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Tv locali: il Mise dovrà rivedere le graduatorie per i contributi
Secondo quanto deciso dal Consiglio di Stato, il Mise dovrà rivedere le graduatorie con le quali, negli ultimi sei anni, sono stati elargiti i contributi pubblici alle emittenti televisive locali chiedendo alle emittenti la restituzione delle somme.
(Prima Pagina News)
Martedì 13 Settembre 2022
Roma - 13 set 2022 (Prima Pagina News)
Secondo quanto deciso dal Consiglio di Stato, il Mise dovrà rivedere le graduatorie con le quali, negli ultimi sei anni, sono stati elargiti i contributi pubblici alle emittenti televisive locali chiedendo alle emittenti la restituzione delle somme.
l Ministero dello Sviluppo economico dovrà rivedere le graduatorie con le quali, negli ultimi sei anni, sono stati elargiti i contributi pubblici alle emittenti televisive locali chiedendo alle emittenti la restituzione delle somme. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, con sentenza n. 07878/22, in accoglimento del ricorso numero 4502 del 2021, proposto da Canale 7 srl, rappresentata e difesa dagli avvocati Giuseppe Ruta, Margherita Zezza e Massimo Romano, per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (Sezione Terza Ter) n. 13213/2020. La sentenza è relativa ai contributi 2016 erogati nel 2017, ma inevitabilmente si rifletterà sulle graduatorie successive provocando un autentico terremoto nel settore.

Bocciata, dunque, la sentenza del Tar del Lazio che, il 23 ottobre 2020, aveva dato ragione a Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Mediaone e Auditel (non costituiti in giudizio) e con l’intervento “ad opponendum” di: Associazione Tv Locali, assistita dagli avvocati Tommaso Di Nitto, Carlo Edoardo Cazzato, Antonio Catricalà, A.L.P.I. (Associazione per la Libertà e il Pluralismo dell’Informazione) Radio Tv, assistita dagli avvocati Aldo Loiodice, Isabella Loiodice, Francesca Sbrana, Pasquale Procacci, Carlo Edoardo Cazzato, Antonio Catricalà; Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), assistita dagli avvocati Francesca Sbrana, Carlo Edoardo Cazzato, Antonio Catricalà, Luca Baccaro; Sindacato Lavoratori Comunicazione – Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Scl-Cgil), Fistel Cisl Nazionale, Uilcom – Uil assistiti dagli avvocati Tommaso Di Nitto, Gianpaolo Ruggiero.

Associazioni tutte che si sono opposte al ricorso, adesso invece accolto dal Consiglio di Stato. La sentenza è stata illustrata, ieri a Campobasso, nel corso di una conferenza stampa degli avvocati Massimo Romano, Pino Ruta e Margherita Zezza, legali delle emittenti televisive di diverse regioni italiane che hanno proposto il ricorso accolto dal Consiglio di Stato.

La sentenza annulla, così, il Dpr 146/2017 sui contributi pubblici alle emittenti televisive locali con il quale il governo Gentiloni aveva modificavo i criteri di assegnazione delle provvigioni. Contributi assegnati per il 95 per cento alle prime 100 emittenti televisive in graduatoria e per appena il 5 percento a tutte le altre in palese violazione del pluralismo dell’informazione.

"La legge – hanno sottolineato gli avvocati – prevedeva uno stanziamento di contributi pubblici per garantire il pluralismo e creare la concorrenza, mentre in realtà si è verificato esattamente il contrario: il Consiglio di Stato ha accertato la violazione del pluralismo dell’informazione e ha accertato l’illegittimità di un meccanismo che viola il principio di concorrenza e che nei fatti ha rischiato di determinare un effetto oligopolistico anche sul mercato delle televisioni locali".

"La nostra priorità – hanno annunciato gli avvocati Romano, Ruta e Zezza – adesso è mettere in esecuzione il prima possibile questa sentenza perché oggi c’è la necessità di ridare ossigeno a tutte quelle emittenti che hanno avuto solo le briciole, solo pochi spiccioli dei milioni e milioni di euro che sono stati assegnati alle prime cento emittenti in graduatoria in base a criteri non meglio chiariti e definiti".

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