Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
Trump incalza dopo l'operazione Martello di Mezzanotte. Il Ministro Araghchi cerca il sostegno di Arabia Saudita, Egitto e Qatar.
Trump incalza dopo l'operazione Martello di Mezzanotte. Il Ministro Araghchi cerca il sostegno di Arabia Saudita, Egitto e Qatar.
Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran raggiunge il punto di massima tensione. Dopo l'annuncio del presidente Donald Trump sull'invio di una "imponente Armata" verso il Golfo, la missione dell'Iran all'Onu ha rotto il silenzio, minacciando una rappresaglia "come mai prima d'ora" in caso di aggressione americana.
Attraverso un post su X, la delegazione iraniana ha chiarito che, pur restando aperta a un dialogo basato sul "rispetto reciproco", non esiterà a difendersi. Allegando lo screenshot dell'ultimatum di Trump, la missione ha avvertito che qualsiasi provocazione degli Stati Uniti riceverà una contromisura di portata storica.
Il clima di guerra è alimentato dalle recenti dichiarazioni del leader della Casa Bianca, che ha sollecitato Teheran a negoziare immediatamente un accordo "No-Nuke". Trump ha ricordato l'efficacia dell'Operazione Martello di Mezzanotte (giugno 2025), sottolineando che il prossimo attacco sarà "molto peggiore" se l'Iran non si siederà al tavolo delle trattative. "Il tempo stringe, fate un accordo!", è stato il perentorio monito lanciato dal Presidente su Truth.
Nella crisi si inserisce con forza anche l'Europa. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha espresso un giudizio durissimo sulla stabilità di Teheran, definendo il regime dei mullah come privo di legittimità. "Un governo che si regge solo sul terrore contro la propria popolazione ha i giorni contati", ha dichiarato Merz, facendo riferimento alle migliaia di vittime delle recenti proteste interne. Per il Cancelliere, il collasso del potere in Iran potrebbe essere questione di settimane.
Di fronte alla mobilitazione dell' "Armata" americana, il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avviato una frenetica attività diplomatica per cercare di isolare l'iniziativa di Washington: in un colloquio con il saudita Faisal bin Farhan, è stato lanciato un monito congiunto sulle "pericolose conseguenze" di un'escalation per la stabilità di tutto il Medio Oriente.
Araghchi ha tenuto colloqui separati anche con gli omologhi di Egitto e Qatar, ribadendo la necessità di uno sforzo corale per evitare un conflitto aperto che coinvolgerebbe l'intera area.
Teheran si dice pronta al dialogo "basato sul rispetto", ma il posizionamento delle forze americane e le pressioni europee lasciano intendere che lo spazio per la mediazione stia diventando sempre più esiguo.