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Amazzonia, Lav: vera azione è passare da proteine animali a vegetali

"Lo indicano i maggiori organismi internazionali"

(Prima Pagina News)
Venerdì 04 Settembre 2020
Roma - 04 set 2020 (Prima Pagina News)

"Lo indicano i maggiori organismi internazionali"

L’Amazzonia brucia, oggi non meno di ieri. Il problema degli incendi provocati dal disboscamento della foresta amazzonica – fenomeno che si prospetta in crescita per la minore sorveglianza a causa del Covid-19 – per la creazione di zone di pascolo per bovini “da carne” o di aree in cui coltiva soia per mangimi, ha fatto il giro del mondo poco più di un anno fa (https://www.lav.it/news/carne-amazzonia-incendi) a causa della gravità del fenomeno e del suo impatto devastante sugli animali, sull’ambiente e sulla sopravvivenza globale. Ai danni noti che la deforestazione comporta, tra i quali meno ossigeno e maggiore emissione di anidride carbonica, quest’anno si è aggiunta la consapevolezza del ruolo di questa attività nella trasmissione (https://www.lav.it/news/deforestazione-e-zoonosi) dei virus tramite le zoonosi: agire per fermare questi pericoli è ancora più importante. La Giornata globale di azione per l’Amazzonia del 5 settembre, indetta dall’Articolazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB) per denunciare la drammatica situazione degli incendi in Amazzonia, cade nel mese in cui l’emergenza fuoco si manifesta con più violenza. Nel 2019, in Brasile, si sono sviluppati 51935 incendi in agosto e 53234 in settembre. Quest’anno sono stati 50694 in agosto e già 3478 al 3 settembre (dati INPE). Le zone colpite sono la foresta (47,8% dei fuochi nel 2020) e la zona limitrofa, il Cerrado (27,1% nel 2020,) la savana dove ci sono vaste coltivazioni di soia (dati INPE). Per gli incendi, nel 2019 si sono persi (dati INPE PRODES) 10.129.000 metri quadrati di foresta, il 34% in più dell’anno precedente, pari alla superficie di 36.000 campi da tennis. Un recente studio ha confrontato le mappe delle zone bruciate nel 2019 con i luoghi da cui provengono la maggior parte della carne e della soia commercializzate da grandi aziende internazionali del settore. È risultato che i roghi si sono verificati proprio nelle vicinanze delle aree di “rifornimento” per macelli e dei silos collegati ad imprese gigantesche, quali JBS e Cargill, presenti in tutto il mondo. Dal 2009 LAV, con la campagna www.cambiamenu.it, sensibilizza consumatori e istituzioni sulle conseguenze distruttive della catena produttiva provocata dall’ostinata abitudine di mangiare carne, e sui vantaggi dell’alimentazione 100% vegetale. Tutti noi abbiamo un ruolo da svolgere per bloccare il ciclo devastatore che mette ogni anno sempre più a rischio la sopravvivenza del Pianeta. Si può agire subito cambiando la nostra alimentazione e facendo pressione sui legislatori per fermare la dittatura della zootecnia, così difenderemo anche la foresta dalla distruzione. #noncomeprima


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