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A ottobre 2025 la copertura del Piano nelle aree bianche arriva al 77% in FTTH e al 61% in FWA, mentre per sedi PA e aree industriali la connessione è al 99,8%. La Corte dei conti certifica i progressi, ma segnala ritardi e forti differenze regionali: quattro regioni sotto il 70% e penali poco efficaci, con incassi minimi e molto contenzioso.
A ottobre 2025 la copertura del Piano nelle aree bianche arriva al 77% in FTTH e al 61% in FWA, mentre per sedi PA e aree industriali la connessione è al 99,8%. La Corte dei conti certifica i progressi, ma segnala ritardi e forti differenze regionali: quattro regioni sotto il 70% e penali poco efficaci, con incassi minimi e molto contenzioso.
L’avanzamento della banda ultralarga nelle aree bianche procede con risultati tangibili, ma non ancora sufficienti a garantire un recupero omogeneo su tutto il territorio nazionale. È quanto mette nero su bianco la Corte dei conti nella Delibera 71/2025/CCC, dedicata al monitoraggio del Piano Banda Ultralarga, con particolare attenzione allo stato dei lavori, alla tenuta della governance e agli effetti delle misure correttive introdotte dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy dopo le raccomandazioni formulate nel 2024.
Il Piano, nella sua programmazione complessiva, coinvolge 8,3 milioni di unità immobiliari: 6,3 milioni da collegare con tecnologia FFTTH (fibra fino a casa) e 2 milioni tramite FWA (accesso fisso wireless). Alla fine di ottobre 2025, il livello di copertura raggiunto risulta pari al 77% per l’FTTH (circa 4,8 milioni di immobili effettivamente coperti) e al 61% per l’FWA (circa 1,25 milioni). Sul capitolo più vicino al completamento, quello delle sedi della Pubblica amministrazione e delle aree industriali, la realizzazione è invece sostanzialmente conclusa: 27.141 connessioni su 27.183 previste, pari al 99,8%.
La Corte evidenzia anche un’accelerazione rispetto all’anno precedente. Nel confronto con novembre 2024, il tasso di copertura FTTH nelle abitazioni civili risulta cresciuto del 14%, mentre l’avanzamento riferito a sedi PA e aree industriali segna un incremento del 20,8%. Progressi che, tuttavia, convivono con una revisione dei tempi: l’aggiornamento del cronoprogramma, con uno slittamento stimato in avanti di circa un anno, viene considerato nella sostanza “definitivo”, prevedendo l’ultimazione dell’88% dei collaudi entro il 2025 e del restante 12% nel 2026.
Per sostenere il rispetto della nuova tabella di marcia, il Mimit ha rafforzato il sistema di governance, puntando su un monitoraggio più serrato, su un coordinamento più stretto tra Infratel, concessionario e amministrazioni territoriali e su una definizione più puntuale dei target. La Corte segnala alcuni indicatori concreti di questo cambio di passo: il numero dei Comuni considerati critici è sceso da 136 (agosto 2025) a 116 (ottobre 2025). Inoltre, la revisione dei piani economico-finanziari di fine 2024 ha ribilanciato la sostenibilità complessiva dell’intervento, attraverso l’aumento del contributo pubblico di 660 milioni di euro. Nello stesso perimetro rientrano la proroga delle concessioni e l’introduzione di meccanismi di subentro, con un incremento medio del valore contrattuale stimato intorno a circa un quarto rispetto all’aggiudicazione originaria.
Il nodo principale, però, resta la distanza tra territori. La Corte dei conti avverte che il percorso verso il raggiungimento dei target 2026 è ancora lungo in diverse aree del Paese e che i ritardi si concentrano in alcune regioni. Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta risultano sotto la soglia del 70% per gli obiettivi legati alle abitazioni civili; Liguria ed Emilia-Romagna restano sotto soglia anche per i parametri riferiti alle sedi della Pubblica amministrazione. Il quadro nazionale evidenzia inoltre una distribuzione non uniforme: in otto regioni l’avanzamento è compreso tra il 70% e il 90%, mentre nelle restanti otto la soglia del 90% risulta superata.
Accanto alle criticità, il documento registra anche una quota di lavorazioni già “in pipeline” che potrebbe sostenere il recupero nei prossimi mesi. Oltre 441.000 unità immobiliari, pari al 7% del target, risultano già in fase di collaudo, mentre circa un milione (circa il 16%) è in fase di lavorazione.
Sul piano della presenza dell’infrastruttura, risultano 5.144 i Comuni effettivamente raggiunti dalla rete FTTH, mentre 4.671 risultano coperti in FWA.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda l’efficacia delle penali nel contenere i ritardi, in particolare nelle fasi progettuali e autorizzative. La Corte rileva che l’impatto di questo strumento è stato limitato: solo il 2% delle penali risulta incassato e oltre la metà risulta oggetto di contenzioso. Per questo i magistrati contabili raccomandano al Mimit, anche attraverso Infratel Italia in qualità di concedente, di rafforzare ancora controlli e interventi correttivi, così da garantire il rispetto del nuovo cronoprogramma e ridurre il rischio che i divari territoriali si trasformino in un ritardo strutturale.
Nel complesso, la Corte certifica un avanzamento reale del Piano Banda Ultralarga, ma richiama l’attenzione sul punto decisivo: la credibilità dell’obiettivo 2026 passa dalla capacità di completare i collaudi nei tempi aggiornati e, soprattutto, di riallineare le regioni in maggiore difficoltà, evitando che la trasformazione digitale proceda a velocità diverse tra Nord, Centro e Sud e tra aree più semplici e territori più complessi da raggiungere.