Fase 2, per la scuola una grande occasione da non mancare

Continuiamo a dar voce al mondo della scuola, travolto dall’emergenza coronavirus. Pubblichiamo un importante contributo di una docente romana di scuola superiore che esamina dall’interno il terremoto scoppiato nella scuola ma delinea anche le potenzialità progettuali che l’emergenza Covid potrebbe offrire al mondo scolastico con investimenti e un ripensamento anche organizzativo e didattico. Sempre che ci sia la volontà politica di considerare la centralità della scuola nel presente e nel futuro del Paese.

di Daniela Marcuccio
Lunedì 04 Maggio 2020
Roma - 04 mag 2020 (Prima Pagina News)

Continuiamo a dar voce al mondo della scuola, travolto dall’emergenza coronavirus. Pubblichiamo un importante contributo di una docente romana di scuola superiore che esamina dall’interno il terremoto scoppiato nella scuola ma delinea anche le potenzialità progettuali che l’emergenza Covid potrebbe offrire al mondo scolastico con investimenti e un ripensamento anche organizzativo e didattico. Sempre che ci sia la volontà politica di considerare la centralità della scuola nel presente e nel futuro del Paese.

Niente sarà più come prima” - questo il grido d’allarme di inizio pandemia che ha accompagnato il nostro adattamento al lockdown con intenti un po’ persuasivi… un po’ castiganti . Esso risuona spesso nei discorsi di chi prova a spiegarci come sarà il nostro futuro, quanto sarà graduale il ritorno alla normalità. L’anelito alla normalità dei più è stato tangibile ai primi barlumi di “apertura” e flessibilità

. Ma forse bisogna intendersi: di quale normalità si parla, a quale normalità si vuole tornare? Prendiamo per esempio la realtà della scuola fatta di classi rumorose, affollate di aule spesso inadeguate e mal manutenute, ma anche di laboratori informatizzati, di palestre un po’ retro’, di pianti e gioie, di assemblee affollate, di studenti presi per mano , di mense per bambini, di giochi nei cortili tra i palazzi, di Collegi docenti un po’ distratti! La chiusura di questa normalità sul territorio nazionale è stata decretata il 5 marzo, anche se il 25 febbraio era stata disposta la sospensione della didattica in presenza in alcuni Comuni della Lombardia e del Veneto già in allarme contagio. Ciò nonostante l’effetto sorpresa c’è stato.

Ed è stato deflagrante…nessuno se lo aspettava e questo forse costituisce un neo nella gestione dell’emergenza! La maggior parte degli Istituti scolastici era assolutamente impreparata non essendo stata data la giusta ponderata informazione neanche a livello dirigenziale! Tant’è che al momento della disposta chiusura a livello nazionale, buona parte delle scuole (di ogni ordine e grado) era sprovvista di piattaforme per la didattica a distanza.

Le attività da remoto sono cominciate a singhiozzo, rimesse alla buona volontà ed alla fantasia di singoli docenti ed insegnanti che, a seconda della fascia di età dei propri discenti, hanno optato per l’una o l’alta applicazione (Zoom. Cisco Webex….), con indubbi ritorni economici per i relativi gestori. Così è cominciata una ‘’nuova normalità’’ con la prospettiva – mai così paventata – divenuta poi certezza, che a scuola non si sarebbe più tornati.

L’orario scolastico delle lezioni, generalmente ridotto rispetto a quello ordinario, è stato calibrato sui possibili livelli di attenzione di bambini e adolescenti, nonché sulla tenuta dei dispositivi. Tuttavia il carico di lavoro dei docenti è aumentato in forma esponenziale tra videolezioni, materiale da caricare sulla piattaforma, formazioni online accelerate , riunioni collegiali e/o di team, consultazioni di graduatorie con probabile ricorso …e poi connessioni saltate, attese , messaggi e domande e risposte. Senza trascurare la natura traumatica per alcuni del consegnare il volto alla webcam, perdendo la confidenza che ciascuna persona ha con la propria immagine.

E poi l’ impennata di attenzioni delle famiglie diventate pretenziose sulle videolezioni, sull’interfaccia tra compagni, sulla conservazione dello spirito di gruppo, quasi fossimo noi docenti saltimbanchi intrattenitori. E’ vero altresì che tra gli stessi studenti si riscontra una certa resistenza a consegnarsi indifesi all’anonimo schermo e capita dunque frequentemente di fare lezione alle iniziali dei loro nomi che si accendono e si spengono sul monitor, senza poter verificare la loro attenzione e modulare di conseguenza il tono della voce ed il tenore dell’argomentare. Molti colleghi vanno su tutte le furie, ritenendo di poter obbligare alla visibilità, trascurando che con questa modalità di didattica è la scuola che entra nelle case sfidando la riservatezza o la problematicità di coabitazioni forzate in tutte le ore del giorno.

Per le famiglie di adolescenti e/o di bimbi diversamente abili, la sospensione dell’attività didattica ha avuto poi un impatto particolarmente doloroso e faticoso più dell’immaginabile, perché in questi casi quello che è difficile sostituire è proprio il “tempo a scuola”- che sgrava un po’ dal sofferto peso della cura - più che la didattica! E allora grande merito va riconosciuto a tutti i docenti sul sostegno che svolgono la loro preziosissima funzione per insegnare ed incoraggiare, allungando lo sguardo attraverso lo schermo, quasi fosse una mano pronta a dar loro quel contatto impossibile.

Molti dei loro genitori sono comprensibilmente esigentissimi, pretendendo disponibilità che la normalità dell’orario scolastico non contempla. Certamente sarebbe occorsa una più puntale organizzazione da parte di alcune dirigenze scolastiche, direttive specifiche anche alle famiglie, al fine di sottrare il personale docente a carichi di lavoro triplicati…all’ansia da inseguimenti notturni su chat telefoniche , da richieste assillanti di codici e nickname, per accessi inspiegabilmente negati……fino all’intervento salvifico dello studente aspirante hacker che si porta dietro nell’aula virtuale tutta la classe! Nonostante l’ affiatamento sui social e l’affabilità con la tecnologia , l’insofferenza degli studenti è ormai montata alle stelle e forse mai come in questa circostanza rimpiangono la scuola, i suoi orari i volti più o meno arcigni o rassicuranti di docenti e bidelli, le farfalle nella pancia per il compito in classe o il primo amore, la merenda condivisa, magari il fumo strappato ai minuti della ricreazione…….insomma la propria quotidiana porzione di normalità.

Purtroppo ciò che di norma accadeva nelle relazioni interpersonali per ora e chissà fino a quando – lo diranno prima di tutto le autorità politiche supportate dalla scienza– non potrà più accadere perchè le “relazioni di comunità” dovranno attenersi alle norme sulle distanze, sui dispositivi di protezione e alle norme igieniche. Ciò che di norma accadeva nelle vite quotidiane – visite tra parenti e/o amici, cene goliardiche, aperitivi, trasferimenti tra Comuni , Regioni, Stati, riaccadrà ma con modalità controllate, misurate; le nostre vacanze assomiglieranno forse a pudici soggiorni termali.

Mancherà per un po’ di tempo il normale affidamento all’abbraccio amicale, all’ educata stretta di mano , alla cameratesca pacca sulla spalla…saremo diffidenti, inespressivi dietro mascherine anonime. Molto probabilmente la normalità delle relazioni economiche pregresse faticherà a ricostituirsi, i consumi tarderanno a rimontare, magari cambieranno la loro tipologia, le imprese cercheranno di adattarsi o di riorientarli. Nessuna ripresa normalizzante è per ora prevista per i servizi di educazione all’infanzia né per la scuola sulla quale d’altra parte, negli ultimi venti anni, nessuna politica pubblica ha voluto seriamente investire.

Della scuola si sta parlando, con abile preoccupata solerzia, in questi giorni all’alba della fatidica fase2, incalzati da disappunti e domande provenienti dalle famiglie delle lavoratrici e dei lavoratori che del mondo della produzione sono essenziale parte in causa : chi si prenderà cura di figli, bambini e adolescenti, al rientro dei genitori al lavoro visto che le scuole continueranno a restare chiuse come pure i luoghi di socializzazione e di educazione per l’infanzia?

Il sistema scuola dovrebbe invece ascendere la gerarchia delle priorità, anche nelle riaperture! Innanzitutto perché oltre ad essere luogo di formazione delle giovani generazioni, presidio di crescita intellettiva e spirituale è il più consolidato, garantito, affidabile e rassicurante caregiver sociale, la cui chiusura già in tempi non sospetti getta nel panico le famiglie.

Il già descritto, faticoso, smart working dei docenti può assolvere la funzione didascalica ma certamente non soddisfa la dimensione pedagogico-relazionale, non favorisce l’inclusione delle diverse abilità. La didattica a distanza è selettiva ed escludente, e nelle condizioni odierne rischierebbe di stravolgere il principio costituzionale dell’istruzione diritto di tutte e tutti. L’occasione dell’emergenza attuale,seppur tragica e amara, potrebbe favorire un cambiamento se solo la ripresa nei settori economici andasse di pari passo, se non dando addirittura precedenza all’istituzione scuola, la cui riorganizzazione “per la messa in sicurezza” potrebbe dare lavoro a tante persone normalizzando la situazione di precarietà dei profili professionali coinvolti nel settore.

La vita nelle scuole potrebbe ripartire in sicurezza dividendo le classi in piccoli gruppi ( in Danimarca si è proceduto in questo modo)– si spera che questo accada almeno a settembre! – assegnando ad esse altri nuovi insegnanti, affidando ad altro nuovo personale la sorveglianza delle misure di sicurezza, riqualificando aule e spazi collettivi, rifornendo tutte le sedi di materiale per l’igiene individuale e degli ambienti.

Basterebbe spendere un po’ di attenzione politica, di energie e di pubblico denaro! Scartabellando (uso volontariamente inappropriato di un verbo più consono ad un topo da biblioteca!) tra le pagine web del MIUR è comparsa una nota dell’Ufficio VIII della Direzione generale degli ordinamenti scolastici e per la valutazione del sistema regionale di istruzione (Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione) contenente la tabella del costo medio dello studente registrata dalla Corte dei conti nell’aprile 2020.

La svolta culturale e politica, che si attende, renderebbe vincolante affiancare alla stima del costo medio per studente il valore dell’investimento economico ed umano del quale l’intera società si avvantaggerebbe . La nuova normalità dovrebbe ripartire dunque dal rispetto della persona , e quindi dell’ambiente, e della salute e della sicurezza alimentare e della sicurezza e dignità del lavoro e della pace, a dispetto di quella che molto probabilmente ci verrà di nuovo propinata, produttivistica e di “assalto” – cantieri, linee di montaggio , merci inutili - tra le produzioni non interrotte in questa quarantena sono quelle legate alla difesa (leggere F35) se restasse immutato l’assetto dei poteri economici.

Occorrerebbe un cambiamento di prospettiva – mettere l’istruzione al centro dei valori e dei lavori. Un nuovo tempo della Cura! Questa l’occasione che potrebbe essere mancata se sulla scuola non si decida di investire, se non si darà precedenza alla crisi climatica, se non si arresteranno le economie predatorie di ecosistemi insostituibili.

A chi chiede armi (metafora di violenza) rispondiamo istruzione! Al dilemma se dare una ghinea per finanziare la guerra o l’istruzione Virginia Woolf da femminista non ebbe dubbi scegliendo la seconda per “il ruolo fondamentale che svolge nella vita umana concorrendo a formare donne e uomini colti” ( Virginia Woolf scrisse ‘’Le tre ghinee ‘’ tra il 1937 e il 1938 quando i venti di guerra e di orrore soffiavano già sull’Europa e sebbene si riferisse all’istruzione universitaria sappiamo bene, tanto più oggi, che il percorso universitario è il punto di arrivo consigliato e inevitabile di una seria e fruttuosa carriera scolastica).


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