“Calabriamerica”, nasce a Chicago il Grande Museo dell’Emigrazione Italiana in Illinois, tutto Made in Calabria
Spetterà probabilmente al Console Generale d’Italia a Chicago tenere a battesimo, nei prossimi mesi, il Grande Museo degli Italiani d’America che sta per nascere nel cuore di “Casa Italia” ai margini della City, per una iniziativa che è tutta calabrese.
di Pino Nano
Martedì 12 Gennaio 2021
Roma - 12 gen 2021 (Prima Pagina News)
Spetterà probabilmente al Console Generale d’Italia a Chicago tenere a battesimo, nei prossimi mesi, il Grande Museo degli Italiani d’America che sta per nascere nel cuore di “Casa Italia” ai margini della City, per una iniziativa che è tutta calabrese.
L’idea del Museo è infatti nata e cresciuta tra i calabresi che vivono a Chicago, e che da quasi 30 anni organizzano a Sthon Park la Grande Festa di San Francesco di Paola.

Tra gli organizzatori materiali del Museo ci sono Joe Bruno, per lunghi anni consulente dell’Emigrazione per la Regione Calabria e personaggio carismatico della Little Italy di questo Stato, insieme alla meravigliosa dinastia dei Turano, sono i “re del pane” dell’Illinois, il cui capostipite Renato Turano, già Presidente della Camera di Commercio d’Italia a Chicago, è stato per lunghi anni anche Senatore della Repubblica Italiana in rappresentanza dei nostri emigrati in USA.

Il Museo- anticipa Joe Bruno- ospiterà all’inizio le fotografie di almeno 500 italiani che qui in Illinois hanno contribuito con il proprio lavoro e i propri sacrifici a rafforzare l’economia americana di questi ultimi 60 anni in America, e che oggi sono ancora qui tra di noi, con le proprie famiglie e le loro imprese-modello.

Dopo quello di Ellis Island a New York, dunque, nasce oggi in USA un nuovo Museo dell’Emigrazione Italiana, e questa volta non per raccontare – come a Ellis Island- il dolore e la solitudine di mille traversate atlantiche diverse, e le tragedie private e personali di chi aveva scelto i porti di Alifax o di New York per tentare l’avventura americana, ma per raccontare invece il grande “sogno americano”, che per molti di loro è poi diventato realtà.

Insomma, un Museo -spiega Joe Bruno- che possa conservare per sempre testimonianze volti e racconti del meglio del Made in Italy in Nord America.

C'è un vecchio poeta che i calabresi d'America ricordano e che hanno imparato ad amare più di quanto in Italia non si ami Quasimodo o Ungaretti. Il suo nome è entrato ormai nella leggenda, e non soltanto qui a Chicago o a New York.

Si chiamava Ciccio Errigo.

Prima di emigrare, Ciccio Errigo era uno dei protagonisti principali delle tradizionali feste patronali di Reggio Calabria, e forse proprio per questo la città dello Stretto non lo ha mai dimenticato.

Ciccio Errigo era l'animatore-principe dei famosi carri allegorici della festa patronale di Reggio, ma era anche, soprattutto, il poeta della miseria e della solitudine di chi era partito.

Qui, in America, la gente lo ricorda proprio per questa sua grande capacità di saper raccontare il dramma dell'emigrazione.

Nessuno meglio di lui aveva saputo cogliere e, quindi cantare in versi, la tragedia di chi partiva in cerca di un futuro diverso.

Una delle sue liriche più conosciute, che ancora oggi circola qui in America tra i ragazzi che frequentano le scuole di lingua italiana, parla di un giovane disperato che lascia la Calabria, sognando di poter trovare oltre oceano la vera ricchezza.

"Addio Calabria mia, addio terra che non mi desti pane, dove lavorai come un cane e non mi desti mai un soldo di bene; addio. Addio terra dove la gente soffre sta zitta e non si lamenta, addio mia sposa, addio Papà e Mamma, vado in America per ritornare presto".

Ma per primo lui, il vecchio Ciccio Errigo, sapeva perfettamente bene che il suo "ragazzo" non sarebbe mai più ritornato a casa.

"Mi porto nel cuore questo destino amaro, addio amici, addio mia bella età, vado in America".

E una volta arrivato nella baia di New York, vedendo scivolare a ridosso della fiancata della sua nave la Statua della Libertà, il ragazzo di Ciccio Errigo saluta la sua nuova patria.

"Saluti 'Merica!... Ti portu la mé vita, li brazza e la frunti sudata! E tu mi scusi si non vestu di sita e si ti porgiu 'sta manu 'ncallita!...".

Che vuol dire: “Salve America, ti porto la mia vita, le mie braccia e la fronte piena di sudore.Ti prego di scusarmi se non vesto di seta e si ti porgo questa mano piena di calli”.

Non a caso, al centro di questo nuovo Museo dell’Emigrazione Italiana a Chicago ci saranno dei pannelli luminosi su cui sarà possibile rileggere alcuni dei brani più belli del poeta reggino.

Joe Bruno -storia la sua di un falegname calabrese di Marano Marchesato che qui a Chicago ha fatto davvero tanta strada e tanta fortuna- non si smentisce mai, e ancora una volta, aiutato dai fratelli Turano, ha deciso di lasciare nel cuore della city un segno indelebile del passaggio degli italiani da queste parti.

Per la comunità calabrese è un fiore all’occhiello in tutti i sensi. Per la comunità italiana è un “regalo speciale” che i calabresi d’America hanno deciso di lasciare al popolo americano.

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