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Libano: milioni di uccelli migratori abbattuti dai fucili

I volontari italiani del CABS presidiano le alture del paese dei Cedri.

(Prima Pagina News)
Venerdì 11 Ottobre 2019
Roma - 11 ott 2019 (Prima Pagina News)

I volontari italiani del CABS presidiano le alture del paese dei Cedri.

Dal 23 settembre scorso volontari antibracconaggio italiani, assieme a tedeschi, libanesi, statunitensi e di altri paesi, presidiano le alture fin sopra Beirut per difendere la migrazione di Aquile e Cicogne. Persone esperte che hanno maturato la loro esperienza negli hotspot della caccia illegale italiana, maltese e cipriota. I volontari italiani guidati da Andrea Rutigliano hanno portato a segno numerosi interventi antibracconaggio condotti assieme alla polizia locale e agli esperti delle associazioni partners libanesi. Da Barja, a circa 20 kilometri a sud di Beirut, alle montagne dell'Akkar, nel nord del paese, viene compiuta una vera e propria strage di uccelli rapaci ma anche di cicogne, rondini, capiniere e pellicani. Il Libano, infatti, si trova lungo una delle principali rotte al mondo di uccelli migratori. Sono milioni i grandi veleggiatori che sorvolano bassissimi, a volte fin dentro la città di Beirut, le alture del Libano diretti verso i quartieri di svernamento africani. Tantissimi (almeno 2,6 milioni nel solo 2014 secondo le stime dei protezionisti libanesi) cadono colpiti dai fucili dei numerosissimi bracconieri libanesi. "Nella sola mattinata del 30 settembre scorso - ha dichiarato Andrea Rutigliano - i volontari del CABS hanno documentato nelle alture dell'Akkar, l'abbattimento di numerose Aquile anatraie, Aquile minori, Bianconi, Albanelle pallide, Falchi pecchiaioli fino agli Sparvieri levantini e avvoltoi Capovaccaio. Nei giorni successivi - ha aggiunto Rutigliano - la situazione è peggiorata con centinaia di colpi di fucile esplosi in piena notte con l’ausilio di potenti richiami acustici e fari sparati in cielo. L'indomani mattina, in un'area molto piccola, erano stati lasciati in terra i corpi di 102 animali. Solo due di questi appartenevano a specie cacciabili". Secondo il CABS uno dei motivi per i quali tali cacce illegali sono così diffuse è da ricercare nella totale assenza di educazione alla biodiversità dei cacciatori libanesi, che riempiono le giornate di noia facendo il tiro a segno sulle specie più rare che invano tentiamo di proteggere in Europa. Solo recentissima è l’emanazione di una legge in difesa della fauna, ancora sconosciuta e molto poco applicata. Eccenzion fatta per sparuti gruppi di cacciatori più sensibili alla protezione dell'ambiente, è molto difficile, per non dire impossibile, distinguere in Libano la caccia dal bracconaggio. L'intervento dei volontari del CABS e delle associazioni partners libanesi ha portato, in due settimane, a un primo cambiamento con la denuncia di 20 bracconieri, anche se molti di più sono quelli rimasti impuniti. L'azione dei protezionisti va avanti anche sul piano diplomatico. Due giorni addietro, infatti, gli ambasciatori di Polonia, Danimarca, Austria e Germania hanno incontrato il Ministro dell'Ambiente Libanese Fadi Jreissati. Presente anche il direttore della sezione Economia e Sviluppo della EU. L'incontro è avvenuto a Eghbe, poco ad est di Beirut, dove il CABS mantiene uno dei suoi presidi antibracconaggio nel paese di Cedri. Le popolazioni selvatiche di Aquile e Cicogne di questi paesi, vengono infatti falcidiate durante il passaggio migratorio sulle alture del Libano. Il Ministro si è impegnato in favore per un maggior controllo specie nelle regioni del nord dove il bracconaggio, secondo il CABS, è del tutto fuori controllo.


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