Breaking news infrastrutture - Gioia Tauro accelera: industrializzare la Piana per diventare “gateway finale” del Mediterraneo

Il viceministro Edoardo Rixi ha rilanciato la strategia per Gioia Tauro: far crescere le aree industriali attorno allo scalo, in collaborazione con la Regione Calabria, per trasformare il porto in un nodo finale capace di generare occupazione e filiere produttive sul territorio.

(Prima Pagina News)
Domenica 25 Gennaio 2026
Roma - 25 gen 2026 (Prima Pagina News)

Il viceministro Edoardo Rixi ha rilanciato la strategia per Gioia Tauro: far crescere le aree industriali attorno allo scalo, in collaborazione con la Regione Calabria, per trasformare il porto in un nodo finale capace di generare occupazione e filiere produttive sul territorio.

Gioia Tauro è da anni una delle piattaforme portuali più riconoscibili d’Italia, ma la sfida del 2026 è alzare l’asticella: passare da porto “che movimenta” a porto “che produce valore”. L’idea di trasformarlo in un gateway finale ruota attorno a un principio semplice: un grande scalo cresce davvero quando il retroporto diventa un ecosistema industriale e logistico, capace di trattenere merci, lavorazioni e competenze.

Industrializzare la Piana significa creare le condizioni perché, accanto alle banchine, si sviluppino insediamenti manifatturieri, attività di trasformazione, centri di distribuzione e servizi avanzati. Non è solo un tema urbanistico o di disponibilità di superfici: è una scelta di politica industriale che richiede regole chiare, tempi autorizzativi certi, infrastrutture di collegamento e un modello di governance stabile. In altre parole, la competitività dello scalo si gioca “fuori dal porto” almeno quanto dentro il porto.

Un porto di transhipment vive soprattutto di trasferimenti nave-nave e volumi, con margini che dipendono molto dalle dinamiche globali e dalla concorrenza internazionale. Un gateway finale, invece, punta a intercettare flussi in ingresso e in uscita legati a consumi, industria e export, costruendo catene del valore sul territorio: depositi doganali, lavorazioni leggere, confezionamento, assemblaggi, qualità e tracciabilità, servizi tecnici e manutentivi per la portualità e per la logistica.

Questa evoluzione può generare un impatto più robusto sull’occupazione: non solo addetti alle operazioni portuali, ma anche profili specializzati nella logistica, nella gestione dei magazzini, nella sicurezza, nei servizi digitali e nelle attività produttive connesse. È qui che la Piana diventa la leva decisiva: più funzioni ospita, più lo scalo si “radica” nell’economia reale della Calabria.

Perché la strategia funzioni, servono alcune condizioni operative che imprese e investitori considerano non negoziabili: connessioni efficienti, affidabilità e semplificazione. Strade di accesso e viabilità interna devono sostenere flussi continui senza colli di bottiglia; i collegamenti ferroviari e l’intermodalità devono essere pensati come estensione naturale delle banchine; i servizi energetici e digitali devono reggere ritmi industriali e standard internazionali.

Anche la logistica “di qualità” è un pezzo del puzzle: aree attrezzate, magazzini moderni, servizi a temperatura controllata per alcune filiere, procedure chiare per controlli e autorizzazioni. Il risultato atteso è uno: fare in modo che le aziende non scelgano Gioia Tauro solo per convenienza di rotta, ma perché trovano un sistema completo in cui produrre, distribuire e crescere.

Il passaggio più delicato è trasformare la visione in atti concreti: piani attuativi, lotti cantierabili, tempi certi, e una pipeline di opportunità leggibili dal mercato. In questa fase, la collaborazione istituzionale è fondamentale per sbloccare nodi storici, ridurre attriti amministrativi e dare continuità agli interventi.

Se industrializzazione e logistica avanzata procederanno insieme, Gioia Tauro potrà rafforzare la sua identità: non solo hub marittimo strategico, ma piattaforma produttiva capace di agganciare nuove filiere e rendere il Mezzogiorno più competitivo nelle rotte euro-mediterranee.


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