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Il Ministro: "Indipendenza non si tocca".
Il Ministro: "Indipendenza non si tocca".
L'inaugurazione dell'anno giudiziario presso la Corte di Cassazione si trasforma nel palcoscenico di un durissimo confronto sulla riforma costituzionale della giustizia.
Mentre il Guardasigilli Carlo Nordio difende il progetto con toni netti, i vertici della magistratura e del CSM lanciano un monito accorato sulla tenuta dei principi costituzionali e sull'autonomia delle toghe.
Il Primo Presidente della Suprema Corte, Pasquale D’Ascola, ha aperto la cerimonia ponendo l'accento sulla necessità di preservare l'autonomia della giurisdizione. L'autonomia, ha detto, non è un beneficio per il magistrato, ma la garanzia che la legge sia uguale per tutti. D'Ascola ha auspicato che le riforme in corso evitino ogni rischio di "appannamento" dei principi fondanti, chiedendo un dialogo lontano da tentazioni di influenzare i giudici. La magistratura deve rispondere prontamente ai mutamenti della società, garantendo la tutela effettiva dei diritti e non solo la loro declamazione.
Il vicepresidente del CSM, Fabio Pinelli, ha sottolineato il pericolo di una rottura del patto di fiducia tra cittadini e istituzioni: "La delegittimazione reciproca indebolisce lo Stato. Se la politica detta le regole in quanto espressione della sovranità popolare, è altrettanto necessario che non svilisca il ruolo insostituibile del giudice, che è esso stesso manifestazione della sovranità statale".
Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha preso la parola con un intervento di rottura, difendendo la riforma costituzionale ormai prossima al referendum. Nordio ha definito "blasfemo" sostenere che la riforma mini l'indipendenza della magistratura, ribadendo che il nuovo articolo 104 della Costituzione blinda l'autonomia dell'ordine.
Il Ministro ha bollato come "ripugnanti" le voci su presunte interferenze del Governo nell'attività giudiziaria. E sul referendum di marzo, ha detto: "Se il popolo rifiuterà la riforma, rispetteremo la decisione. Se la confermerà, inizieremo il dialogo con accademici e magistrati per le norme attuative".