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ACI Sport, per le competizioni con vetture storiche, oggi ammette la partecipazione solo con HTP Nazionale ACI Sport o HTP FIA, attraverso una procedura strutturata. Ma in altri ambiti del motorsport nazionale l’accettazione di passaporti tecnici rilasciati da Federazioni UE esiste già: estendere una logica simile agli HTP storici qualificati può ridurre duplicazioni e rilanciare eventi e indotto.
ACI Sport, per le competizioni con vetture storiche, oggi ammette la partecipazione solo con HTP Nazionale ACI Sport o HTP FIA, attraverso una procedura strutturata. Ma in altri ambiti del motorsport nazionale l’accettazione di passaporti tecnici rilasciati da Federazioni UE esiste già: estendere una logica simile agli HTP storici qualificati può ridurre duplicazioni e rilanciare eventi e indotto.
Nel motorsport storico italiano il problema non è la mancanza di passione, né di circuiti iconici: il vero collo di bottiglia è la prevedibilità delle procedure. In un settore che vive di calendari, trasferte e tempi stretti, quando l’accesso alle gare diventa un percorso burocratico complesso, la conseguenza è immediata: meno iscritti, meno vetture, meno pubblico.
Il quadro regolamentare, però, è chiaro e proprio per questo può essere migliorato senza strappi. ACI Sport indica che “alle competizioni ove sono ammesse le vetture storiche” si può partecipare solo se in possesso dell’HTP Nazionale ACI Sport o dell’HTP FIA, e descrive una procedura articolata (compilazione moduli, foto, documentazione, lavorazione della Commissione e verifica del Commissario Tecnico Designato). Nella stessa impostazione si ribadisce che la vettura, durante la gara, deve essere conforme all’HTP sia per le fotografie sia per la descrizione tecnica dei particolari meccanici.
Il punto, quindi, non è “allentare” i controlli: è evitare controlli duplicati quando esistono già documenti credibili e verifiche consolidate all’estero. Anche perché l’HTP FIA nasce esattamente per inquadrare, in modo standardizzato, le vetture storiche in ambito sportivo e per collegarle alle regole di riferimento delle competizioni storiche (Appendice K). In altre parole: la chiave è l’allineamento tecnico, non la moltiplicazione delle carte.
C’è poi un precedente che merita attenzione. Nelle competizioni nazionali non storiche, ACI Sport spiega che “sono accettati i passaporti tecnici rilasciati dall’ACI/CSAI o da una Federazione Sportiva di un Paese U.E.”, a dimostrazione che il concetto di riconoscimento transfrontaliero, quando regolato, è già praticato. È una base concreta per ragionare su un modello analogo anche nel motorsport storico: una corsia “europea” per passaporti tecnici esteri qualificati, con verifiche mirate in pista e regole trasparenti.
Un altro elemento spesso sottovalutato è il costo/beneficio della burocrazia. Le tariffe ACI Sport per HTP e relativi servizi (duplicati e rinnovi) mostrano che, oltre alla tecnica, esiste una componente economica non marginale per chi corre e per chi programma una stagione. Se un team estero deve sostenere procedure e costi aggiuntivi per un documento già validato nel proprio Paese, la rinuncia diventa una decisione razionale, non emotiva.
In Europa, intanto, diversi campionati storici adottano modelli di compatibilità documentale che tengono insieme regole e praticità. Nei regolamenti HSCC, ad esempio, è previsto che le vetture abbiano un Vehicle Identity Form (VIF) aggiornato oppure siano conformi al FIA Historic Technical Passport (HTP), presentando la documentazione ai controlli. È un’impostazione che, pur con le sue specificità nazionali, indica una direzione: controllare sì, ma senza trasformare la partecipazione in un labirinto.
Per l’Italia, la proposta è semplice e “realistica”:
-Definire un elenco di organismi/club esteri qualificati (e di standard equivalenti) i cui passaporti tecnici possano essere riconosciuti.
-Prevedere verifiche tecniche mirate direttamente in autodromo, così da mantenere sicurezza e conformità senza duplicazioni inutili.
-Impostare una procedura stabile (non deroghe caso per caso) per dare ai team la certezza necessaria a investire.
Il risultato atteso è immediato: griglie più piene e un calendario più forte. E con una griglia più piena torna a girare anche il resto: sponsor più interessati, organizzatori più solidi, territori con maggiore indotto e officine specializzate con più lavoro e confronto internazionale.
(Nella foto GERONIMO LA RUSSA PRESIDENTE ACI TULLIO DEL SETTE COMMISSARIO STRAORDINARIO ACI)