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Nel Piano idrico adottato con Dpcm a ottobre 2024: 418 opere (da invasi ad acquedotti) per circa 12 miliardi. La Corte chiede indicatori di avanzamento fisico-finanziario, controlli diretti e misure anti-stasi procedurali.
Nel Piano idrico adottato con Dpcm a ottobre 2024: 418 opere (da invasi ad acquedotti) per circa 12 miliardi. La Corte chiede indicatori di avanzamento fisico-finanziario, controlli diretti e misure anti-stasi procedurali.
Nel mirino della Corte dei conti finisce lo stato di attuazione del “Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico”, introdotto dal decreto-legge del 2021 e affidato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La magistratura contabile, attraverso il Collegio del controllo concomitante, ha approvato un’analisi che valuta l’andamento generale delle azioni previste, affiancando al quadro complessivo verifiche su alcuni progetti selezionati a campione sul territorio nazionale.
Il Piano, adottato con decreto del presidente del Consiglio dei ministri nell’ottobre 2024, ha una finalità chiara: ridurre gli impatti legati alla siccità e rafforzare la capacità del sistema Paese sul fronte delle infrastrutture idriche. La programmazione raccoglie 562 istanze provenienti dai territori e si traduce in 418 interventi tra invasi, derivazioni, adduzioni e acquedotti, con un fabbisogno complessivo stimato in circa 12 miliardi di euro.
Dall’istruttoria emergono criticità nell’attuazione di alcuni interventi e, per questo, la Corte formula raccomandazioni indirizzate a garantire maggiore efficienza ed efficacia amministrativa. In particolare, viene sollecitata una verifica più stringente del rispetto dei cronoprogrammi per ogni azione del Piano, insieme all’implementazione di indicatori che misurino con precisione lo stato di avanzamento fisico e finanziario delle opere.
Tra le indicazioni, anche il rafforzamento di meccanismi di controllo diretto sugli interventi, per intercettare ritardi e colli di bottiglia in modo tempestivo, evitando che la complessità procedurale si traduca in rallentamenti strutturali. Infine, viene suggerita l’attivazione di misure specifiche per superare le stasi procedurali riscontrate nella fase di esecuzione, così da rendere più fluido il passaggio dalla programmazione alla realizzazione concreta dei lavori.