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Nell’intervista l’Amministratore Delegato di Sogei, Cristiano Cannarsa, ripercorre le tappe che hanno trasformato identità e anagrafi in infrastrutture digitali nazionali e indica le priorità per la nuova stagione: interoperabilità “Once Only”, sicurezza by design, governance del dato e un’Intelligenza Artificiale al servizio delle decisioni pubbliche.
Nell’intervista l’Amministratore Delegato di Sogei, Cristiano Cannarsa, ripercorre le tappe che hanno trasformato identità e anagrafi in infrastrutture digitali nazionali e indica le priorità per la nuova stagione: interoperabilità “Once Only”, sicurezza by design, governance del dato e un’Intelligenza Artificiale al servizio delle decisioni pubbliche.
Sogei, negli anni, è diventata uno dei cardini tecnologici dello Stato italiano, accompagnando passaggi che oggi appaiono “naturali” ma che hanno richiesto visione, investimenti e scelte istituzionali nette.
Cristiano Cannarsa, Amministratore Delegato di Sogei, ricostruisce questo percorso a partire da due snodi considerati fondativi: l’Anagrafe Tributaria (progetto A.T.E.N.A.) con il Codice Fiscale e, in epoca più recente, l’ANPR – Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente.
Secondo Cannarsa, la svolta non è stata solo tecnologica, ma concettuale: identità e anagrafe non come semplici archivi, bensì come infrastrutture abilitanti dell’azione pubblica.
Da qui la scelta di puntare su basi dati a gestione centrale, costruite per essere sicure, affidabili, costantemente aggiornate e realmente interoperabili tra amministrazioni diverse.
In parallelo, il riconoscimento del ruolo di un soggetto tecnico pubblico come Sogei ha garantito continuità operativa, sicurezza e neutralità tecnologica, spostando l’interazione tra Stato, cittadini e imprese da un modello frammentato a uno più integrato, con procedure più semplici e minori asimmetrie informative.
Nella visione dell’AD, la nuova frontiera è la piena valorizzazione del dato come asset pubblico, con un percorso che deve tenere insieme norme, tecnologia e cultura organizzativa.
Sul versante normativo, serve una definizione sempre più chiara di titolarità, responsabilità e finalità d’uso, superando logiche difensive e settoriali: Cannarsa richiama, come esempio di potenziale, l’impiego dei dati della ricetta dematerializzata per analisi predittive su patologie con impatto significativo su salute e spesa pubblica.
Sul piano tecnologico, la condizione indispensabile è investire nella qualità del dato, in standard comuni, interoperabilità e piattaforme sicure che rendano possibile un utilizzo trasversale.
Ma l’ostacolo più complesso resta culturale: per Cannarsa il dato deve smettere di essere percepito come “proprietà” della singola amministrazione e diventare una risorsa condivisa nell’interesse collettivo, sostenuta da una leadership pubblica competente (con Sogei anche nel ruolo di “Agenzia del Dato Nazionale”) e da formazione continua del personale.
Quando si parla di apertura dei sistemi e interoperabilità, Cannarsa insiste su un punto: sicurezza e interoperabilità non sono obiettivi alternativi, ma requisiti da progettare insieme fin dall’inizio.
Il modello indicato è quello dell’“apertura controllata”, fondato su privacy by design e security by design, dove lo scambio dati avviene solo con base giuridica chiara, finalità pubblica esplicita e meccanismi robusti di access management.
In questa architettura rientrano strumenti come l’autenticazione multi-fattore (anche con componenti biometriche) e la tracciabilità, per garantire controllo e fiducia.
La transizione verso un ecosistema pubblico data-driven, infine, si intreccia con l’Intelligenza Artificiale: Cannarsa spiega che Sogei ha costituito un proprio Laboratorio di AI per sviluppare, far evolvere e testare soluzioni in ambiti documentali, su immagini e su banche dati.
Gli scenari applicativi citati includono aree cruciali come Fisco, Dogane, Bilancio dello Stato e ambiti gestionali della PA (stipendi e gestione), con un livello di avanzamento e autonomia nel governo dell’AI definito “molto elevato”.
La priorità, però, resta politica e istituzionale prima che tecnica: l’AI deve supportare la decisione pubblica, non sostituire la responsabilità amministrativa, e per questo servono modelli spiegabili, dati rappresentativi e ambienti controllati di sperimentazione.
Cannarsa lega questo approccio a una governance rigorosa, coerente con i valori costituzionali (a partire da equità e non discriminazione) e a un rafforzamento delle competenze interne alla PA, perché innovazione senza capacità istituzionale rischia di creare nuove dipendenze e vulnerabilità.
In questa prospettiva, l’interoperabilità tra grandi banche dati diventa leva di semplificazione reale attraverso il principio “Once Only”: il cittadino non dovrebbe più fornire informazioni che lo Stato già possiede, né fare da “trasportatore” di documenti tra uffici.
Le resistenze, ammette Cannarsa, sono soprattutto organizzative e culturali (timori di perdita di controllo, rigidità normative, frammentazione delle competenze) e si superano con una regia centrale forte e, soprattutto, dimostrando con risultati concreti che la cooperazione produce valore per tutti.