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The Guardian, Icij: Uber-files, inchiesta giornalismo internazionale rivela lobby sui governi
Coivolta Fipra, società di lobbyng a Bruxelles a “porte girevoli” con la Commissione Europea.
di Tiziana Benini
Martedì 12 Luglio 2022
Roma - 12 lug 2022 (Prima Pagina News)
Coivolta Fipra, società di lobbyng a Bruxelles a “porte girevoli” con la Commissione Europea.

Un dossier gigantesco che include oltre 120.000 intercettazioni, 83.000 e-mail e altri file su operazioni condotte dalla società Uber tra 2013 e 201 che il britannico The Guardian spiega di avere condiviso con il Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (ICIJ) e con una serie di media di 29 Paesi del mondo fra cui la Bbc e Le Monde: 180 cronisti di 44 testate internazionali “Per agevolare un’inchiesta globale”.

La cache dei file include più di 83.000 e-mail, iMessage e messaggi WhatsApp, comprese le comunicazioni spesso schiette e non velate tra il co-founder Kalanick e il suo team di dirigenti.

L'inchiesta si focalizza sulle attività che il cofondatore di Uber, Travis Kalanick, ha effettuato per cercare di inserire il servizio nelle maggiori città del mondo, "usando la forza bruta - scrive il quotidiano britannico - anche se significava violare le leggi e le normative che regolamentano i servizi di taxi". 

Nel 2011 Uber si lancia alla conquista del mercato francese e come dimostra l’inchiesta di ICIJ la società scrive un elenco di centinaia di personalità tra ministri, parlamentari  giornalisti e associazioni di consumatori suscettibili di sostenerla nel suo sviluppo.

Un importante lavoro di persuasione nei gabinetti ministeriali accompagnato da una vasta campagna di comunicazione pubblica.

Uber ha portato avanti per anni una imponente attività  di lobbying, facendo pressioni anche su leader politici per diventare un'azienda leader del settore di trasporti, sconvolgendo il settore dei taxi. Anche utilizzando metodi spregiudicati e infrangendo leggi. 

Un lavoro portato avanti insieme a Fipra, secondo quanto si legge: società prestataria specializzata in lobbyng, ha sede a Bruxelles proprio davanti alle Istituzioni e ingaggia ex dirigenti della Commissione per svolgere al meglio un lavoro di lobby che spazia dal green alle aziende farmaceutiche alle infrastrutture. Sul suo profilo social brilla (oggi 12 luglio mentre scriviamo) la foto del presidente francese Macron pubblicata l’8 luglio scorso con un bilancio della presidenza francese del Consiglio europeo. La politica, in primo piano.

“Uber ha segretamente effettuato per anni campagne di pressione e persuasione presso le cancellerie di mezza Europa e negli Usa, mentre sosteneva con pratiche ai limiti della legalità, se non al di fuori, la sua aggressiva manovra di espansione globale”.  Tra i suoi sponsor, anche Emmanuel Macron quando era ministro dell'Economia e l'ex commissaria Ue Neelie Kroes.

L’inchiesta è il risultato della fuga di 124.000 documenti ribattezzati Uber-files che mettono a nudo l’attività del colosso della car-sharing in Europa nel periodo 2013-2017.

Secondo l’indagine, i dirigenti di Uber, con l’aiuto della società di lobbying internazionale Fipra, avrebbero elaborato una strategia per avvicinarsi a tutti coloro che potevano sostenere la loro causa.

Interpellata dallo stesso quotidiano, per parte sua la società Uber ha ammesso "errori e scelte sbagliate" sull'accaduto ma ha rivendicato di essere profondamente cambiata dal 2017, sotto la leadership del nuovo amministratore delegato, Dara Khosrowshahi.

Secondo l'indagine, poi l'ex commissaria europea Kroes aveva avviato discussioni per entrare nella dirigenza di Uber prima della fine del suo mandato. E successivamente avrebbe operato segretamente a favore del gruppo, potenzialmente in violazione dei codici di condotta dell'Ue. Kalanick alla fine venne allontanato nel 2017.

C'è anche un risvolto italiano nell'inchiesta 'Uber files' che ha unito più di 180 cronisti di 44 testate internazionali.

'Italy - operation Renzi - rivela l'Espresso - è il nome in codice di una campagna di pressione organizzata dalla multinazionale, dal 2014 e il 2016, con l'obiettivo di agganciare e condizionare l'allora presidente del consiglio e alcuni ministri e parlamentari del Pd. Nelle mail dei manager Usa, Matteo Renzi viene definito "un entusiastico sostenitore di Uber". Per avvicinare l'allora capo del governo italiano - spiega ancora il settimanale - la multinazionale ha utilizzato, oltre ai propri lobbisti, personalità istituzionali come John Phillips, in quegli anni ambasciatore degli Stati Uniti a Roma. Il leader di Italia Viva ha risposto di non aver "mai seguito personalmente" le questioni dei taxi e dei trasporti, che venivano gestite "a livello ministeriale, non dal primo ministro". Renzi conferma di aver incontrato più volte l'ambasciatore Phillips, ma non ricorda di aver mai parlato di Uber con lui o con altri lobbisti americani. E comunque il governo Renzi - precisa l'Espresso - non ha approvato alcun provvedimento a favore del colosso californiano.

 

 


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