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Natuzza Day. Rileggiamo Luciano Regolo e la magia del rapporto intimo tra Gesù e Natuzza.

Nel giorno della dedicazione della Grande Basilica di Paravati in onore di Natuzza Evolo è bello riaprire le pagine del libro “Il Gesù di Natuzzascritto da un grande giornalista, Luciano Regolo, storico condirettore di Famiglia Cristiana, per le Edizioni San Paolo. Un libro in cui ritroviamo temi e riferimenti sacri a cui fa riferimento oggi nella sua omelia di dedicazione il vescovo di Mileto Mons. Attilio Nostro.

di Pino Nano
Sabato 06 Agosto 2022
Roma - 06 ago 2022 (Prima Pagina News)

Nel giorno della dedicazione della Grande Basilica di Paravati in onore di Natuzza Evolo è bello riaprire le pagine del libro “Il Gesù di Natuzzascritto da un grande giornalista, Luciano Regolo, storico condirettore di Famiglia Cristiana, per le Edizioni San Paolo. Un libro in cui ritroviamo temi e riferimenti sacri a cui fa riferimento oggi nella sua omelia di dedicazione il vescovo di Mileto Mons. Attilio Nostro.

A distanza di oltre dodici  anni  dalla morte di Natuzza Evolo,c’è  finalmente un libro che indaga il rapporto tra la mistica di Paravati e Cristo. La prefazione è di don Antonio Rizzolo, già direttore di Famiglia Cristiana oggi è direttore dell’ apostolato della Società San Paolo e amministratore delegato del gruppo editoriale San Paolo, e l’autore è Luciano Regolo, giornalista di grande fascino, cronista di origini calabresi, classe 1966, oggi condirettore di Famiglia Cristiana, ma in passato autorevole e influente opinionista e inviato di grandi giornali nazionali.

Oggi a ragion veduta Luciano Regolo viene indicato come uno dei maggiori esperti della storia straordinaria che ha visto protagonista Natuzza Evolo, la mistica di Paravati che “parlava con i defunti”, che durante la Pasqua viveva in prima persona sul suo copro il mistero delle stigmate, che “guariva gli ammalati”, che “parlava con gli angeli” che “vedeva la Madonna” e che “faceva miracoli”, una storia ancora tutta da raccontare fino in fondo e che è ormai parte integrante di milioni di persone in ogni parte del mondo, tanti sono ormai i cenacoli di preghiera che in ogni angolo della terra portano il suo nome. Solo per Mondadori, pensate, Luciano Regolo ha firmato best-seller come “Natuzza Evolo. Il miracolo di una vita” (2010), “Natuzza amica mia” (2011), “Il dolore si fa gioia: Padre Pio e Natuzza. Due vite, un messaggio” (2013), “Le lacrime della Vergine” (2014) e “Dove la Madonna parlò a Natuzza” (2014), quanto basta per capire che siamo difronte ad un intellettuale che di Natuzza Evolo sa più di chiunque altro, se non altro per avere avuto accesso a documenti riservati e assolutamente privati e che oggi sono sotto la grande lente d’ingrandimento del Vaticano per il processo di beatificazione in corso.

Nella vicenda personale e pubblica di Natuzza Evolo, a distanza di dieci anni esatti dalla sua morte- scrive Luciano Regolo nel suo saggio- “troviamo colloqui mistici con santi, con Maria e con Gesù stesso. Un dialogo interiore durato una vita e raccolto in pagine che manifestano la semplicità di cuore della donna e la sua capacità di interpretare il senso profondo del Vangelo e del messaggio cristiano”.

In effetti in questo libro, il condirettore di Famiglia Cristiana ricostruisce e propone in maniera davvero mirabile e con il piglio del grande cronista, una vera e propria “cristologia” secondo Natuzza, così da offrire ai suoi lettori, innanzitutto la certezza che il messaggio della mistica è perfettamente aderente a quello evangelico; e, dall’altra parte, offrendo uno sguardo nuovo, davvero “materno” sul Gesù della fede, di cui Natuzza si sentiva davvero – secondo quel che lei stessa fece comprendere – contemporaneamente figlia e madre. “Di una mamma, infatti, provava i sentimenti nei confronti di Gesù- sottolinea Luciano Regolo- Una nuova prospettiva, dunque, che introduce Natuzza Evolo nel novero dei grandi interpreti della teologia cristiana”.

Quello che mi ha colpito di più, e mi ha liberato da ogni pregiudizio sulla stessa Natuzza Evolo - scrive nella sua prefazione l’ex Direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Rizzolo- “è il grande equilibrio dimostrato nei confronti dei fenomeni straordinari che hanno accompagnato la vita della serva di Dio, di cui si è aperto ufficialmente il processo di beatificazione il 6 aprile 2019. Il rischio, infatti, che si corre di fronte ai doni mistici di cui sono colmate persone come la Evolo è di fermarsi all’aspetto esteriore, perdendo di vista l’essenziale”.

Il vecchio Direttore di Famiglia Cristiana non teme nessun tipo di analisi e lo si intuisce da quello che lui dice del nuovo saggio di Luciano Regolo: “ Leggendo queste pagine mi sono tornate in mente più volte le parole di san Paolo ai Galati, che tanto avevano colpito anche il fondatore della Famiglia paolina a cui appartengo, il beato don Giacomo Alberione: «Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me.

E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato sé stesso per me». Sempre nella lettera ai Galati, san Paolo fa anche questa rivelazione: «Io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo». Queste espressioni dell’apostolo delle genti si possono facilmente applicare a Natuzza.

Anche se san Paolo, parlando di stigmate, forse alludeva soltanto alle sofferenze del suo ministero apostolico, tuttavia il legame con le stigmate fisiche che la Evolo portò sul suo corpo è evidente”. Più chiari di così si muore, ma l’intellettuale di Famiglia Cristiana va ancora oltre e aggiunge: “Allo stesso modo, il riferimento alla crocifissione fa pensare alla condivisione vissuta da Natuzza della passione di Cristo, specialmente nel periodo di Quaresima e il Venerdì Santo. Il senso profondo delle parole di san Paolo è la trasformazione avvenuta nella sua vita dopo aver riconosciuto l’amore di Gesù per lui.

È il motivo per cui arriva a dire: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me». È qui il cuore di ogni autentica vita cristiana, il centro di ogni vera esperienza mistica. Le pagine di questo libro testimoniano in continuazione questo fortissimo legame d’amore che unisce Natuzza a Gesù. Ed è proprio questo amore la chiave di volta per capire il senso di un’esistenza completamente donata”.

Tutti sapevamo che Natuzza parlasse con l’al di là, perché questo si è detto di lei per mezzo secolo, ma oggi un intellettuale della Chiesa autorevole e carismatico come don Antonio Rizzolo finalmente ci aiuta a capire meglio il lungo percorso che Luciano Regolo compie indagando nella vita della mistica calabrese: “Nei dialoghi tra la mistica e il Signore sono riportate spesso espressioni tipiche degli innamorati, simbolo di un’intimità profonda, di un legame commovente. Nel libro è riportato, a questo proposito, un messaggio che Padre Pio ha affidato a Natuzza durante la Quaresima 2002 e che esprime molto bene l’amore per Gesù: «L’amore di Dio non si può paragonare alle cose della terra [...]. Il giorno più bello è quello in cui avete scelto Dio per vostro amico.

Quello è l’amore più grande [...]. Che cos’è Dio? La gioia, l’amore, la misericordia e la pace. Chi sa distinguerlo? Chi ascolta la voce di Dio internamente. Io l’ho provato. Ho capito che cos’era ed è l’amore di Dio. Un amore santo, un amore puro, un amore bello, tocchi il cielo con le mani». Tuttavia, questo legame d’amore tra Gesù e Natuzza non è chiuso, ma si apre agli altri. Nel 2001, ad esempio, Gesù dice alla mistica: «L’amore non è solo per due, ma l’amore si espande in amore per tutto il mondo». Così dovrebbe essere l’amore che unisce ogni cristiano al suo Signore”.

Meraviglioso. Ma non è tutto qui. Per l’ex Direttore di Famiglia Cristiana “Questo principio ricorre più volte nei messaggi che Natuzza riceve da Gesù e soprattutto lei lo realizza concretamente aiutando tutti coloro che hanno bisogno, anche solo di un consiglio o di un sorriso.

Lascio ai lettori la gioia di scoprire fino in fondo il “Gesù di Natuzza”. Aggiungo solo un elemento che per me è determinante per riconoscere la santità: l’umiltà. Quella virtù che non è in nessun elenco perché, scriveva Origene, è la radice di tutte le virtù. Ebbene, l’umiltà di Natuzza è un tratto che mi ha molto colpito. Non solo lei si definiva un «verme di terra», ma ha cercato in tutti i modi di nascondere, di minimizzare i doni mistici che aveva e che, peraltro, le portavano sofferenze indicibili, sempre affrontate con spirito positivo, per amore.

C’è anche un episodio, raccontato nel libro, che rivela un aspetto di questo amore umile. Un giorno il parroco don Pasquale Barone le vuole presentare un frate molto famoso, di cui mette in rilievo l’importanza. Natuzza però gli risponde, in modo gentile ma netto: «A me non mi dovete parlare di persone importanti! A me mi dovete parlare soltanto di persone che hanno bisogno».

Luciano Regolo, altro grande assente alla cerimonia di questa mattina, ma lo è solo per impegni di lavoro imprescindibili, uno speciale su Papa Luciani, altro medaglione storico della sua straordinaria carriera professionale.

 

 


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