Iran, il muro di Teheran: trattative al palo e stretta sull'opposizione

Il Ministro Araghchi: "Sfiducia totale verso gli USA". Intanto scatta l'ondata di arresti contro i riformisti: in manette il portavoce Javad Emam.

(Prima Pagina News)
Lunedì 09 Febbraio 2026
Roma - 09 feb 2026 (Prima Pagina News)

Il Ministro Araghchi: "Sfiducia totale verso gli USA". Intanto scatta l'ondata di arresti contro i riformisti: in manette il portavoce Javad Emam.

L’Iran si muove su un doppio binario di tensione: da un lato il gelo diplomatico con Washington, dall’altro il pugno di ferro interno per sventare nuove rivolte. Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato la volontà di Teheran di procedere nei colloqui sul nucleare, denunciando però l’esistenza di un "grande muro di sfiducia" che separa la Repubblica Islamica dagli Stati Uniti.

Mentre la diplomazia arranca, le Guardie Rivoluzionarie hanno dato il via a una massiccia operazione di sicurezza. All’alba di oggi è stato arrestato Javad Emam, portavoce della principale coalizione riformista e figura storica dell’opposizione (già alla guida della campagna di Mousavi nel 2009).

L’arresto di Emam non è un caso isolato, ma il culmine di una serie di fermi che negli ultimi giorni hanno colpito i vertici del dissenso: Azar Mansouri (leader del fronte riformista); Ebrahim Asgharzadeh (ex parlamentare); Mohsen Aminzadeh (ex funzionario degli Esteri); Mehdi Mahmoudian (regista).

Il capo della magistratura, Gholamhossein Ejei, ha giustificato la stretta parlando di "mercenari di USA e Israele" pronti a destabilizzare il Paese: "Useremo la spada della giustizia per punirli", ha dichiarato, ribadendo che non sarà tollerato alcun attacco alla figura del Leader Supremo Ali Khamenei.

Sullo sfondo resta la minaccia militare. Con la portaerei statunitense Lincoln schierata nelle acque del Medio Oriente, il capo di Stato Maggiore dell’esercito, Abdolrahim Mousavi, ha annunciato che le forze armate sono pronte a ogni scenario.

Mousavi ha inoltre risposto duramente a Benjamin Netanyahu, definendo le richieste israeliane di limitare il programma missilistico balistico come "parole di troppo", confermando che Teheran non intende cedere sui propri asset strategici nonostante la pressione internazionale.


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