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Sanità in Calabria, Santo Gioffrè, “L’uomo della contabilità orale”, Premio letterario Cronin 2020, icona dell’antimafia
Sabato, 21 novembre scorso, da remoto perché il Covid ormai questo ci impone, si è svolta la cerimonia di premiazioni del premio letterario CRONIN. Tra i vincitori, nella sez. narrativa, lo scrittore calabrese Santo Gioffrè, con un racconto dal titolo “Vivo! Sono ancora vivo”, un breve saggio che è l’incipit del suo prossimo romanzo. Ma Santo Gioffrè oltre che scrivere, anni fa ebbe il coraggio di sfidare in Calabria la mafia dei colletti bianchi, diventando da allora il cantore della “contabilità orale”.
di Pino Nano
Martedì 24 Novembre 2020
Roma - 24 nov 2020 (Prima Pagina News)
Sabato, 21 novembre scorso, da remoto perché il Covid ormai questo ci impone, si è svolta la cerimonia di premiazioni del premio letterario CRONIN. Tra i vincitori, nella sez. narrativa, lo scrittore calabrese Santo Gioffrè, con un racconto dal titolo “Vivo! Sono ancora vivo”, un breve saggio che è l’incipit del suo prossimo romanzo. Ma Santo Gioffrè oltre che scrivere, anni fa ebbe il coraggio di sfidare in Calabria la mafia dei colletti bianchi, diventando da allora il cantore della “contabilità orale”.
Partiamo dal Premio letterario nazionale CRONIN rivolto ai Medici, e ormai giunto alla 13^ edizione, premio fondato a Savona per ricordare il medico-scrittore scozzese Joseph Archibal Ceonin, autore tra l’altro, della “Cittadella” che fu fra l’altro uno dei primi, e più popolari, sceneggiati della Rai.

Il Premio, nel corso degli anni, è diventato uno dei più prestigiosi premi letterari a livello europeo. Questa edizione 2020 proclama vincitore per la narrativa il medico e scrittore di Seminara Santo Gioffrè, diventato famoso in Italia quando la RAI realizzò e mandò in onda una fiction bellissima “Artemisa Sanchez”, un romanzo pubblicato da Mondadori nel 2008 e che Santo Gioffrè aveva scritto e interamente ambientato nell’entroterra calabrese.

Ma la sua vita di medico scrittore è costellata di altre opere di grande pregio letterario. Nel 1999 pubblica il primo romanzo storico “Gli Spinelli e le Nobili Famiglie di Seminara, nel periodo del terremoto del 1783”, a cui seguiranno “Leonzio Pilato”, “La terra rossa”, “Il Gran Capitán e il mistero della Madonna nera”, e ultimo “L'opera degli ulivi”, per la Castelvecchi di Roma.

Uno scrittore di straordinario coinvolgimento emotivo, che usa il racconto e lo strumento del romanzo per raccontare gioie dolori ed emozioni della sua terra natale, la Piana di Gioia Tauro, infestata dalla violenza e dal pregiudizio storico che tutto ciò che si muove è solo ndrangheta, lui figlio di un paese come Seminara dove la faida di tanti anni fa ha segnato la vita di ogni ragazzo di allora, quando durante un funerale arrivarono dei killer e spararono contro il corteo, e i ragazzi videro la bara del defunto rotolare per le scale del sagrato abbandonata da chi la portava in spalla.

Scene di una violenza inaudita ma che Santo Gioffrè nei suoi romanzi ha cristallizzato in ricordi e immagini di una suggestione senza pari, dove l’Aspromonte è meno cupo e meno minaccioso di quanto non si voglia immaginare. Fin qui la vita del romanziere, e del grande intellettuale calabrese. Ma c’è anche un rovescio della medaglia che è invece quello di un medico che tra Seminara Palmi e Gioia Tauro fa anche tantissima attività politica, impegno che lo vede eletto più volte consigliere al Comune di Seminara, e dal 1994, per due volte consecutive Consigliere provinciale nel collegio Seminara – Delianuova, ma anche assessore alla cultura della provincia di Reggio Calabria. Vecchio comunista, e comunque uomo della sinistra storica in Calabria, nel 2015 viene nominato dalla giunta regionale Commissario Straordinario dell'ASP di Reggio Calabria, e qui incominciano i suoi “guai terreni”. Subito dopo il suo insediamento incomincia a mettere mano alle carte che trova sul suo tavolo di gestore unico della sanità nella provincia più “discussa” d’Italia e scopre che da quel giorno in poi la sua vita avrà che fare con un deficit di bilancio unico in Italia e quasi impossibile da risanare. Ma l’uomo ha il carattere forte e la tempra giusta per credere di poterci riuscire. Per giorni e notti lavora sulle cifre che ha davanti e intuisce immediatamente che molte cose non vanno.

Convoca i suoi funzionari, si informa presso la prefettura di Reggio Calabria, cerca di capire meglio quali sono stati i sistemi di pagamento dell’ASL reggina dei beni acquistati, chiede conto delle gare d’appalto esperite negli anni e scopre una realtà incredibile: molte delle spese sostenute dalla sanità reggina sono state fatte sulla “parola”.

Non ci sono carte, non ci sono ricevute di pagamenti effettuati, non ci sono riscontri, non ci sono registri contabili affidabili, ma perché molte cose sono state acquistate e saldate come un tempo accadeva nel suo paese natale a Seminara tra i ragazzi del paese, tu dai a me la tua pallina e io domani ti porto la mia macchinina.

Così andavano le cose nella più importante azienda sanitaria calabrese. Santo Gioffrè la chiama “Contabilità orale”, nel senso di contabilità affidata alla memoria storica di qualcuno, ma mai regolarizzata con delle carte documentate e documentabili.

Molte cose avveniva “sulla parola, una stretta di mano, uno sguardo ammiccante, la certezza che qualcuno avrebbe alla fine pagato il conto. E il primo “conto” che Santo Gioffrè deve saldare è una “piccola” fattura di 6 milioni di euro ad una struttura privata della provincia reggina. Avete letto bene, 6 milioni di euro, mica bruscolini.

Lui si informa, chiede conto alla sua struttura amministrativa e quanto tutto pare in ordine e regolare Santo Gioffrè firma la delibera che autorizza il saldo della fattura arretrata alla clinica. E qui accade l’imprevisto. Santo Gioffrè una mattina riceve una telefonata da parte di un signore che gli chiede di poterlo incontrare per parlargli di lavoro, il commissario allora lo riceve il giorno successivo e viene raggelato dal racconto di questo vecchio medico reggino.

Scopre infatti di aver firmato il giorno prima una delibera del tutto irregolare, che autorizzava la Banca d’Italia a rimborsare la somma di 6 milioni di euro, quasi 12 miliardi delle vecchie lire ad una società che nel frattempo aveva rilevato quella struttura sanitaria, ma il cui titolare aveva già incassato i 6 milioni di debito che aveva con l’ASL reggina. “Quel medico- ricorda Santo Gioffrè- mi disse candidamente “Dottore ma io ho già incassato i 6 milioni che mi dovevate.

Poi ho venduto la struttura e lei oggi firma un nuovo mandato di pagamento del tutto irregolare e non dovuto”. Fine della favola? Assolutamente no. Semmai è l’inizio di una folle corsa verso il ripristino della giustizia. Santo Gioffrè convoca i suoi apparti, chiede ulteriori verifiche e scopre per bocca dei suoi amministrativi che quel saldo di 6 milioni di euro era probabilmente avvenuto “sulla parola”.

Il debito era stato saldato dalla Banca, ma nessuna ricevuta e nessun riscontro la Banca aveva mai trasmesso all’ASL. Da qui la seconda richiesta di saldo, per via di fatture inesistenti.

Che fare? Il Commissario Gioffrè scrive di proprio pugno la delibera di annullamento della precedente, e blocca il saldo di 6 milioni disposto per la nuova società che intanto aveva rilevato la struttura del vecchio medico reggino.

Facile intuire cosa accadde nelle settimane successive. Santo Gioffrè viene cacciato dal suo incarico. Lo mandano a casa nel giorno di qualche giorno, quasi fosse un appestato, e lo mandano via con una “scusa istituzionale” assolutamente “impeccabile” e fra l’altro anche incontestabile.

L’ANAC, l’Autorità Anticorruzione guidata allora da Raffaele Cantone scopre che la sua nomina di Commissario dell’ASP di Reggio Calabria è incompatibile con il suo ruolo di consigliere comunale di Seminara dove Santo Gioffrè era stato eletto anni prima e per giunta perdendo anche le elezioni a sindaco.

Oggi questa storia della “Contabilità orale” è su tutti i giornali del mondo, domani a Palmi dove Santo Gioffrè vive e continua oggi a fare il medico ginecologo, arriverà anche la BBC, tanto vasta e plateale è stata l’eco della sue dichiarazioni pubbliche rese in TV e radio- dovunque ormai- dopo lo sfascio e il default della sanità in Calabria per via della farsa istituzionale dei tre commissari triturati dallo sdegno popolare, Cotticelli, Zuccatelli e ultimo l’ex rettore di Roma capitale Eugenio Gaudio.

Come dire? Non solo Premio letterario dell’anno, ma anche icona della legalità in una terra dove se alzi per un momento la testa e lo fai fuori dal coro rischi di beccare un cecchino pronto a farti fuori.

Questa è la storia del medico scrittore di Seminara Santo Gioffrè, ma è storia identica a quella di tanti altri professionisti seri che in Calabria hanno pagato prezzi altissimi sull’altare dell’impegno civile.

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Pino Nano
PPN
Premio Letterario Cromin 2020
Prima Pagina News
Santo Gioffrè

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