Questo sito contribuisce alla audience di globalist-logo
Draghi e l’Afghanistan
Perché è possibile aiutare il popolo afghano senza riconoscere il regime dei talebani.
di Mimmo Del Giudice
Sabato 16 Ottobre 2021
Roma - 16 ott 2021 (Prima Pagina News)
Perché è possibile aiutare il popolo afghano senza riconoscere il regime dei talebani.
Quando al G20 (il vertice dei Paesi più autorevoli al mondo) sull’ Afghanistan, promosso dal nostro presidente del Consiglio, Mario Draghi ha comunicato che l’Unione Europea, senza riconoscere il regime dei talebani, ha stanziato un miliardo di dollari per aiutare il popolo afghano a uscire dalla drammatica situazione di miseria in cui versa, molti si sono chiesti come è possibile realizzare qualcosa di simile. Vale a dire intervenire in uno Stato sovrano senza riconoscere chi ne detiene il potere.

Effettivamente la questione é tutt’altro che semplice. Anzi potrebbe sembrare assurda, paradossale. Anche perché, in linea di principio, con i talebani forse si può discutere e trattare, ma senza ficcare il naso negli affari interni. Vale a dire fatto salvo il loro verbo sul sistema di vita dei loro concittadini. Cioè gli uomini non devono tagliarsi la barba e devono trascorrere le giornate pregando, lavorando e, all’occorrenza, combattendo.

Le donne non devono studiare, non devono lavorare e possono uscire di casa solo accompagnate da un uomo e coperte dalla testa ai piedi con quell’obbrobrio che é il burqa. I loro compiti, inoltre, sono ben precisi: assolvere agli impegni domestici, occuparsi dei figli e soprattutto obbedire senza se e senza ma ai mariti o al capofamiglia.

Questi erano, senza scendere nei dettagli, le regole imposte dai talebani che hanno governato il Paese fino alla fine del 2000, quando gli americani, impotenti, si trovarono in casa terroristi mussulmani, i quali l’11 settembre, con aerei di linea locali trasformati in kamikaze, abbatterono le Torri Gemelle a New York e procurarono la morte di oltre 3000 persone.

Oggi la situazione è diversa. Nel senso che i talebani, per tanti anni, pur senza mai deporre le armi, sono stati costretti a cedere il potere a una specie di governo locale protetto da ingenti forze armate americane coadiuvate da reparti militari di diversi Paesi europei che hanno cercato di istruire le milizie locali a bene operare nei diversi settori in cui venivano impiegate. Un governo locale debolissimo che ha fatto fronte alla diuturna e pesante offensiva dei talebani solo grazie ai suoi protettori. I quali a un certo momento hanno deciso di abbandonare baracca e burattini e, in tutta fretta, se ne sono tornati nei loro Paesi, mentre i talebani si riprendevano il potere mettendo in fuga i vertici del governo imposto dagli Usa e promettendo che avrebbero sistemato tutto a loro modo in brevissimo tempo.

Poi si sono resi conto che le cose a posto a loro modo, com’erano cioè 20 anni fa, non era possibile realizzarle perché i tempi erano cambiati, il Paese era in braghe di tela e la popolazione, priva di ogni tipo di risorsa, moriva di fame.

A questa situazione si aggiungevano i cambiamenti avvenuti nella intera società afghana in assenza dei talebani dalle stanze dei bottoni. In particolare era avvenuto che non più oppressa dagli intransigenti e fanatici studenti delle scuole coraniche, la popolazione, soprattutto quella femminile, si era data molto da fare sfruttando l’occasione propizia per un più decente tenore di vita. Aveva ripreso a studiare, a cercarsi un lavoro, a dedicarsi a qualche sport. Insomma a fare una vita quasi normale, tenendo sempre conto che in un Paese musulmano, come è l’Afghanistan, le regole di vita non potevano del tutto coincidere con quelle dei Paesi europei.

I nuovi talebani, quelli oggi al potere, hanno quindi dovuto prendere atto di questi cambiamenti. In un primo momento hanno provato a introdurre le regole dei loro padri o predecessori. Poi si sono dovuti rendere conto che procedendo in quel modo si sarebbero trovati di nuovo isolati dal resto del mondo mentre il Paese era praticamente allo stremo, in agonia. E quindi gioco forza non impuntarsi a fare i puri e duri e accettare le condizioni di chi era disposto a tirarli fuori da questa drammatica condizione.

Ecco spiegato perché potrebbe trovare una soluzione apparentemente impossibile la proposta di Mario Draghi. La quale, ovviamente, va realizzata con tutte le garanzie possibili e immaginabili, onde evitare doppi o tripli giochi da parte di chi, ricevuti gli aiuti e le provvidenze, dopo breve tempo potrebbe ritornare a pretendere dai connazionali, soprattutto le donne, a tornare a vivere peggio che nella preistoria.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Pagina News

Afghanistan
aiuti
Draghi
Mimmo Del Giudice
PPN
Prima Pagina News
talebani

APPUNTAMENTI IN AGENDA

SEGUICI SU