Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
Il cuore sarebbe stato "bruciato" dal gelo. Il legale della famiglia: "Superato il punto di non ritorno".
Il cuore sarebbe stato "bruciato" dal gelo. Il legale della famiglia: "Superato il punto di non ritorno".
Si aggrava il bilancio giudiziario e si delineano contorni tecnici inquietanti nel caso del bambino di due anni e mezzo ricoverato al Monaldi di Napoli.
L'inchiesta sul trapianto di un cuore danneggiato, che vede attualmente sei indagati tra medici e paramedici nel capoluogo campano, si appresta a varcare i confini regionali per coinvolgere direttamente il personale sanitario dell'ospedale di Bolzano.
Il punto focale dell'indagine, condotta in coordinamento tra le Procure di Napoli e Bolzano tramite i Nas di Napoli e Trento, riguarda il trasporto dell'organo.
Secondo le ricostruzioni dell'inchiesta interna e le denunce di Federconsumatori, il contenitore isotermico destinato al cuore espiantato sarebbe stato rabboccato con ghiaccio secco (anidride carbonica solida) anziché con il ghiaccio tradizionale. Questa sostanza, avendo una temperatura di gran lunga inferiore (circa -78°C), ha causato il congelamento e la "bruciatura" dei tessuti del muscolo cardiaco, rendendolo di fatto inutilizzabile già prima dell'arrivo a Napoli.
L'avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, punta il dito contro un grave errore di coordinamento temporale all'interno del Monaldi. "L'operazione inizia quando l'organo deve ancora arrivare, ma esiste un no way point, un punto di non ritorno, oltre il quale non si dovrebbe procedere all'espianto del cuore malato del paziente prima di aver verificato l'integrità di quello nuovo", spiega il legale.
Nel caso specifico, il bambino è stato privato del suo cuore prima che l'equipe si rendesse conto che l'organo giunto da Bolzano era ormai compromesso. "Il chirurgo, di riconosciuta esperienza, si è trovato tra le mani un cuore bruciato. Se non si fosse superato quel punto, il bambino sarebbe tornato a casa con una cicatrice in più, non attaccato a una macchina".
Mentre il numero degli indagati potrebbe salire con l'invio degli atti da Bolzano a Napoli (ipotesi di responsabilità colposa per lesioni personali), prosegue la missione degli ispettori inviati dal ministro della Salute Orazio Schillaci.
Dopo i rilievi al Monaldi, il team ministeriale si trasferirà in Alto Adige per ricostruire l'esatta catena di responsabilità nel confezionamento dell'organo.
Sul fronte clinico, dopo il parere negativo dell'Heart Team a un nuovo trapianto, la famiglia ha richiesto formalmente l'intera documentazione medica e i verbali delle riunioni tramite gli avvocati Petruzzi e Angelo Riccio. L'obiettivo è sottoporre il caso a specialisti stranieri e associazioni internazionali che hanno già offerto disponibilità, nel tentativo disperato di capire se esista ancora una finestra clinica per stabilizzare il piccolo e riportarlo in lista trapianti.
"Al momento abbiamo solo i bollettini medici del Monaldi – conclude Petruzzi – ci serve la documentazione reale per produrre una nostra posizione".