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Lino Banfi: "Da piccolo sognai la Madonna col bimbo in braccio e mi salvai dal tifo"
"Invoco sempre la Vergine, ora soprattutto per mia moglie che sta male".
(Prima Pagina News)
Martedì 05 Gennaio 2021
Roma - 05 gen 2021 (Prima Pagina News)
"Invoco sempre la Vergine, ora soprattutto per mia moglie che sta male".
Lino Banfi racconta il suo legame con la Madonna in un'intervista rilasciata a "Maria con te", il cui nuovo numero è in uscita domani.

La sua, dice l'attore, è una famiglia molto religiosa. "Sì, da sempre. Mio nonno paterno, Giuseppe Zagaria, l’unico che ho conosciuto, aveva folti baffi bianchi e teneva sempre in tasca un portapillole con il tabacco da naso. Da bambino stavo spesso con lui, quando capì che amavo imparare cose nuove, mi insegnò le preghiere. Mi diceva sempre: “Appena ti svegli, prima di tutto devi pregare e ringraziare la Madonna, poi andare a scuola”. Io riflettevo su queste sue parole: “Nonno, perché è importante pregare la Madonna?”. Mi rispose: “Perché lei parla col Padreterno”. Nel mio cervello di bambino di 5 anni, mi chiedevo come Maria potesse ricordarsi di tutte le richieste della gente, allora domandai a nonno: “Si segna tutto la Madonna?”. “Penso di sì”, mi rispondeva. Già da piccolo lo facevo ridere, con lui avevo inventato un gioco: il tariffario delle preghiere. Gli dicevo: “Nonno, dammi dei soldini per dire bene l’Ave Maria. Il Padre Nostro è più lungo, voglio di più! Per il Credo, poi, voglio una lira! Lui ci sentiva poco e io le ripetevo velocemente. Una volta recitai il Requiem talmente veloce che lui se ne accorse e mi disse sorpreso: “Già finito?”".

Alla domanda se abbia continuato a credere all'intercessione di Maria anche in età adulta, replica: "Sì, questa cosa dell’intercessione me la sono sempre portata dietro. Ho una mia preghiera personale, immagino mio papà a braccetto con san Pio e dietro di loro tutte le persone che in vita mi hanno voluto bene. Li immagino in fila, in fondo intravedo la figura della Madonna che li aspetta per ascoltare le loro richieste di intercessione".

Di cosa parla con Maria e con il Signore? "A volte parlo direttamente con Gesù, ma mi rivolgo soprattutto alla Madonna. In questo periodo le chiedo di aiutarmi con mia moglie Lucia che purtroppo si è ammalata. Nessuno ti dice che cosa devi fare con le persone care che non stanno bene. Alla Vergine imploro: “Se tu e Gesù mi amate, fatemelo sentire. Nella mia vita ho cercato di comportarmi bene, di fare del bene: sono ambasciatore Unicef, rappresentante dell’Unesco. Ditemi la verità: quanti anni di vita mi date ancora? Se possibile, cercate di far morire insieme mia moglie e me perché l’uno senza l’altro non riusciremmo a stare”. Siamo sposati da 58 anni più dieci di fidanzamento, la nostra è un’unione che si è cementata nelle difficoltà di una vita".

Alla domanda se la Vergine lo ascolti, Banfi risponde: "In certi momenti percepisco solo silenzio, altre volte invece sento che accoglierà questa mia invocazione".

Chi è la Madonna per Banfi? "Maria per me è la mamma che intercede per noi con il Signore, che ha l’ultima parola. In famiglia, i nonni come me hanno lo stesso ruolo. Quando da piccoli i miei nipoti litigavano fra di loro, mica andavano dai genitori, venivano da me. Dicevo sempre a mio nipote: “Pietro, quando litighi con tua sorella per il dispiacere mi fai venire delle bollicine sulla pelle, non si vedono ma ci sono e rimangono, come delle cicatrici”. Oggi che ormai è grande – ha 22 anni – si ricorda ancora di quelle mie parole: “Nonno, sai che avevi ragione? Quando litigo con qualcuno, anche a me rimangono quelle bollicine, come un tatuaggio”. Il nonno intercede sempre, però ai giovani dico: dovete fare dei figli, se no fra vent’anni di nonni non ce ne saranno più!".

Come si immagina la Vergine? "Non riesco a vederla come appare nell’iconografia tradizionale, cioè giovane, bella, con gli occhi chiari... Sono blasfemo?".

Alla replica del giornalista, secondo cui l'immagine di Maria è quella che abbiamo nel cuore, dice: "Io la vedo come una donna anziana con le rughe, dalla pelle e dagli occhi scuri, anche se talmente bella che rimango incantato a guardarla. In questo periodo sta piangendo, perché lei piange prima di noi per quello che ci sta accadendo con il Covid".

Ha mai ricevuto segni di protezione dalla Madre Celeste? "Sì, dalla Madonna di Canosa. A dieci anni stavo morendo, avevo il tifo e la malaria. A casa veniva il barbiere con un vaso di vetro e mi applicava sul petto le sanguisughe, delle bestie schifose che mi succhiavano il sangue. Anche il medico veniva a visitarmi tutti i giorni e mi faceva delle iniezioni. Non mangiavo più, ero magrissimo, pieno di croste. Quando la malattia si aggravò, giacevo nel letto e non riuscivo più a parlare. All’improvviso, una mattina mi svegliai e chiesi a mia madre la gazzosa. Nella notte, le croste erano cadute. Anni dopo, mia madre mi raccontò che quella notte avevo sognato una donna con un bambino in braccio ed ero guarito. Anche se al momento non lo ricordavo, penso che fosse la Madonna di Canosa, quindi ogni tanto mi viene il dubbio che io la Madonna l’ho già conosciuta".

Alla domanda su quale sia il santuario mariano a cui si sente più legato, replica: "Ce ne sono diversi. Quello della Madonna dell’Incoronata di Foggia l’ho citato talmente tanto spesso nei miei !lm che per curiosità molta gente si reca a vederlo e poi diventa devota. La Madonna dell’Altomare di Andria, il mio paese d’origine. Lì molte ragazze si chiamavano Altomare in suo onore. Perfino il fratello di mio padre si chiamava Altomare Zagaria, poi per fortuna emigrò in Francia, così la gente non faceva caso a quel nome così bizzarro. Alberto Sordi, a furia di sentirmi nominare la Madonna di Canosa, una volta passò da quelle parti e disse al suo autista di deviare per la mia città perché voleva renderle omaggio".

Con Sordi, prosegue Banfi, "eravamo molto amici, insieme scherzavamo tanto. Una volta mi chiese: “Ahò Lino, quando ricominci col nonnetto?”, riferendosi al mio ruolo di nonno Libero in Un medico in famiglia, e io gli risposi: “Parli tu che hai solo quattordici anni più di me”, e lui: “Sì ma il nonnetto lo fai te, mica lo faccio io”!".

Ha conosciuto Papa Francesco? "Sì, prima dell’udienza generale, fu un incontro breve durato solo venti minuti. Mi colpirono i suoi occhi lucidi, intensi. Lui e io abbiamo la stessa età, quando glielo feci notare mi disse: “Li porta bene i suoi anni”. I suoi assistenti gli avevano riferito che venivo considerato il nonno d’Italia e Francesco mi fece i complimenti per questo, allora io gli dissi in spagnolo, la sua lingua madre: “Eres el abuelo del mundo”, ovvero: “Lei è il nonno del mondo” e sorrise. Lo ammiro molto, porta sulle spalle un pesante fardello".

Oltre a Bergoglio, Banfi ha conosciuto anche Benedetto XVI: "Sì, lo conobbi quando era già Papa emerito. Scrissi al suo segretario, padre Georg Gänswein perché mi era rimasta in mente quell’immagine del Santo Padre che in elicottero lasciava il Vaticano. Non pensavo neppure di ricevere risposta. Dopo una decina di giorni, mi trovavo in macchina per recarmi a Cinecittà dove stavo girando Un medico in famiglia. Erano le 7.30 di mattina e sentii squillare il telefono. Si trattava proprio di padre Georg che mi diceva di andare a trovare il Santo Padre. In Vaticano, Benedetto XVI viveva in una casa tutta bianca. Mentre lo aspettavo, venni attorniato dalle suore che si occupavano di lui e mi accorsi che erano tutte pugliesi come me. “Cosa gli fate mangiare?”, chiesi loro, “La burrata, le cime di rapa?”. Benedetto XVI mi ricevette in un salotto tutto bianco, anche il pianoforte era dello stesso colore, sul leggio c’era uno spartito di Bach. Il Santo Padre amava molto leggere e suonare. Gli raccontai dei miei dialoghi con Dio e con la Madonna e mi abbracciò. Gli dissi che incontrarlo per me era stato più importante di vincere un Oscar. Quando mi accompagnò all’ascensore per congedarmi, a bruciapelo gli chiesi: “Santo Padre, perché ha lasciato?”. Lui mi rispose con sincerità: “Un grande fardello. Troppo grande”".

Alla domanda se ci sia a Roma una chiesa dedicata a Maria a cui si senta legato, l'attore risponde: "A casa ho tre immagini della Madonna. Ora che me lo chiede, avrei voglia di trovare un luogo sacro in cui ci sia solo lei, magari appena fuori città".

Recita il Rosario? "Dico in latino le preghiere: Gloria, Pater, Requiem e Ave Maria. Ho frequentato il seminario e gli insegnanti ci avevano abituato così. Se solo per un defunto, il Requiem lo dico al singolare, mentre al plurale se prego per tutti. L’Ave Maria in latino recita: “Benedetto è il frutto del ventre tuo, Gesù”, mentre la versione italiana è “Benedetto è il frutto del seno tuo, Gesù”. Preferisco la versione tradizionale".

A predire la sua futura carriera come attore fu il Vescovo di Andria, Venerabile Giuseppe Di Donna: "Sì, mi aveva sentito in chiesa mentre leggevo, mi fece chiamare e mi disse: “Zagaria, tu non sei portato per fare il sacerdote, la tua missione è quella di far ridere la gente”. Il rettore del seminario, Francesco Fuzio, diventò poi il mio padre spirituale. Fu arciprete di Canosa e mi raccomandò di non condurre una vita scapestrata. Ma l’avanspettacolo fu per me una grande palestra".

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