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E' stato fermato da Scotland Yard per "cattiva condotta in ufficio pubblico". Sotto la lente il passaggio di documenti segreti dell'UE al faccendiere pedofilo: è crisi nera per il governo Starmer. Il Principe William: "Sono preoccupato".
E' stato fermato da Scotland Yard per "cattiva condotta in ufficio pubblico". Sotto la lente il passaggio di documenti segreti dell'UE al faccendiere pedofilo: è crisi nera per il governo Starmer. Il Principe William: "Sono preoccupato".
Un nuovo, violentissimo capitolo dello scandalo Epstein travolge i vertici del potere britannico. Peter Mandelson, architetto del New Labour di Tony Blair ed ex ambasciatore nel Regno Unito, è stato arrestato dagli agenti di Scotland Yard nella sua abitazione di Camden, a Londra.
L’accusa formale, come riportato da Sky News, è di "cattiva condotta in ufficio pubblico" nell'ambito della gestione di informazioni governative riservate che sarebbero state condivise con il defunto pedofilo americano Jeffrey Epstein.
Le indagini, culminate nel fermo e nelle perquisizioni delle proprietà di Mandelson a Londra e nel Wiltshire, si concentrano su una serie di email compromettenti risalenti al biennio 2009-2010.
Secondo gli inquirenti, Mandelson avrebbe passato a Epstein materiale classificato come "sensibile per i mercati finanziari", tra cui dettagli sulla stretta fiscale ai bonus dei banchieri post-crisi 2008 e sul piano di salvataggio dell'UE da 500 miliardi di euro per le banche europee.
L'arresto getta nel caos più totale il governo di Keir Starmer. Il Premier, che aveva inizialmente scelto Mandelson come consigliere strategico e inviato speciale a Washington prima di silurarlo sotto il peso dei sospetti, vede ora la propria leadership gravemente compromessa.
Mentre l'opposizione chiede trasparenza assoluta, il ministro Darren Jones ha confermato alla Camera dei Comuni che la pubblicazione dei documenti relativi alla nomina di Mandelson inizierà il mese prossimo, ad eccezione dei file già in mano agli inquirenti.
Si tratta del secondo arresto di altissimo profilo nel Regno Unito legato alla galassia Epstein, dopo quello dell'ex principe Andrea.
Le immagini di Mandelson scortato dalla polizia fuori dalla sua casa di Camden segnano quello che molti analisti definiscono il tramonto definitivo di una delle figure più influenti e controverse della politica britannica degli ultimi trent'anni.
Per lo scandalo che ha coinvolto il fratello di Re Carlo III, il red carpet dei Bafta, tradizionalmente vetrina di splendore e stabilità per la Corona, si è trasformato quest’anno nel palcoscenico di una confessione inaspettata e brutale.
Il Principe William, accompagnato da una principessa Kate descritta come radiosa ma visibilmente partecipe del peso emotivo del consorte, ha rotto il protocollo del silenzio per dare voce a un’inquietudine profonda.
"In questo momento non sono in uno stato di calma", ha ammesso l’erede al trono, lasciando intendere come il terremoto giudiziario che coinvolge lo zio Andrea stia scuotendo le fondamenta stesse della sua serenità familiare e istituzionale.
La tensione è emersa in modo quasi involontario durante una conversazione sul film Hamnet, pellicola che ripercorre la tragica scomparsa del figlio di William Shakespeare. Mentre Kate ha rivelato di aver visto il film sabato sera rimanendone profondamente commossa, William ha ammesso con disarmante onestà di non aver ancora trovato la forza mentale per affrontarne la visione, proprio perché la narrazione di un lutto così devastante richiederebbe una pace interiore che, allo stato attuale, gli è totalmente preclusa.
Il "non stato di calma" di William è la diretta conseguenza dell'aggravarsi della posizione di Andrea di Windsor.
Il recente arresto del principe reprobo, seguito da un rilascio che non ha però interrotto i molteplici filoni d'indagine sullo scandalo Epstein, ha riportato la monarchia in un cono d'ombra da cui sembrava faticosamente uscita.
Gli osservatori reali hanno interpretato la presenza dei Principi di Galles alla cerimonia londinese come un disperato tentativo di proiettare un’immagine di continuità e solidità, ma le parole di William hanno squarciato il velo, confermando che il "macigno" giudiziario dello zio sta schiacciando ciò che resta della popolarità della famiglia reale.
La pressione non arriva solo dalle aule di giustizia, ma anche da una piazza internazionale sempre più ostile e creativa nelle sue forme di protesta. A rendere ancora più tossico il clima attorno ai Windsor è stato infatti un clamoroso blitz dimostrativo avvenuto al Museo del Louvre di Parigi, orchestrato dal gruppo di attivisti britannici anti-Musk denominato Everyone Hates Elon.
In un’azione coordinata che ha beffato la sicurezza del museo più celebre al mondo, gli attivisti hanno appeso abusivamente una foto diventata istantaneamente storica: l'immagine di Andrea Mountbatten-Windsor ritratto sul sedile posteriore di una Range Rover, visibilmente provato e accasciato, mentre abbandonava la stazione di polizia del Norfolk dopo un fermo di dodici ore.
L’immagine era accompagnata dalla didascalia sarcastica "He’s Sweating Now" (ora sta sudando), un attacco frontale e velenoso al grottesco alibi che l'ex duca di York fornì nel 2019 durante la disastrosa intervista alla BBC. All'epoca, Andrea cercò di smontare le accuse di Virginia Giuffre – che ricordava come il reale "sudasse copiosamente" durante i loro incontri – sostenendo di soffrire di una rara condizione medica che gli impediva fisicamente di sudare. Oggi, quel sudore è diventato il simbolo della sua caduta e del tormento di William, costretto a reggere il peso di una corona che scotta sempre di più.