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Venezia79: il cinema d'impegno è presente
Dal processo a Videla in Argentina al problema degli sfratti in Spagna.
di Alfredo Salomone
Giovedì 08 Settembre 2022
Venezia - 08 set 2022 (Prima Pagina News)
Dal processo a Videla in Argentina al problema degli sfratti in Spagna.
Quest’anno sono state selezionate all’edizione dei 90 anni della Mostra del Cinema di Venezia molte opere, provenienti da diverse cinematografie che trattano temi di impegno sociale e politico.

In Concorso c’è il bellissimo “Argentina, 1985” di Santiago Mitre sul processo alla giunta militare che, a seguito di un colpo di stato aveva preso il potere nel marzo 1976 e lo aveva detenuto fino al dicembre 1983. Con la caduta della Giunta Militare emerse in maniera forte la richiesta di chiarezza nei confronti di tutti i detenuti politici imprigionati ed uccisi molti dei quali erano parte dei desaperecidos per un conteggio che arrivava a 30 mila persone.

Il regista ricostruisce fin dall’inizio la procedura giudiziaria, centrando il racconto sulla figura del procuratore Strassera e sulle sue cautele nei confronti della propria famiglia, da una parte, e dell’ordinamento giudiziario, dall’altra. In un apparato ancora pieno di legami con la dittatura militare, il Giudice riesce a far valere le ragioni dell’accusa e porta in Tribunale i componenti della Giunta Militare a partire dal Generale Videla, capo di quell’organismo.

La presenza di troppe forze legate alla dittatura intralcio di continuo il cammino del Giudice che subisce fortissime pressioni e tensioni varie, presenti anche all’interno del proprio team. Grazie alla forte coscienza politica presente in maniera trasversale nella società argentina che aveva subito quella dittatura ed alla lucidità di alcune testimonianze che scuotono gli animi di tutti i presenti in Tribunale e di quelli collegati attraverso gli organi di informazione, eccezion fatta per i militari accusati, si arriva all’arringa finale che si conclude con quel nunca mas (mai più) entrato nella storia mondiale.

Oltre che per la bravura degli interpreti da Ricardo Darìn, nei panni del Giudice Strassera, a seguire, la forza del film sta nella tensione che costruisce. Un esempio è la figura del figlio del giudice poco più che bambino che, seppur cresciuto proprio nel periodo della dittatura, sull’onda della vicinanza con il padre ne è fortemente contrario. Il regista ha affidato a questa figura l’auspicio di un futuro diverso per il proprio Paese.

Altra opera sui temi del contrasto alla dittatura è il docufilm “Bobi Wine: Ghetto President” presentato fuori concorso sul cantante rapper Bobi Wine proveniente dai ghetti di Kampala. Sull’onda del successo discografico, il cantante ha cominciato ad interessarsi delle condizioni di miseria degli slums nei quali era cresciuto. Questo cambiamento non andava bene al Presidente Museveni l’uomo forte che detiene il potere in Uganda dal 1986.

Nel 2017 Bobi Wine viene eletto al Parlamento con una maggioranza schiacciante e si siede tra i banchi dell’opposizione. Nelle successive elezioni amministrative l’ex rapper crea un coordinamento di opposizione al Presidente Museveni e gira per il Paese a sostegno dei propri candidati. La campagna elettorale va avanti tra intimidazioni della Polizia che fa terra bruciata attorno al capo dell’opposizione finendo per arrestare anche lui. in pochi giorni il rapper incarcerato arrivò alla popolarità mondiale, facendo scomodare artisti del calibro di Chris Martin e Adam Clayton degli U2, politici dagli Stati Uniti all’Unione Europea.

Museveri fu costretto a farlo scarcerare dietro cauzione. Ma Bonbi Wine non si è fermato ed è arrivato a sfidare direttamente il Presidente nelle elezioni dirette per la carica di Presidente della Repubblica, uscendone sconfitto solo in seguito ad elezioni fortemente sospette, che nemmeno una Commissione della Comunità europea ha potuto sorvegliare.

In Concorso nella sezione Orizzonti è passato “En los margenes”, opera prima dell’attore ispano argentino Juan Diego Botto. Fortemente coinvolta nel progetto è l’attrice protagonista e coproduttrice Penelope Cruz. Il tema degli sfratti in Spagna riguarda centinaia di famiglie ogni giorno che per la crisi economica e per il crollo del settore immobiliare improvvisamente non riescono a far fronte alle spese del mutuo.

In maniera didascalica seguiamo una giornata di Rafael, avvocato impegnato a dare sostegno a persone cacciate ai margini della società: dagli immigrati agli sfrattati alle persone che perdono il lavoro, trascurando la propria vita familiare. C’è poi Azucena (Penelope Cruz), cassiera in un supermercato costretta a doppi e tripli turni per portare avanti la famiglia e cercare di evitare lo sfratto da parte della Banca. L’immigrata che deve lasciare la figlia sola per andare in giro a fare quanti più lavori riesca a prendere, inconscia che rischia di perdere la potestà sulla bambina. C’è un’anziana anch’essa sottoposta a sfratto esecutivo perché non può più pagare il muto avendo dato tutti i propri risparmi al figlio per sostenerlo in un’iniziativa imprenditoriale, finita male.

Il film lascia molte questioni in sospeso, cercando di affidarsi più alla bravura degli interpreti che alle capacità della regia. Ma restano i temi portati al centro della narrazione.

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