Londra e Washington evacuano le ambasciate in Iran e Israele: scatta l'allerta massima in Medio Oriente

Il Regno Unito ritira il personale da Teheran e gli Stati Uniti ordinano lo sgombero parziale a Gerusalemme, mentre un imponente ponte aereo militare prepara lo scenario per una possibile escalation.

(Prima Pagina News)
Venerdì 27 Febbraio 2026
Roma - 27 feb 2026 (Prima Pagina News)

Il Regno Unito ritira il personale da Teheran e gli Stati Uniti ordinano lo sgombero parziale a Gerusalemme, mentre un imponente ponte aereo militare prepara lo scenario per una possibile escalation.

L'escalation in Medio Oriente raggiunge un nuovo punto di rottura con l'annuncio coordinato del Regno Unito e degli Stati Uniti di ridurre drasticamente la presenza diplomatica nella regione.

 

Il governo britannico ha ufficializzato il ritiro temporaneo del proprio personale dall'Iran citando un deterioramento delle condizioni di sicurezza, misura precauzionale immediatamente seguita da Washington, che ha ordinato ai propri funzionari dell'ambasciata di Gerusalemme di lasciare Israele.

 

L'allerta è massima anche per i civili statunitensi, ai quali è stato consigliato di abbandonare il Paese sfruttando i voli commerciali ancora disponibili prima di ulteriori restrizioni.

 

Questo riposizionamento diplomatico avviene in concomitanza con un massiccio rafforzamento bellico: durante la notte, almeno nove aerei cisterna americani sono atterrati al Ben Gurion, portando a 14 il totale dei velivoli da rifornimento schierati nello scalo israeliano, mentre 11 caccia stealth F-22 si sono posizionati nella base di Ovdà.

 

La flotta aerea sembra pronta a supportare le operazioni dei caccia a bordo della portaerei USS Gerald R. Ford, attualmente in rotta verso la costa settentrionale di Israele, in vista di un potenziale ordine di attacco contro Teheran da parte del presidente Donald Trump.

 

Il quadro geopolitico si fa ancora più complesso con l'annuncio della missione diplomatica del Segretario di Stato Marco Rubio, atteso in Israele tra il 2 e il 3 marzo. Rubio è chiamato a discutere non solo la minaccia iraniana e la situazione in Libano, ma anche l'attuazione del Piano di pace in 20 Punti per Gaza, mentre l'ombra di nuovi raid militari contro l'Iran si fa sempre più concreta dopo la repressione delle proteste anti-regime di inizio anno.

 

Nonostante i tentativi di mediazione portati avanti dall'Oman, con il vice presidente J.D. Vance pronto a ricevere il ministro Badr al-Busaidi, i negoziati di Ginevra rimangono in una fase di stallo. Washington continua a esigere lo smantellamento del programma nucleare iraniano, la limitazione dei missili balistici e il taglio dei fondi a gruppi come Hamas e Hezbollah, condizioni che Teheran continua a respingere fermamente, limitando il tavolo delle discussioni alla sola questione atomica in vista del prossimo incontro previsto a Vienna.


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