Venezuela, dopo i raid USA e la cattura di Maduro esplode lo scontro politico: da Milei a Calenda, fino all’appello UE di Kallas

Mentre Washington rivendica l’operazione e media internazionali riferiscono che Nicolás Maduro sarebbe stato catturato e portato fuori dal Paese, arrivano reazioni a catena: Milei esulta sui social, Calenda parla di “buona notizia” ma teme le modalità, Kallas sente Rubio e chiede moderazione per proteggere i cittadini UE.

(Prima Pagina News)
Sabato 03 Gennaio 2026
Roma - 03 gen 2026 (Prima Pagina News)

Mentre Washington rivendica l’operazione e media internazionali riferiscono che Nicolás Maduro sarebbe stato catturato e portato fuori dal Paese, arrivano reazioni a catena: Milei esulta sui social, Calenda parla di “buona notizia” ma teme le modalità, Kallas sente Rubio e chiede moderazione per proteggere i cittadini UE.

La crisi venezuelana entra in una fase ad altissima tensione dopo le operazioni militari statunitensi e le notizie, rilanciate da più fonti internazionali, secondo cui il presidente Nicolás Maduro sarebbe stato catturato a Caracas e trasferito fuori dal Paese. Secondo Reuters, un funzionario statunitense ha parlato di un’operazione condotta da forze speciali d’élite, mentre continuano a emergere dettagli e reazioni in tempo reale sul piano politico e diplomatico.

Sul fronte internazionale, da Buenos Aires il presidente argentino Javier Milei ha celebrato sui social l’idea che Maduro sia “nelle mani degli Stati Uniti”, rilanciando il suo slogan “Viva la libertà”.
In Europa, intanto, la linea istituzionale prova a tenere insieme fermezza e prudenza: l’Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha scritto di aver parlato con il segretario di Stato americano Marco Rubio e con l’ambasciatore europeo a Caracas, spiegando che l’Unione sta monitorando attentamente la situazione e che la priorità è la sicurezza dei cittadini UE presenti in Venezuela. Kallas ha anche ribadito che, per Bruxelles, Maduro “non ha legittimità” e che vanno rispettati i principi del diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, chiedendo “moderazione” in ogni circostanza.

In Italia, le reazioni politiche mostrano posizioni molto distanti. Carlo Calenda ha definito “una buona notizia” il rovesciamento di Maduro per un popolo “afflitto da una feroce dittatura”, ma ha aggiunto che il modo in cui sarebbe avvenuto “desta molta preoccupazione”, auspicando una stabilizzazione con il coinvolgimento dell’opposizione venezuelana. Sul versante opposto, Laura Boldrini (Pd) ha chiesto che il governo condanni l’attacco USA, sostenendo che l’operazione violerebbe sovranità territoriale e diritto internazionale, pur ricordando la sua critica al regime di Maduro e citando anche la vicenda del cooperante italiano Alberto Trentini. Riccardo Magi (+Europa) ha definito Maduro un dittatore, ma ha avvertito che l’attacco delle forze armate USA nel cuore di Caracas rischia di destabilizzare ulteriormente equilibri internazionali già fragili, richiamando anche lui l’urgenza di attenzione per gli italiani e per il caso Trentini.

Nel dibattito entra infine anche la polemica social: Roberto Vannacci (Lega) ha ironizzato evocando reazioni “a specchio” dell’Unione europea, citando in modo provocatorio ipotesi su asset e debito comune, per attaccare quella che considera una doppia morale occidentale. (Dichiarazione social)

Lo scenario resta fluido: tra rivendicazioni e appelli alla legalità internazionale, la partita ora si gioca su tre tavoli paralleli — stabilità interna del Venezuela, gestione diplomatica UE-USA e conseguenze geopolitiche globali — con il presidente USA Donald Trump al centro delle scelte operative che stanno ridisegnando la crisi.


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