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Intelligence. I mari orientali dopo l’Afghanistan: Regno Unito e Australia in maldestro soccorso degli Usa
Nel marzo 2021 la Repubblica Popolare Cinese è risultata la più grande flotta navale militare al mondo, superando la Marina da guerra degli Stati Uniti d’America. Un vantaggio di circa 60 navi, che aumenterà nel 2024, quando Pechino conterà su una flotta di almeno 400 unità. Un traguardo predicato già nel 2018 da Xi Jinping.
di Giancarlo Elia Valori
Mercoledì 22 Settembre 2021
Roma - 22 set 2021 (Prima Pagina News)
Nel marzo 2021 la Repubblica Popolare Cinese è risultata la più grande flotta navale militare al mondo, superando la Marina da guerra degli Stati Uniti d’America. Un vantaggio di circa 60 navi, che aumenterà nel 2024, quando Pechino conterà su una flotta di almeno 400 unità. Un traguardo predicato già nel 2018 da Xi Jinping.
Dopo il ritiro fallimentare dall’Afghanistan, gli Stati Uniti d’America hanno annunciato l’istituzione di una nuova alleanza di cooperazione per la sicurezza con il Regno Unito e l’Australia, il cui primo compito è assistere l’Australia nella costruzione di sottomarini a propulsione nucleare.

Tra i suoi alleati, la Casa Bianca ha condiviso solo la tecnologia di propulsione nucleare con il Regno Unito, e l’Australia diventerà la successiva. Sebbene i funzionari dei tre Paesi abbiano negato che la nuova alleanza fosse mirata a qualsiasi Paese, i media europei e statunitensi ritengono che la mossa abbia lo scopo di fronteggiare la forza cinese.

Oltre ai sottomarini a propulsione nucleare, i tre Paesi rafforzeranno anche la cooperazione nei settori della tecnologia di rete, dell’intelligenza artificiale e della tecnologia quantistica. Funzionari della Casa Bianca hanno rivelato che la Gran Bretagna ha svolto un ruolo di leadership strategica nel raggiungere l’alleanza.

Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha proposto nel "Global Britain in a competitive age. The Integrated Review of Security, Defence, Development and Foreign Policy" del marzo 2021 – che illustra la strategia geopolitica del governo dopo la Brexit e delinea il ruolo del Regno Unito nel mondo nei prossimi 10 anni –– di riposizionare la strategia globale del Regno Unito dopo la Brexit. Egli ha annunciato la politica estera e di difesa, sottolineando che il Paese sarà profondamente coinvolto nella regione indo-pacifica in futuro.

Secondo una dichiarazione rilasciata dalla Casa Bianca il 15 settembre scorso, l’alleanza di sicurezza USA-Regno Unito-Australia ha per nome AUKUS, e mira a rafforzare la cooperazione diplomatica, di sicurezza e di difesa dei tre Paesi nella predetta regione. Nell’ambito della nuova intesa regionale, i tre Paesi rafforzeranno ulteriormente la condivisione di informazioni e tecnologia, integreranno scienza e catene di approvvigionamento e basi industriali legate alla sicurezza e alla difesa. La prima base-chiave dell’intesa sono gli Stati Uniti d’America e il Regno Unito, col proposito d’assistere l’Australia nella costruzione di sottomarini a propulsione nucleare. I tre Paesi trascorreranno 18 mesi a discutere su come attuare il piano.

Prima dell’Australia – come abbiamo detto – il Regno Unito era l’unico Paese con cui gli Stati Uniti ad aver condiviso la tecnologia di propulsione nucleare. Ricordiamo che durante la guerra fredda, dopo che l’Unione Sovietica aveva lanciato il primo satellite artificialen (4 ottobre 1957: Sputnik 1), gli Stati Uniti d’America e la Gran Bretagna firmarono un accordo di difesa congiunto il 3 luglio 1958 (US-UK Mutual Defence Agreement) per condividere le principali tecnologie militari sul nucleare. Ovviamente Londra ignorò il resto d’Europa, della quale, sin ancor prima di Napoleone, l’era importato ben poco se non come antemurale da meridione ed oriente.

Ma torniamo ai giorni nostri. Rispetto ai sottomarini convenzionali, quelli a propulsione nucleare sono più veloci, hanno una maggiore resistenza, maggiori capacità di attacco e sono più difficili da rilevare. Attualmente, solo sei Paesi al mondo hanno questo tipo d’arma: Stati Uniti d’America, RP della Cina, Russia, Francia, India e Regno Unito.

Secondo il piano AUKUS, il sottomarino sarà costruito ad Adelaide, la capitale dello Stato dell’Australia Meridionale, però il Commonwealth dell’Australia non ha un’industria nucleare né i materiali fissili necessari. Funzionari statunitensi hanno rivelato che i materiali nucleari possono essere spediti da altri Paesi in quello Stato federale.

In quanto gli Stati Uniti e l’Australia hanno già firmato un accordo nel 2010, che prevede l’Australia non ritratti o aumenti la quantità di materiali nucleari inviati al Paese da Washington, e va pure rammentato che l’Australia è anche firmataria del Trattato di non proliferazione nucleare.

Però il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha già messo le mani avanti, dichiarando che la costruzione di sottomarini a propulsione nucleare non significa necessariamente produzione di armi nucleari. Ha sottolineato che l’Australia non cerca di acquisire armi nucleari e nemmeno di avere possibilità nel nucleare civile. Tuttavia, alcuni esperti ritengono che la costruzione australiana di sottomarini a propulsione nucleare sia iniziata male.

In un’intervista a "The Washington Post", James Acton, direttore del programma di politica nucleare presso la Carnegie Foundation for International Peace, ha sottolineato che la mossa ha gravemente minato il sistema di non proliferazione nucleare e potrebbe anche innescare una corsa agli armamenti. Ha acutamente predetto che uno di questi potrebbe essere che dopo il precedente dell’Australia, l’Iran possa anche annunciare la costruzione di sottomarini a propulsione nucleare: del resto Teheran è soggetto di diritto internazionale e cofirmatario del Trattato di non proliferazione nucleare al pari di Canberra.

In passato mentre tale eventuale richiesta dell’Iran poteva essere osteggiata dalla comunità internazionale, con l’AUKUS invece le si darà credito, a meno che il predetto diritto internazionale non stabilisca anche formalmente l’esistenza di Stati di Serie A e Stati di Serie B. A livello politico, Hugh White, un ex funzionario della difesa australiano, ha dichiarato in un’intervista a "The New York Times" che la mossa dell’Australia non è solo quella di costruire sottomarini a propulsione nucleare, ma un aggiustamento strategico per approfondire notevolmente la cooperazione con gli Stati Uniti in funzione anticinese.

Quando la nuova alleanza “indo-pacifica” per la sicurezza è stata annunciata il 15 settembre, il presidente degli Stati Uniti, Joseph Robinette Biden jr, il primo ministro britannico, Boris Johnson e il premier australiano, Scott Morrison, hanno avuto l’accortezza di non menzionare la RP della Cina.

Biden ha affermato che l’istituzione della nuova alleanza serve a garantire pace e stabilità a lungo termine nella regione indo-pacifica; funzionari statunitensi hanno sottolineato che la cooperazione trilaterale non è diretta contro nessun altro Paese, ma per salvaguardare gli interessi strategici dei tre Paesi. Ma che si tratti dei media australiani, dei media britannici come "The Guardian" o dei media statunitensi come la CNN, sono tutti d’accordo sul fatto che l’alleanza stia prendendo di mira direttamente la Cina.

In questi giorni Biden incontrerà alla Casa Bianca anche i vertici del “collettivo dei quattro Paesi”: Stati Uniti d’America, Giappone, India e Australia. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, invece ha affermato in una conferenza stampa il 16 settembre che il rispetto e la fiducia reciproci sono quelli i prerequisiti per il dialogo e la cooperazione tra i Paesi. Egli ha sottolineato che l’attuale difficile situazione nelle relazioni Cina-Australia deriva unicamente da Canberra. Il compito più urgente per l’Australia è affrontare il nodo della battuta d’arresto nei rapporti tra i due Paesi, valutare seriamente se considera la RP della Cina come un partner o una minaccia e quindi difendere sinceramente il rispetto reciproco e trattarsi alla pari.

Che siano i principi e lo spirito di una partnership strategica globale – e non settoriale mirata contro qualcuno – a gestire le relazioni tra i due Paesi. In un’intervista a "The Guardian", un alto funzionario della Casa Bianca ha rivelato che quando si è stabilita la nuova intesa, il Regno Unito ha svolto il ruolo di mediatore su tutte le questioni chiave ed è stato "un leader strategico molto forte". Non dimentichiamo che sulla questione del ritiro delle truppe dall’Afghanistan, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno avuto serie divergenze.

Il segretario di Stato per la Difesa britannico, Robert Ben Lobban Wallace, ha ripetutamente criticato gli Stati Uniti d’America. Per cui, in teoria, Washington può anche aggirare Londra e raggiungere direttamente un accordo con l’Australia sui sottomarini a propulsione nucleare. L’alto funzionario della Casa Bianca – che ha divulgato l’anzidetta questione – ritiene che il Regno Unito sia questa volta così attivo nell’alleanza militare delle tre nazioni in quanto ha dovuto "pagare un acconto" per la politica descritta nel Global Britain.

In sé il Global Britain è un concetto grandioso e vago. Secondo il sito web ufficiale del governo britannico, il nucleo del Global Britain è quello di reinvestire nelle relazioni tra il Regno Unito e gli altri Paesi, onde promuovere un ordine internazionale basato su regole ben determinate, e dimostrare che il Regno Unito è un Paese ben orientato e che gode di piena fiducia nello scenario internazionale. Alcuni analisti ritengono che la Global Britain di Johnson stia cercando di emulare la diplomazia dei tre cerchi di Churchill; ovvero le tre aree di influenza della politica estera britannica: l’Impero e il Commonwealth, il mondo anglosassone – in particolare la special relationship con gli Stati Uniti, i.e. cinquantunesima stella – e l’Europa.

Il Regno Unito usa la sua stretta relazione con il secondo cerchio per fungere da collegamento tra gli altri due per salvaguardare gli interessi e lo status della Gran Bretagna come (ex) grande potenza. Intanto vediamo cosa ne pensa la Francia.

L’ambasciatore francese in Australia, Jean-Pierre Thebault, è stato richiamato nel Paese il 18 settembre scorso. Prima di partire, ha criticato l’Australia per aver commesso un "enorme errore" sulla questione della costruzione dei sommergibili. Thebault è arrivato all’aeroporto di Sydney la sera del 18, da dove ha preso un volo per lasciare l’Australia e tornare in Francia.

Il 17 settembre il ministero degli Esteri francese ha diffuso un comunicato in cui annunciava l’immediato richiamo dell’ambasciatore negli Stati Uniti, Philippe Étienne, e in Australia, il predetto Thebault. Il comunicato afferma che l’Australia ha abbandonato l’accordo di costruzione dei sommergibili raggiunto con la Francia e ha invece raggiunto una "nuova partnership" con gli Stati Uniti d’America sullo sviluppo di sottomarini nucleari, un "comportamento inaccettabile" tra alleati.

Prima di tornare in Francia, Thebault ha dichiarato che la cancellazione del contratto sottomarino da parte dell’Australia con la Francia è stato un "grande errore" e che la gestione della partnership da parte dell’Australia è stata "pessima". Ha rivelato che non si tratta solo di una questione contrattuale, ma di una collaborazione basata sulla fiducia e sulla comprensione reciproca. Thebault ha ribadito che mai l’Australia ha dato alla Francia alcun segnale chiaro per sospendere il relativo contratto. Ha detto che la Francia è stata completamente tenuta all’oscuro dei passi intrapresi e durante questo periodo molti funzionari australiani non solo hanno continuato a discutere del progetto con la Francia, ma hanno anche espresso la loro volontà di rendere il progetto un successo.

Nel frattempo, nel Paese dei tipi da spiaggia nessun commento.

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