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Bruxelles valuta l’anticipo di risorse nel bilancio 2028-2034 per rafforzare il sostegno all’agricoltura e facilitare il via libera politico all’accordo UE-Mercosur, mentre Italia e Francia chiedono garanzie su reciprocità e controlli.
Bruxelles valuta l’anticipo di risorse nel bilancio 2028-2034 per rafforzare il sostegno all’agricoltura e facilitare il via libera politico all’accordo UE-Mercosur, mentre Italia e Francia chiedono garanzie su reciprocità e controlli.
Il dossier Mercosur torna a scaldare i palazzi europei, intrecciandosi con una partita decisiva: la revisione delle poste di bilancio destinate all’agricoltura. Nel quadro del prossimo bilancio pluriennale 2028-2034, la Commissione europea punta a rendere disponibili risorse in anticipo rispetto alla scansione ordinaria, così da rafforzare fin da subito gli strumenti di sostegno al settore primario e disinnescare le tensioni emerse dopo le proteste agricole dell’ultimo anno.
La mossa, per come viene letta negli ambienti comunitari, avrebbe anche un obiettivo politico: creare le condizioni per sbloccare il percorso verso la firma dell’accordo commerciale tra Unione europea e Paesi del Mercosur, rinviata nei mesi scorsi proprio per le resistenze di alcuni governi e per la richiesta di maggiori tutele a favore del comparto agricolo. Italia e Francia, tra i Paesi più esposti sul fronte interno, hanno insistito sulla necessità di legare ogni apertura a garanzie di reciprocità, in modo che le importazioni rispettino standard comparabili a quelli richiesti ai produttori europei.
In Italia, la linea del governo si muove lungo questo crinale: disponibilità a valutare l’intesa, ma solo se accompagnata da misure che rendano “effettivi” controlli e campionamenti sui prodotti in ingresso e se verrà consolidato il pacchetto di risorse per la Politica agricola comune. Nel frattempo, a Bruxelles proseguono le interlocuzioni tra Commissione, Stati membri e Parlamento, con la prospettiva che i passaggi tecnici e politici possano accelerare già nelle prossime settimane, a seconda degli equilibri in Consiglio.
Al di là della tempistica, il punto centrale resta lo stesso: conciliare l’apertura commerciale con la protezione della filiera agroalimentare europea, evitando che la competizione internazionale si traduca in un vantaggio per chi produce con regole meno stringenti. Ed è qui che il bilancio diventa infrastruttura “invisibile” ma decisiva: la capacità finanziaria di sostenere la transizione del settore primario e di assorbire gli impatti di mercato può fare la differenza tra un sì politico e un nuovo rinvio dell’accordo.