Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
La nuova antenna telefonica a Putignano scatena polemiche per presunti rischi velenosi e inquinamento elettromagnetico nel cuore della Puglia. Residenti e comitati locali protestano contro l'impianto, chiedendo revoca immediata per tutelare salute e ambiente.
La nuova antenna telefonica a Putignano scatena polemiche per presunti rischi velenosi e inquinamento elettromagnetico nel cuore della Puglia. Residenti e comitati locali protestano contro l'impianto, chiedendo revoca immediata per tutelare salute e ambiente.
La vicenda dell'antenna di Putignano sta infiammando il dibattito pubblico in Puglia. Nel territorio di Putignano, a pochi chilometri da Bari, è stato installato un impianto telefonico che, secondo i residenti, rappresenta una seria minaccia per la salute e l'ambiente.
Le proteste sono partite da un comitato spontaneo di cittadini, preoccupati per i possibili effetti dei "veleni" emessi dall'antenna, come campi elettromagnetici e inquinanti invisibili che potrebbero contaminare suolo e aria.
L'impianto, posizionato in una zona verde vicino a uliveti secolari, ha sollevato dubbi sulla sua legittimità. Molti denunciano irregolarità nella procedura autorizzativa: manca un'adeguata valutazione di impatto ambientale e non è stato coinvolto il Comune in fase di approvazione.
"Questa non è solo una questione tecnica, ma un affronto alla nostra terra", dichiara un portavoce del comitato, evidenziando come l'antenna sorga in un'area residenziale senza distanziometri sufficienti dalle abitazioni.
Le accuse contro la ditta responsabile parlano di una gestione opaca, con una raccolta firme lampo per una petizione che ha già superato le mille adesioni. I cittadini temono picchi di radiazioni nocive, paragonabili a "frecce invisibili" che colpiscono il territorio. Esperti locali, senza entrare in tecnicismi, sottolineano i rischi per bambini e anziani, invocando studi sull'inquinamento elettromagnetico che legano tali impianti a disturbi del sonno, cefalee e persino tumori.
Il coinvolgimento politico non si fa attendere. La consigliera regionale Francesca Franzè, del gruppo Misto, ha protocollato un'interrogazione urgente al presidente della Giunta Michele Emiliano. "Chiediamo chiarezza su autorizzazioni e monitoraggi", afferma Franzè, puntando il dito contro la "mafia delle antenne" che ignora norme urbanistiche e sanitarie. Intanto, il PD di Capurso si schiera contro l'impianto, definendolo "incompatibile con il ssuto urbano".
La protesta si allarga: un corteo è previsto per il weekend, con raccolta differenziata di firme digitali e cartacee. I promotori invocano il principio di precauzione, previsto dalla legge nazionale sulle telecomunicazioni, per smontare l'antenna e bonificare l'area. Putignano non è un caso isolato: simili battaglie animano Bari, Polignano e Conversano, dove la corsa al 5G scontra interessi economici e tutela del territorio.
Per i residenti, la posta in gioco è alta: preservare un paesaggio pugliese autentico da installazioni invasive. Le autorità locali promettono verifiche, ma la tensione sale. Questa storia di veleni e antenne potrebbe diventare simbolo della resistenza contro l'urbanizzazione selvaggia in Puglia.