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Da Nord Stream a Seajewel, attacchi subacquei low-cost minacciano cavi e impianti eolici; Italia in ritardo su droni e deterrenza.
Da Nord Stream a Seajewel, attacchi subacquei low-cost minacciano cavi e impianti eolici; Italia in ritardo su droni e deterrenza.
Infrastrutture sottomarine esposte a sub e droni fino 150 metri, con costi attacco inferiori alla difesa. Eolici offshore come Barium Bay richiedono sinergie Difesa-industria.
Infrastrutture critiche sottomarine, da gasdotti a cavi internet, sono vulnerabili a sub ricreativi fino 40 metri o tecnici a 150.
Sabotaggi come quelli al gasdotto Nord Stream del 2022 e al Seajewel del 2025 dimostrano facilità low-cost contro monitoraggi superficiali.
Navi spia mappano rotte senza ostacoli, amplificando rischi per l'Italia. L'offensiva subacquea precede difesa di 10-15 anni; USV, droni sottomarini e mini-sommergibili eludono i rilevamenti. Inoltre, la transizione green espone gli eolici offshore (Barium Bay, Mistral) simili a Nord Stream.
Gli attacchi aerei, marini o sub superano le protezioni, con il 48% danneggiamenti misteriosi antropici.
Servono simulazioni digitali, integrazione spaziale-subacquea, formazione operatori e scelta siti sicuri, oltre a sinergie tra difesa e industria per mezzi a 3mila metri e riarmo marittimo.
Risorse sottomarine come le spingono la corsa allo spazio via mare, richiedendo protezione proattiva.