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Liliana Resinovich, il marito: "Ci sono persone che dovranno chiedermi scusa"
"Le reputavo amiche, ora non vogliono più stringermi la mano. Anche il fratello di Lilly non mi parla più, eppure due giorni dopo la scomparsa gli avevo aperto le porte di casa".
(Prima Pagina News)
Martedì 18 Gennaio 2022
Trieste - 18 gen 2022 (Prima Pagina News)
"Le reputavo amiche, ora non vogliono più stringermi la mano. Anche il fratello di Lilly non mi parla più, eppure due giorni dopo la scomparsa gli avevo aperto le porte di casa".
Sono molte le persone che sospettano di Sebastiano Visintin per la morte della moglie, Liliana Resinovich, scomparsa a Trieste il 14 dicembre scorso e trovata senza vita il 5 gennaio nel parco dell'ex Ospedale Psichiatrico cittadino, nel quartiere di San Giovanni, dove i due vivevano. A denunciare i sospetti è lo stesso Visintin.

"Ci sono persone che reputavo amiche e che ora non vogliono più stringermi la mano, ma un domani mi dovranno chiedere scusa", ha detto l'uomo, ripreso dal quotidiano triestino "Il Piccolo".

"Anche il fratello di Lilly non mi parla più, sta tenendo un atteggiamento che non capisco, eppure pochi giorni dopo la scomparsa di mia moglie, gli avevo aperto le porte di casa facendogli vedere gli effetti personali della sorella, senza nascondere nulla", ha proseguito.

Visintin si sente, però, rincuorato "dall’aver avuto un confronto con la cugina di Liliana: c’erano stati dei malintesi, e sono contento abbiamo ritrovato la nostra amicizia".

Facendo una valutazione di chi non l'ha abbandonato dopo la morte della moglie e chi, invece, non gli è stato vicino, in lacrime, Visintin, ha espresso un desiderio: "Avrei tanta voglia di riabbracciare il sindaco di Gorizia, mio vicino di casa quando eravamo bambini e sempre affettuoso con me e Liliana".

L'ipotesi del suicidio di Liliana, ha detto ancora Visintin, "non sarebbe comunque un sollievo, e mi sentirei in colpa per non aver colto un suo malessere così profondo".

Nel frattempo, le indagini stanno proseguendo nel massimo riserbo, aspettando gli esiti degli esami tossicologici che potrebbero rivelare se la 63enne avesse assunto, o se qualcuno le avesse fatto prendere, farmaci, droghe o sostanze mortali prima del decesso.

In merito alla borsa a tracolla trovata sul cadavere della moglie, Visintin ha detto di aver trascurato quel dettaglio, e di aver guardato il viso della donna.

Non c'è ancora una data per le esequie funebri, che saranno strettamente private, "con parenti e quella cerchia di amici a lei più vicini. E le faremo anche una bella tomba. Liliana era una persona riservata, l’intenzione è quella di organizzare una cerimonia in linea con quello che era il suo modo di essere", ha spiegato Visintin, per poi precisare di non aver mai avuto intenzione di cremare la salma: "Ho esclusivamente ricordato che aveva espresso questa volontà, ma mi rimetto alle decisioni della magistratura, soprattutto se utili a far emergere la verità".

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