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Giuseppe Conte, il Mose dei 5 stelle per frenare la deriva
‘’L’ex premier per caso’’ ora prova a diventare politico per necessità
di Mimmo Del Giudice
Mercoledì 28 Aprile 2021
Roma - 28 apr 2021 (Prima Pagina News)
‘’L’ex premier per caso’’ ora prova a diventare politico per necessità
Accondiscendente e ambizioso, lo è stato sin da ragazzo. Paziente, molto paziente, ha dimostrato di esserlo, quando, come si suol dire, ha dovuto fare di necessità virtù.

Stiamo parlando di Giuseppe Conte, l’avvocato diventato per caso presidente del Consiglio dei ministri, quando i 5 stelle, vinta la lotteria alle elezioni del 2018, hanno avuto qualche difficoltà a indicare al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, un nome spendibile per la guida del governo.

     Alla ex presidente della Rai, Monica Maggioni, che una bella sera del novembre 2020 lo ha intervistato al chiar di luna sotto il Colosseo, “Giuseppi”, così lo battezzò l’ex presidente americano Donald Trump, ha confessato candidamente: “Mamma voleva che facessi il medico. Ed io, per accontentarla, le ho detto che avrei fatto il cardiochirurgo”.

     La sua pazienza, oltre che dai suoi due vice nel governo Conte I, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, è stata messa a dura prova dal giornalista delle Iene Antonino Monteleone. Il quale, durante una delle conferenze stampa dell’allora premier Conte, con protervia lo provocò sostenendo che nel 2009 aveva lavorato gratis per l’Avvocato Alpa come per disobbligarsi dell’“aiutino” avuto al concorso per docente universitario.

A questi egli si limitò a replicare che diceva “menzogne” ed era “fuori di testa”. Ma non perse mai le staffe.

     Veniamo al Conte dei nostri giorni. Ce la farà il nostro eroe a realizzare il sogno di evitare ai 5 stelle la emulazione della parabola dell’ ‘’Uomo Qualunque ‘’di Guglielmo Giannini? Cioè passare dal massimo splendore ai minimi termini, vale a dire con una rappresentanza parlamentare di quelle che nella prima repubblica venivano indicate con il termine 0, (zero virgola). Noi gli auguriamo di sì. Ma la vediamo difficile e complicata.

A meno che in questa impresa a Giuseppi non dia una bella mano il PD di Enrico Letta in vista delle elezioni amministrative del autunno prossimo e delle “politiche” che dovrebbero tenersi a fine legislatura, nel 2023, ma potrebbero tenersi anche prima.
Ovviamente il comportamento del Partito Democratico non sarebbe per fare beneficenza, bensì per avere un alleato di qualche consistenza nel duro confronto-scontro con la destra di Giorgia Meloni e la Lega di Salvini.
I quali, secondo i sondaggi, sono in forte ascesa soprattutto per il malcontento di diversi settori della popolazione verso le misure restrittive imposte dal governo per impedire la diffusione su larga scala del covid 19.

    Le difficoltà di Conte sono soprattutto dovute alla stato di confusione in cui attualmente versano i 5 stelle.
Confusione che si potrebbe attribuire alla ubriacatura prodotta in essi dal contatto con il potere. Meglio, con poltrone, poltroncine e poltronissime, di cui sono venuti in possesso grazie alla fata turchina che ha fatto di una bella massa di “cittadini” senz’arte e senza parte legislatori, governanti, grand commis di stato etc. etc.

Questa situazione, comunque, per quanto si possa trascinare, è destinata a chiarirsi quando mugugni e addii si saranno esauriti con la presa d’atto che non si può andare avanti all’infinito a briglie sciolte, perché in politica i numeri contano. E come! E senza un nocchiere capace di tenere a bada la ciurma non si va da nessuna parte.  

     Data, poi, per scontata la definitiva rottura con Casaleggio il giovane, e la piattaforma Rousseau, con tutte le complicanze finanziarie che in qualche modo dovranno essere risolte, un altro grosso punto interrogativo è che peso ancora avrà o che fine farà Beppe Grillo.

Il padre-padrone del MoVimento 5 Stelle di certo non potrà chiudere definitivamente con la sua creatura e i suoi “miracolati” perché il suo umorismo non fa più ridere. E se ancora vorrà avere qualche voce in capitolo, la potrà avere solo finché resta il “garante” di quel Movimento e dei suoi rappresentanti che un tempo si riconoscevano dai vaffa che predicavano, obbedienti alle disposizioni del loro creatore.

Con Conte leader politico dei 5 stelle, Grillo non potrà più avere il potere assoluto che ha avuto fino ad oggi. Ma dovrà trovare un accordo con l’ “avvocato del popolo” affinché la sua figura continui a significare più di qualcosa.

Per esempio, farsi proclamare garante emerito, cioè ex, ma con un titolo e un potere speciali che gli consentano di dire l’ultima parola sul comportamento e le decisioni dei grillini diventati … contini.
Questo significherebbe per il Conte, leader politico, avere almeno un’ala spezzata. Quindi il suo volo partirebbe incrinato.

Ma in tal caso, basterebbero la pazienza la condiscendenza, la duttilità finora praticate con qualche successo?
Oppure il futuro leader rischierebbe di soccombere davanti alla torre di babele quale si sta rivelando il movimento grillino?
Insomma, la sfida che Conte ha davanti sarà un banco di prova per le sue capacità politiche.

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