Tajani: "In Venezuela ci sono ancora 42 italiani detenuti. Iran? Appello perché i manifestanti non siano condannati a morte"

"Venerdì presenteremo il piano italiano per l’Artico. Non si è mai parlato e non ci è mai stato chiesto di inviare truppe in Groenlandia".

(Prima Pagina News)
Lunedì 12 Gennaio 2026
Roma - 12 gen 2026 (Prima Pagina News)

"Venerdì presenteremo il piano italiano per l’Artico. Non si è mai parlato e non ci è mai stato chiesto di inviare truppe in Groenlandia".

“Adesso abbiamo ancora 42 italiani detenuti, italiani e italo-venezuelani, perché quelli con il solo passaporto italiano sono tutti fuori. I detenuti politici sono 24, gli altri non sono politici: adesso lavoriamo per fare in modo che possano essere liberati il maggior numero possibile”. E' quanto ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un punto stampa alla Farnesina.

In merito ai motivi della scarcerazione di Alberto Trentini e Mario Burlò da parte di Caracas, ha proseguito, “non ci hanno spiegato perché erano detenuti, sapevamo che erano detenuti politici e abbiamo chiesto la loro liberazione immediata, ci è stata data una risposta positiva, non siamo entrati nel dettaglio. Di accuse ce ne sono tante, poi bisogna vedere come e se sono formalizzate. L’importante è che stiano tornando a casa e che siano cambiate anche le relazioni tra Venezuela e Italia”.

“La decisione della presidente Rodríguez di liberare questi cittadini italiani è un segnale molto forte, che va nella direzione di un cambio di passo. Il presidente del Consiglio e io l’abbiamo accolto come una novità importante e la prima risposta a Caracas è quella di innalzare il livello della nostra rappresentanza diplomatica: oggi il nostro ambasciatore è un incaricato d’affari, con la premier abbiamo informato il capo dello Stato che è intenzione di elevare il livello del capo della delegazione al ruolo di ambasciatore. Un segnale politico importante – ha precisato il vicepremier -, una risposta positiva al messaggio che ci è venuto da Caracas. Ora dobbiamo lavorare per far sì che possa ricominciare una collaborazione diversa: abbiamo 170.000 cittadini venezuelani con passaporto italiano, sono circa un milione i cittadini venezuelani di origine italiana. Lì abbiamo anche una presenza importante dell’Eni”.

“Per noi la questione energetica è fondamentale importanza, l’Eni ha partecipato anche al vertice alla Casa Bianca con le compagnie petrolifere maggiormente presenti in Venezuela e contiamo di continuare a essere protagonisti in quell’area”.

Per quel che riguarda il comportamento di Washington in Venezuela, ha aggiunto Tajani, “abbiamo sempre detto che la soluzione militare non è quella utile per risolvere le crisi, però da quello che sta emergendo soprattutto per quanto riguarda il narcotraffico c’era qualche minaccia vera per gli Stati Uniti”.

E sui manifestanti che hanno bruciato le bandiere degli Usa durante le proteste per il Venezuela, ha detto: “credo che bruciare la bandiera di uno Stato non ha alcun senso, perché non bisogna mai confondere un governo – contro il quale si può legittimamente protestare – con la storia di un popolo. Bisogna ricordare che gli Stati Uniti d’America sono quelli che hanno permesso all’Italia e all’Europa di essere liberi dalle due orrende dittature del secolo passato, il nazismo e il comunismo”.

“Per quanto riguarda l’Iran abbiamo lanciato un appello affinché non si utilizzi la pena di morte come strumento per reprimere le manifestazioni dei giovani e delle donne in Iran”, ha proseguito Tajani.

“Venerdì presenteremo il piano italiano per l’Artico, compresa la Groenlandia, con la ministra Bernini e il ministro Crosetto. Non si è mai parlato e non ci è mai stato chiesto di inviare truppe in Groenlandia. Credo si debba lasciare alla Groenlandia e alla Danimarca la libertà di scegliere qual è il proprio destino”, ha aggiunto.


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