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Vaticano. Annachiara Valle, riparte dalle “Donne della Repubblica”.

Donne e poi ancora donne, fortissimamente donne, donne impegnate in politica, donne protagoniste del sociale, donne vittime e donne di altissimo profilo istituzionale, c’è tutto questo nel nuovo libro della giornalista Annachiara Valle, vaticanista di Famiglia Cristiana, molto amata da Papa Francesco e molto attenta alle trasformazioni della politica.

di Pino Nano
Domenica 04 Dicembre 2022
Roma - 04 dic 2022 (Prima Pagina News)

Donne e poi ancora donne, fortissimamente donne, donne impegnate in politica, donne protagoniste del sociale, donne vittime e donne di altissimo profilo istituzionale, c’è tutto questo nel nuovo libro della giornalista Annachiara Valle, vaticanista di Famiglia Cristiana, molto amata da Papa Francesco e molto attenta alle trasformazioni della politica.

Le donne che fecero parte dell'Assemblea Costituente furono solo 21. Eppure, non tutti sanno che il loro contributo alla stesura della carta fu fondamentale, anche perché seppero esprimere con consapevolezza la novità della partecipazione femminile alla politica. Ancor più importante, però, è il contributo che le donne hanno dato, in oltre settant'anni, a far sì che la Costituzione diventasse realtà.

Il nuovo libro di Annachiara Valle, “Le donne della Repubblica. Una Costituzione che diventa reale” racconta questo percorso.

Gli esempi sono innumerevoli. L'autrice ci racconta di figure come Tina Anselmi (prima donna ministro), Giulia De Marco (tra le prime 8 vincitrici del concorso per accedere alla magistratura, nel 1965), Maria Gabriella Luccioli (prima donna presidente della Cassazione), Marta Cartabia (prima donna presidente della Corte Costituzionale), E, oltre alle istituzioni, c'è la società civile: Franca Viola (la prima donna a opporsi al matrimonio riparatore con l'uomo che l'aveva violentata) e Tina Lagostena Bassi (che lottò contro la colpevolizzazione delle vittime di violenza), Luisa Spagnoli (imprenditrice), Francesca Sèrio (prima donna a denunciare reati di mafia), Bianca Piccinino (prima donna a condurre un TG), Emma Carelli (prima donna a dirigere un teatro dell'Opera), Rita Levi Montalcini (prima donna italiana a vincere il Nobel per la medicina), Lidia Beccaria Ricolfi (prima donna a testimoniare l'orrore dei campi di concentramento).

“Ci sono voluti sacrifici, studio, testardaggine e professionalità per mettere in pratica quello che le leggi sanciscono in via teorica. Le donne come quelle che ho ricordato in questi capitoli, ma a moltissime altre dobbiamo dire grazie – dice Annachiara Valle- hanno preparato il terreno per le norme costituzionali, hanno contributo a scriverle e poi si sono date da fare per attuarle. Con pazienza e perseveranza. E così sono diventate scienziate, astronaute, docenti universitarie, direttrici di tg, pilote di formula 1…”.

A queste protagoniste Annachiara Valle affianca le biografie di alcune donne della società civile che nei primi anni della Repubblica hanno compiuto scelte di libertà e autonomia, infrangendo antichi tabù e pregiudizi. Una scelta -sottolinea Rosy Bindi nella prefazione che fa al saggio- che tiene insieme la politica e i cambiamenti sociali e di costume, ricostruendo i primi passi di un cammino che ha contribuito a trasformare in meglio l’Italia

Ma non bisogna abbassare la guardia- sottolinea la giovane vaticanista- perché “nessuna conquista è per sempre. La democrazia ha bisogno di cure, l’uguaglianza e la parità sono beni da custodire e promuovere con determinazione e delicatezza. E la memoria può darci coraggio e forza per non fare passi indietro, per scolpire nella nostra mente e nel cuore i sacrifici di tante che, prima di noi, hanno percorso la strada e ci hanno aperto orizzonti e possibilità in momenti anche più faticosi dei tempi che stiamo vivendo. Donne che hanno rischiato (e a volte perso) la vita perché altre donne potessero vivere degnamente e con gioia la propria. Il testimone continua a passare di mano in mano, di Paese in Paese, di generazione in generazione. Purché tutte facciano, facciamo, la nostra parte”.

-Ma perché un libro sulle donne che hanno fatto la Repubblica?

Perché ci sono voluti quasi 75 anni dall’entrata in vigore della nostra Costituzione prima che una donna, Giorgia Meloni, diventasse Presidente del Consiglio. Ce n’erano voluti 28 prima di ottenere la guida di un ministero, con Tina Anselmi che era divenuta, nel 1976, titolare del dicastero della Sanità. Proprio per questo, mentre le donne giungono ad alti traguardi - e da tanti altri ancora sono lontane -, vale la pena volgere un po’ lo sguardo indietro, anche a chi ha aperto nuove strade metaforiche e vere, perché le donne potessero conquistare a pieno il loro diritto a essere cittadine”.

-Che ruolo reale svolsero queste donne?

Dagli scranni del Parlamento, dove le 21 Costituenti si batterono per inserire della nostra Carta fondamentale uguali diritti e uguale dignità, quelle norme hanno avuto bisogno della testardaggine di altre donne per non rimanere solo sulla carta. Il volume ripercorre, intervento per intervento, il lavoro delle madri della Costituzione, ma poi racconta l’impegno di donne note e donne comuni. Dalla Anselmi, appunto, a cui si deve la costruzione del nostro Servizio sanitario nazionale, a Marta Cartabia, prima donna a capo della Corte Costituzionale.

-Non solo donne in politica, però?

Mi sembrava giusto tracciare tracciati anche i profili di quelle figure, come Luisa Spagnoli, che, con il loro intuito avevano aperto la strada a un impegno pubblico delle donne anche prima della Seconda guerra mondiale, o come Rosanna Oliva de Conciliis, che con il suo ricorso contro le norme che imponevano l’appartenenza al genere maschile per partecipare ai concorsi per cancelliere e magistrato, aprì la carriera giudiziaria a tutte le altre.

-Qualche altro nome?

C’è la storia di Franca Viola, la prima donna a opporsi al matrimonio riparatore con l’uomo che l’aveva violentata, ma ci sono anche i racconti delle vite di Francesca Serio, prima donna a denunciare reati di mafia, di Giulia Solomita Camera, la prima donna a guida di un autobus, di Giuliana Fiorentino Tedeschi, Luciana Nissim Momigliano, Alba Valech Capozzi, Frida Misul e Liana Millu, che sono state le prime donne a testimoniare l’orrore dei campi di concentramento.

-Giorgia Meloni premier, è il segno di un cambiamento radicale però, non crede?

Vede, nonostante Giorgia Meloni sia diventata oggi la prima donna presidente del consiglio, la disparità salariale, il diverso tasso di occupazione, la progressione delle carriere e molte altre considerazioni ci spingono a chiedersi, come fa Rosy Bindi nella prefazione al volume, se i diritti e le libertà faticosamente raggiunti in settant’anni di vita democratica sono ancora alla portata di tutte. O se stiamo invece rischiando un grave arretramento. Nel libro troverà anche la risposta a questa domanda.

Per rispondere a queste domande vale la pena leggere i ritratti femminili proposti da Annachiara Valle per tornare a conoscere quelle donne, alcune colpevolmente dimenticate, che hanno aperto la strada a tutte noi affrontando luoghi comuni e pregiudizi sessisti e misogini, ma soprattutto un potere maschile che si ostinava a disconoscerne il valore».

Si tratta, scrive ancora la Bindi, del «racconto, ricco di puntali rimandi storici, di una semina fruttuosa, iniziata negli ultimi mesi del ’45 con la battaglia per il diritto all’elettorato attivo e passivo in vista delle prime consultazioni amministrative, che videro circa 2000 elette, proseguita tra i banchi di Montecitorio con la pattuglia delle 21 donne elette il 2 giugno del ’46 all’Assemblea Costituente e poi, venti anni dopo, con la nomina della prima donna ministro, cui seguiranno altre protagoniste della politica nazionale.


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