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Le riforme in campo assicurino il diritto della difesa
La giustizia al centro dell’agenda politica italiana, ma tra luci, e molte ombre, le riforme sul civile e il penale messe in campo con il PNRR dal Governo, e il dibattito nel Parlamento, preoccupano i 240 mila avvocati italiani e le loro rappresentanze, tanto da dover convocare una Sessione Ulteriore del Congresso Nazionale Forense che si conclude oggi all’hotel Ergife di Roma.
di Pino Nano
Sabato 24 Luglio 2021
Roma - 24 lug 2021 (Prima Pagina News)
La giustizia al centro dell’agenda politica italiana, ma tra luci, e molte ombre, le riforme sul civile e il penale messe in campo con il PNRR dal Governo, e il dibattito nel Parlamento, preoccupano i 240 mila avvocati italiani e le loro rappresentanze, tanto da dover convocare una Sessione Ulteriore del Congresso Nazionale Forense che si conclude oggi all’hotel Ergife di Roma.

Consiglio Nazionale Forense, si conclude oggi a Roma il  XXXIV Congresso Nazionale Forense, occasione ideale per un bilancio sulla crisi della giustizia, per una analisi completa e non di parte sulla Riforma Cartabia, e sulla profonda crisi di sistema che blocca le aule di giustizia per organici carenti e lacunosi. Forte l’appello di Maria Masi a Governo e Parlamento. Sono presenti al Congresso 650 delegati, tra Avvocate e Avvocati.In apertura dell’assise ieri Maria Masi, presidente facente funzioni del Consiglio Nazionale Forense, aveva fatto un appello forte a Governo e Parlamento che qui vi proponiamo in maniera integrale.

“Le riforme della giustizia civile e penale - esordisce Maria Masi- delineate dai maxi emendamenti governativi rischiano di disattendere gli obiettivi indicati dall'Onu nell'Agenda 2030 cioè la garanzia di accesso universale alla giustizia. È prevista una forte contrazione dei tempi del processo ma con il pericolo che a rimetterci siano le garanzie di difesa, configurando regimi di preclusioni, sanzioni e filtri che danneggiano i cittadini e che non possono trovare giustificazione alcuna soprattutto se proposti in un'ottica di ottimizzazione del sistema e riduzione dei tempi dei processi. La proposta del Cnf, inviata al governo alla fine dello scorso anno, partiva invece da un presupposto chiaro: il settore della giustizia non può essere revisionato soltanto in termini di ‘tagli’. Serve un cambio di prospettiva, una nuova cultura riformatrice rivolta costantemente al miglioramento del servizio per cittadini e imprese, attraverso tre coordinate interconnesse: la razionalizzazione e semplificazione del quadro normativo esistente; l'investimento nell'organizzazione della giustizia; la formazione di professionalità di alto livello e l'implementazione di competenze specifiche degli operatori del settore”.

Ma sulla stessa linea, il coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense, Giovanni Malinconico: “La riforma della Giustizia al centro del dibattito politico da un lato. Il Congresso dell'Avvocatura italiana dall'altro. Una coincidenza temporale che è un'occasione storica per far sentire la voce degli Avvocati su temi che incideranno profondamente sul nostro futuro come professionisti e sul futuro del Paese. Veniamo da un periodo di pandemia in cui l'attenzione per i diritti e per i temi della giurisdizione è stata inevitabilmente posta in secondo piano rispetto all'emergenza sanitaria, ma con l'arrivo dei fondi del PNRR si ricomincia a parlare di riforme e di efficienza del sistema Giustizia. La riforma Cartabia per il processo penale in parte ci soddisfa, ma assistiamo increduli a un dibattito che sembra rimettere in discussione alcuni punti cardine come la prescrizione, molte le perplessità invece sul civile, più ombre che luci".

"È il momento in cui l'Avvocatura deve far sentire la propria voce in maniera unitaria - ribadisce nel suo intervento Giovanni Malinconico - ribadendo quelli che sono elementi imprescindibili del diritto e dei diritti dei cittadini e intervenendo laddove ci siano aspetti da migliorare. Il Congresso è il momento ideale in cui la pluralità di posizioni in seno al mondo forense può trovare la sintesi adeguata, offrendo una posizione comune e autorevole, forte della voce di 240 mila avvocati italiani”.

Per il presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma, Antonino Galletti, “La pandemia ha portato, involontariamente, alcune utilità che l'Avvocatura ha il dovere di difendere e che sono una base di partenza per future migliorie: la copia esecutiva telematica, il PCT in Cassazione, le udienze a trattazione scritta o da remoto (in assenza di diverse indicazioni delle parti). Una velocizzazione di quel processo di informatizzazione che, se non diventa imposizione calata dall'alto, indubbiamente rappresenta una modernizzazione del processo. Ma se questo accenno di rivoluzione telematica è un dato positivo, le infrastrutture telematiche devono però ancora essere sviluppate e potenziate adeguatamente, come del resto tutte le infrastrutture, come l’edilizia giudiziaria, oramai fatiscente e inadeguata”.

Resta poi la nota più dolente, su cui l'Ordine Forense della Capitale si è pronunciato: le drammatiche carenze delle piante organiche, tanto della magistratura, quanto del personale amministrativo. Senza queste fondamenta, premessa di qualsiasi riforma del processo, tutto si riduce in operazioni di chirurgia plastica sui codici, interventi di facciata che possono forse ingannare l'Europa per ricevere i finanziamenti, ma non producono in concreto alcun beneficio per gli avvocati, ma soprattutto per i cittadini.


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