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Mimmo Nunnari, Premio Bertrand Russel 2020, i suoi saggi sul Mediterraneo raccontano di un mare ancora bellissimo

L’edizione “Premio Bertrand Russel 2020”, prestigiosissimo riconoscimento culturale dedicato alla “contaminazione dei saperi” va quest’anno a Mimmo Nunnari, giornalista calabrese, per lunghi anni prima caporedattore della Sede Rai della Calabria, e poi ancora Vicedirettore della Testata Giornalistica della RAI a Roma.

di Pino Nano
Giovedì 15 Ottobre 2020
Reggio Calabria - 15 ott 2020 (Prima Pagina News)

L’edizione “Premio Bertrand Russel 2020”, prestigiosissimo riconoscimento culturale dedicato alla “contaminazione dei saperi” va quest’anno a Mimmo Nunnari, giornalista calabrese, per lunghi anni prima caporedattore della Sede Rai della Calabria, e poi ancora Vicedirettore della Testata Giornalistica della RAI a Roma.

Giornalista di grande fascino, e con alle spalle una storia professionale che in Calabria non sempre è facile trovare e raccontare. Per lunghi anni Vice Direttore della Testata Giornalistica della Rai, ma prima ancora direttore del TG regionale RAI della Calabria, per lunghi anni Mimmo Nunnari è stato anche un grande inviato speciale, alle prese con le analisi sociologiche e antropologiche più articolate e più severe che si potessero immaginare sulla Calabria di questi ultimi cinquant’anni. Mimmo Nunnari è figlio di un paese di mare bellissimo come Bagnara, dove è cresciuto, pur essendo nato a Reggio, e come tale è figlio naturale dello Stretto di Messina. Di se stesso ci dà una definizione che è tutto un programma, “sono un uomo di mare; dalla testa ai piedi”. In effetti “uomo di mare” Mimmo Nunnari lo è da sempre e lo è nel corpo, nel cuore, nella mente. Moderno ed eclettico filosofo delle correnti e dei marosi, che di notte riflettono la luce della luna sulla sua casa in collina nel borgo Pellegrina di Bagnara affacciato sul Tirreno, cresciuto e educato alla cultura del mare e appassionato della caccia al pescespada”, rito millenario che da secoli si ripete proprio sul mare di Bagnara. Chi lo conosce bene racconta di lui che, se non avesse fatto il giornalista, prima, e lo scrittore, poi, e fosse rimasto a Bagnara sarebbe diventato certamente uno dei pescatori più incalliti e più tenaci della marina, tanto grande è sempre stato il suo amore per le acque dello Stretto. Ma forse, non a caso, nel corso della sua prestigiosa carriera giornalistica, prima alla Gazzetta del Sud e poi alla Rai, per anni si è occupato moltissimo di culture mediterranee e di popoli che sul Mediterraneo hanno costruito la propria fortuna e la propria esistenza. Con l’ultimo suo libro, “Destino Mediterraneo”, Mimmo Nunnari si cimenta con un racconto bellissimo sul “suo mare” che definisce un “enigma meraviglioso”, definizione che lo scrittore disarticola traduce in questo modo: “Mare di viaggi avventurosi, teatro delle più grandi battaglie navali della storia e di conflitti religiosi insanabili, dimora comune di ebrei cristiani e musulmani, culla di Omero. Mare interno, lo chiamavano i Greci, e nostro i Romani. È un pezzo di mondo dove tutto è accaduto, e tutto accade: nascita del pensiero greco e della cultura araba, mescolanze di civiltà, popoli e tradizioni”. In “Destino Mediterraneo” Mimmo Nunnari per la verità supera sé stesso, e per la prima volta in vita sua racconta il “Grande Mare delle tre religioni monoteiste”. Il Mediterraneo che Nunnari ci racconta è infatti il “mare degli scambi, dei commerci, delle bellezze del paesaggio e della natura, dei misteri, delle leggende, delle scorrerie piratesche e delle migrazioni bibliche”. Ma c’è dell’altro in questo suo ultimo saggio. “Destino Mediterraneo” – confessa lo scrittore- è anche l’occasione giusta per “Riflettere a lungo sull’Italia, che nel Mediterraneo è interamente immersa, col suo Sud, avanguardia occidentale verso Medioriente e Africa del Nord, e ponte di collegamento dell’Europa”. Nonostante tutte le contraddizioni, i ritardi sulla modernità, le incessanti correnti migratorie, e i focolai di guerra, il nostro mare - sostiene l’autore - è il posto giusto per riscoprire la cultura d’origine dell’Occidente e lo spirito europeo”. E qui viene fuori l’anima profondamente meridionalista del romanziere Mimmo Nunnari: “Mediterraneo –sottolinea lo scrittore- non è solo una nozione geografica, ma un vecchio nome, che si porta dietro la storia di tre continenti e di tre insiemi di civiltà; un patrimonio culturale che, in un futuro che si presenta pieno d’incognite, nel mondo che naviga senza bussola, smarrito, impaurito, e rinchiuso nei suoi falsi valori ingannatori, rappresenta l’eredità che ci può salvare”. E’ il concetto sacro della “speranza” che anima questa straordinaria dichiarazione d’amore che Nunnari rivolge al suo mare, ma è lo stesso senso di speranza che ha pervaso tutti i suoi libri precedenti, da “Nord Sud l’Italia da riconciliare” a “Storia della rivolta di Reggio”, “ Dal giornale al portale”; “ Media arabi e cultura nel Mediterraneo”; “Viaggio in Calabria, dalla Magna Grecia al Terzo Millennio”; fino a “La lunga notte della rivolta”, e a “ La Calabria spiegata agli italiani”. Ma forse è proprio vero, che per gli uomini che vivono sul mare e di mare, soprattutto, la speranza è davvero l’ultima dea a morire. Tra qualche giorno uscirà anche l’ultimo suo saggio, dal titolo “Elogio della Bassitalia”, sottotitolo “Con qualche invettiva contro il razzismo del Nord”, edito sempre da Rubettino. Il premio Bertrand Russel verrà conferito a Mimmo Nunnari nel corso di una cerimonia in programma, venerdì 30 ottobre, alle ore 17 nell’Aula 1 dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Nell’occasione Mimmo Nunnari terrà una lectio magistralis preceduta dal saluto del segretario della fondazione “Mediterranea”, Raffaele Abenavoli, che illustrerà le motivazioni del premio assegnato al grande giornalista-scrittore. Ai lavori, introdotti dal presidente della fondazione “Mediterranea”, Vincenzo Vitale, parteciperanno i professori Massimiliano Ferrara, direttore del dipartimento Digies della Mediterranea, Antonino Monorchio, presidente del comitato scientifico Fondazione “Mediterranea” e Giuseppe Barbato del dipartimento Diceam dell’Università Mediterranea. Interverranno Giuseppe Bova, presidente del Circolo culturale “Rhegium Julii”, ed i professori Francesco Costantino del consiglio di presidenza della fondazione “Mediterranea”, il prof. Nico D’Ascola del dipartimento Digies e il prof. Franco Prampolini del dipartimento Pau della Mediterranea. Insomma, un vero e proprio “parterre de roi” per uno dei cronisti più bravi, più severi, e più brillanti della storia del giornalismo calabrese. Complimenti direttore!


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