha portato il suo modo diretto di stare nelle cose: presenza, responsabilità, investimento e la volontà di costruire strutture e prospettive di lungo periodo, con l’idea che una società sportiva sia anche comunità.
Accanto all’imprenditore e al dirigente sportivo, resta il profilo dell’uomo attento alla formazione: negli anni sono state ricordate iniziative di borse di studio legate anche alla Columbia University, a conferma di una filantropia orientata soprattutto alle giovani promesse.
Oggi il ricordo più nitido è quello di un emigrato diventato leader senza recidere le radici: un percorso che, nel bene e nel male, ha insegnato che la reputazione si costruisce nel tempo e che la parola “futuro” ha valore solo se accompagnata da scelte concrete.