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Venezia, Annalisa Bonsuan, un caso nazionale
Ecco la storia vera di Annalisa Bonsuan, veneziana doc, 65 anni, vive a Mazzorbetto, isoletta a fianco di Burano, assolutamente non collegata da mezzi pubblici, a suo modo una icona della modernità e delle isole della laguna. Una storia bellissima. E’ andato a raccoglierla per noi uno degli inviati storici e conduttori del TG2, Maurizio Crovato.
di Maurizio Crovato
Sabato 03 Settembre 2022
Venezia - 03 set 2022 (Prima Pagina News)
Ecco la storia vera di Annalisa Bonsuan, veneziana doc, 65 anni, vive a Mazzorbetto, isoletta a fianco di Burano, assolutamente non collegata da mezzi pubblici, a suo modo una icona della modernità e delle isole della laguna. Una storia bellissima. E’ andato a raccoglierla per noi uno degli inviati storici e conduttori del TG2, Maurizio Crovato.

Con il suo piccolo Boston Whaler si muove tranquillamente in laguna. La mobilità non è un problema per lei. Dopo aver fatto per anni la pilota di linea per Alpi Eagles, ha deciso di tornare alle origini, a fare l’architetto, il mestiere per cui si era laureata con il massimo di voti, allo Iuav di Venezia.

Dimenticavo, Annalisa Bonsuan, veneziana doc, 65 anni, vive a Mazzorbetto, isoletta a fianco di Burano, assolutamente non collegata da mezzi pubblici.

Si è restaurata da sola, una antica residenza agricola e vive spostandosi per motivi di lavoro tra terraferma (Tessera) e centro storico di Venezia, con la rapidità di una metropolitana veloce. Annalisa, lo si può tranquillamente dire senza essere smentiti, è una rarità. Veneziana residente in una isoletta della laguna.

Ma non è solo questo modo di vivere solitario e singolare a spingere il cronista curioso ad approfondire. Annalisa Bonsuan come mestiere ricicla i vecchi pali della laguna, le bricole, in dialetto, che separano nei canali le secche e le barene, dai percorsi navigabili. A causa delle teredini, piccoli e voraci animali, chiamati anche le termiti del mare. Questi mini-roditori hanno il vezzo di mangiare il legno a contatto con l’acqua marina. Ecco il motivo del crollo (e dell’enorme costo di mantenimento) di tante bricole disseminate nei 550 chilometri quadrati di laguna. Larici, abeti, roveri o acacie, le teredini sono di bocca buona, creano dei buchetti che prima o poi fanno cadere i pali.

Annalisa Bonsuan reinventa così opere di arredamento che più ecologiche e riciclate, non si può. E soprattutto hanno il sapore lagunare.

Tutto per lei ricomincia quando la sua compagnia aerea Alpi Eagles, fallisce nel 2011 e Annalisa, senza piangersi addosso, comincia a intraprendere la sua antica professione. Il suo motto preferito: nella vita la porta principale è senza raccomandazioni. Solo passione. A sentirla raccontare, tutto sembra naturale e semplice. Figlia del sestiere di Cannaregio, quando si laurea nel 1982, è già da copertina. Fa una tesi, assolutamente originale sulla Basilica di San Marco. Una analisi “tecnico-fisiologica” su come era stata concepita la chiesa contariniana dal IX secolo in poi. E tutti gli stravolgimenti gotici successivi come chiesa palatina. Una versione originale che le valse gli apprezzamenti accademici anche dell’allora Proto della Basilica, Ettore Vio.

La giovane Annalisa, invece, decise di misurarsi, lavorando per una industria di Treviso che produceva serramenti innovativi. Alcuni suoi progetti ebbero anche un successo commerciale. Alternava la sua passione per la barca a vela con quella per il volo. Un giorno, a Osoppo in Friuli, fa un giro su un aliante e resta immagata. Si precipita nella bellissima e specializzata libreria di via XXII marzo dove ha lavoratore per diversi anni da studentessa (libreria che oggi non c’è purtroppo più, trasformata in negozio per turisti, ndr).

Annalisa è indecisa tra il “Manuale del pilota di volo” e il “Manuale del ballerino di danza classica”, che a suo modo “vola” libero nell’aria di un palcoscenico, anche lui. Si iscrive all’Aeroclub del Lido, il Nicelli. Non è che un segno del destino. Il fratello della sua nonna paterna, era Ettore Cozzi, aviatore ed eroe dell’aria della Prima Guerra mondiale. Il sangue è sangue, e non mente. Il vero appuntamento con la vita Annalisa, lo incontra però con Alpi Eagles, allora prima compagnia privata acrobatica, fondata dagli ex piloti della pattuglia acrobatica nazionale. Solo successivamente Alpi Eagles diventa compagnia di linea commerciale. All’epoca il team acrobatico di Renzo Rosso aveva cinque appuntamenti annuali a livello nazionale e Annalisa li seguiva tutti. Inutile dire che la “veneziana” viene eletta come loro mascotte. Nel 1997 diventa così pilota commerciale dopo un corso di due mesi in Arizona, Stati Uniti. Roba tosta. Annalisa è la prima donna assunta della compagnia di linea. Io la ricordavo bene perché quando la incontravo al ponte delle Guglie a Cannaregio in divisa blu e alamari d’oro, le dicevo, per schernirla, se era stata assunta come capitana all’Actv…Ma era solo invidia.

Nel 2011, dopo varie vicissitudini finanziarie, Alpi Eagles fallisce. Come è nel suo carattere l’arch. Bonsuan non si demoralizza. Torna al vecchio mestiere. Incontra Andrea Marcello di vecchia e illustre famiglia Venezia, ma soprattutto proprietario delle Saline, isola della laguna nord, piccolo paradiso sperduto. Marcello decide di ristrutturare e restaurare gli antichi edifici fatiscenti alla condizione che tutto deve essere recuperato e riciclato in laguna. Annalisa accetta la scommessa. Entrambi sono convinti che il legno “bucato” dalle teredini ha qualcosa in più e di magico. Recuperato dopo tanto volare il suo rapporto con la laguna, oggi l’architetto Bonsuan ha commesse di lavoro addirittura in Dalmazia, dove è stata incaricata ad arredare una vecchia casa di pescatori sulla costa. Con le bricole si fanno tavoli, pareti, sedie. Le foto della sua ormai numerosa produzione sono la testimonianza di creatività, fantasia e buon gusto.

Se vi basta questa sua testimonianza raccolta al volo: “Il mio abitare la laguna, che ritengo essere non solo un privilegio, ma anche una grande responsabilità, mi porta ad essere molto attiva su alcuni temi che mi sono particolarmente cari: la maleducazione nautica, che in parte corrisponde al moto ondoso, divenuto insopportabile ed intollerabile, ed una attenzione speciale alle disabilità in genere. Purtroppo per quanto riguarda gli ormeggi, la possibilità di sbarco in sicurezza, la possibilità di navigare senza essere travolti e messi in serie difficoltà da onde mostruosamente inutili, la laguna ha ancora molta strada da fare. Venezia è una città d'acqua e sull'acqua nel passato ha costruito la sua grandezza. Oggi sembra aver perso questo rapporto speciale e l'acqua si configura come una fonte di problemi, che nessuno sembra volere realmente affrontare”. What else?

È aperto il tavolo delle riflessioni.


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