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Diritti e salute, l’Editoriale del giorno

Nel momento dei ricordi, nel tempo delle considerazioni, salgono alla memoria gli eventi di questi ultimi anni.

di Massimo Fioranelli
Giovedì 21 Luglio 2022
Roma - 21 lug 2022 (Prima Pagina News)

Nel momento dei ricordi, nel tempo delle considerazioni, salgono alla memoria gli eventi di questi ultimi anni.

Ci sono pochi elementi che realizzano l’anelito dell’uomo verso l’infinito: uno di questi e’ il linguaggio. Il linguaggio è la dimora della nostra libertà, la cifra della conoscenza del mondo; Wittgenstein diceva che “i limiti del mio mondo sono i limiti del mio linguaggio”.

Ed e’con un lessico miserevole e con una prosodia avulsa da qualsiasi afflato empatico, che le nostre piu’ alte cariche dello stato ci hanno posto difronte ad una scelta insostenibile per l’essere umano: la nuda vita o la giustizia, la liberta’ o la sicurezza.

Sosteneva Aaron Beck, uno dei fondatori della psicoterapia cognitivo-comportamentale, che cio’ che percepiamo realmente non è l’evento in se ma e’ l’interpretazione che ne diamo che evoca risposte comportamentali adattative. Con parole avulse dalla realta’ esseri umani sono stati ritenuti responsabili della morte di altri esseri umani; non di un evento naturale che preesiste e prescinde da essi. La societa’ moderna e’ talmente attaccata all'esistenza da essere pronta a barattarla per qualsiasi cosa, anche a scapito dell’umana dignità.

Uno dei momenti cruciali della deriva culturale moderna e‘ stato concepire la scienza come una nuova religione, una sorta di atto di fede incondizionato.

Immanuel Kant, il padre della scienza come l’illuminismo ce l’ha consegnata, nei suoi “Prolegomeni ad ogni metafisica futura”, identifica le caratteristiche fondamentali della scienza: un sapere in continua evoluzione e suscettibile di contraddizioni. Karl Popper, uno dei piu’ grandi epistemologi del ‘900, sottolineo’ come un assunto, per essere scientifico, deve essere falsificabile.

Diceva Antonio Gramsci in “Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce”: “Le verità espresse dalla ricerca scientifica non sono verità assolute e definitive. La scienza è una categoria storica, per certi versi puo’ diventare una superstruttura, una ideologia.

Dalla sua fondazione nel 1660, la Royal Society ancora oggi adotta la Nuova Atlantide come testo di base ispirandosi all’idea di scienza di Francis Bacon. I primi segni dell’attuale degrado erano già presenti nell’Inghilterra del XVII secolo: il disprezzo di Bacon per la gente comune si incarnava nell’intendere la scienza come mezzo per insegnare al popolo a sottostare alla legge e all’autorità di governo.

Martin Heidegger suggello’ quel filo conduttore che ha attraversato le molteplici esperienze di tanti ricercatori del ‘900: l'idea che le scienze fisiche e la matematica non siano necessariamente sempre vere in senso assoluto, ma unicamente esatte.

Nel 2013 Patrick Zylberman nel suo libro intitolato  Tempeste di microbi (Tempêtes microbiennes)  aveva descritto il processo attraverso il quale la sicurezza sanitaria stava diventando parte essenziale delle strategie politiche ed internazionali.  Michel Foucault affermo’ che la biopolitica tende fatalmente a convertirsi in dramma sociale, in tanatopolitica.

Quanto più il diritto si occupa della vita biologica dei cittadini come un bene da curare e promuovere, tanto più quest’interesse getta immediatamente la sua ombra nell’idea di una vita che non merita di essere vissuta. 

Oggi ci domandiamo quali rapporti debbono intercorrere tra il diritto e la vita. Un grande storico del diritto romano, Yan Thomas ha mostrato come nella giurisprudenza romana la natura e la vita naturale degli esseri umani non entrano mai come tali nel diritto, ma restano separati da questo. Quel che è avvenuto nei primi decenni del novecento è che il diritto ha progressivamente, a seconda delle circostanze, tutelato od escluso, molti aspetti della vita biologica.

Il primo esempio di una legislazione in cui uno Stato si assume programmaticamente la cura della salute dei cittadini è stata l’eugenetica nazista. Subito dopo l’ascesa al potere nel luglio del 1933, Hitler fece promulgare una legge per proteggere il popolo tedesco alle malattie ereditarie, che portò alla creazione di speciali commissioni che decisero la sterilizzazione coatta di 400.000 persone.

Lebensunwerten Leben: vita indegna di essere vissuta; o ancora meglio, nella traduzione che ne dà Giorgio Agamben: "vita che non merita di vivere”. Questa espressione è il perno attorno al quale ruota uno degli eventi più raccapriccianti della storia del Novecento, ovvero lo sterminio dei malati di mente e dei disabili, perpetrato con burocratica ferocia dai nazisti. I nazisti tuttavia furono solo gli esecutori di un genocidio alla cui realizzazione contribuirono vari soggetti della società civile: intellettuali, scienziati, premi Nobel, classe medica, giuristi e semplici cittadini.

Nel 1946 l’ Ordine dei Medici Tedeschi incaricò una commissione presieduta dal dottor Alexander Mitscherlich di riferire sul cosiddetto “ processo ai medici” nazisti che si svolgeva a Norimberga. I risultati della commissione non furono mai resi pubblici; l’Ordine dei Medici ritenne che le atrocità commesse erano talmente orribili da poter scuotere la stessa fiducia dei cittadini nella professione medica.

Ma ben  prima del nazismo una politica eugenetica potentemente finanziata dal Carniege Istitute e dalla Rockfeller Foundation, era stata programmata negli Stati Uniti, in particolare in  California, a cui Hitler si era esplicitamente richiamato.

Quando la salute diventa l’oggetto della politica, cessa di essere qualcosa che riguarda l’ autodeterminazione di ciascun individuo e diventa un obbligo da adempiere a qualsiasi prezzo, non importa quanto alto. Il diritto e la vita non devono essere confusi; diritto e medicina sono e debbono rimanere separati.

Se la medicina stringe un patto ambiguo ed indeterminato con i governi non può che condurre ad inaccettabili limitazioni delle libertà individuali, rispetto alle quali le ragioni mediche possono offrire il pretesto ideale per un controllo senza precedenti vita sociale.

“Si è inoculata nella mente delle persone una sorta di civismo superlativo in cui gli obblighi vengono presentati come prove di altruismo ed il cittadino non ha più diritto alla salute, ma diventa giuridicamente obbligato alla salute (biosecurity). La biosicurezza si è dimostrata capace di presentare l’assoluta cessazione di ogni attività politica e di ogni rapporto sociale come la massima forma di partecipazione civica”.

Come diceva Sigmund Freud “l’umanita’ ha sempre sacrificato la felicità per un poco di sicurezza in più”.

Ma si sa, gli uomini facilmente barattano la parte migliore di sé per la parte peggiore. Ci siamo ridotti, in questo modo alla nuda vita. Una vita ne’ sana ne’ malata, che come tale in quanto potenzialmente patogena, può essere privata delle sue libertà ed assoggettata a divieti e controlli di ogni specie. Ognuno di noi allora è stato chiamato a scegliere quale strada percorrere di fronte a un bivio: la nuda vita o la giustizia. I più hanno preferito la nuda vita e solo pochi hanno mostrato la forza e l'integrità necessaria a sostenere l'immensa fatica di esercitare la giustizia.

Con una tessera verde si e’ derubato il futuro culturale di intere generazioni; si e’ reso inaccessibile il sapere: biblioteche, musei, concerti, la dove non esiste intermediazione tra il valore intrinseco dell'oggetto e il suo fruitore. E’ stata concessa la possiblita’ di una crescita culturale  a coloro che hanno scelto di sottostare a norme disumane e discriminatorie. E’ stata proibita la fruizione di beni vitali a chi se ne nutre quotidianamente per assicurarli soltanto a chi, in fondo, non ne ha alcun bisogno.

La domanda che oggi ci poniamo e’ se un decreto umano può non rispettare una legge di natura? Su questo ci risponde Sofocle nell’Antigone.

Nel Primo stasimo il coro si lancia in un elogio dell'ingegno umano: “molte sono le cose mirabili al mondo, ma nessuna è come l'uomo, che ha saputo sottomettere la terra e gli animali alla propria creatività, ha organizzato la propria vita in maniera civile tramite le leggi ed ha trovato la cura a molte malattie. Tuttavia l'ingegno umano può volgersi anche al male e distruggere quelle cose che esso stesso ha costruito”.

Il effetti la scienza, come noi erroneamente definiamo nei tempi moderni un accozzaglia di mediocri televirologi affetti da un servilismo senza etica, puo’ distruggere anche le cose migliori che l’umanita’ ha conquistato e che ne caratterizzano l’essenza stessa.

Sofocle illustra in questo dramma l'eterno conflitto tra autorità e potere: in termini contemporanei, è il problema della legittimità del diritto. Il contrasto tra Antigone e Creonte si riferisce infatti alla disputa tra leggi divine, o della natura come noi laici le intendiamo, e le leggi dell’uomo. Le leggi naturali, ritenute di origine divina, prerogativa del γένος (ghénos), sono difese da Antigone, mentre Creonte si affida al νόμος (nòmos), il corpus delle leggi della πόλις (polis). Il punto di forza del ragionamento di Antigone consiste nel sostenere che un decreto umano, il νόμος, (nomos) non può non rispettare una legge divina (gli γραπτα νόμιμα). Al contrario, il divieto di Creonte è l'espressione di una volontà tirannica, basata sul principio del nomos despotes (νόμος δεσπότης), ovvero della legge sovrana: egli osa porre tali leggi al di sopra dell'umano e del divino e questo lo conduce alla catastrofe.

Oggi purtroppo assistiamo ad un'altra aberrazione del pensiero: non esistono piu’ persone in salute; i sani non sono più sani, ma sono pazienti asintomatici; si aprono reparti ospedalieri per asintomatici e cimiteri per vivi.

“ Giuro di esercitare la medicina in libertà ed indipendenza”.  Questa e’ la formula scolpita nel profondo dell’anima di ogni medico che si accinge ad esercitare la professione. Ancora di piu’ oggi la visione dell’uomo e della sua salute ha bisogno di alcuni riferimenti imprescindibili. L’essere umano e’ sacro come e’ sacro il suo dolore cui dobbiamo dare sollievo. Dobbiamo avvicinarci all’uomo nella convinzione che rappresenti un entita’ psico-fisica, costantemente in relazione ad altri esseri umani ed all’ambiente che lo circonda. Bisogna promuovere una visione sistemica dell’uomo e su questa implementare le cure.

Io credo nel principio etico della libertà di scelta: l’essere umano è sacro ed inviolabile, appartiene a se stesso, esercita l’autodeterminazione con piena libertà di scelta e di decisione per tutto quello che riguarda la sua persona. 

La protezione della salute non potrà fare leva su obblighi e costrizioni, ma sulla consapevolezza del fatto che stare bene è una conquista individuale e sociale legata alle proprie scelte, ai propri comportamenti, al proprio stile di vita.

L'insieme di conoscenze che gli scienziati hanno ottenuto muovendosi all'interno del  paradigma cartesiano, e successivamente di quello meccanicistico, riduzionista ed infine materialista, ha permeato la conquiste indubbie ed indispensabili della scienza occidentale.

Oggi tuttavia, non possiamo che constatare l’irreversibile crisi di questo paradigma.

In questi ultimi due anni di infodemia abbiamo compreso a fondo come la scienza ed il senso comune non siano avulsi, ma si influenzano vicendevolmente in quanto le principali teorie scientifiche, complice un sistema mediatico mediocre e senza etica, attraverso la scuola, la divulgazione, entrano a far parte del bagaglio culturale di un popolo e ne modificano la visione del mondo, le credenze, gli stili di vita e quindi il senso comune ed anche la giurisprudenza; ma anche il ricercatore risente degli assunti di senso comune, dell'ambiente socioculturale di cui fa parte e ciò si riflette anche sulla sue ipotesi di lavoro. Tuttavia molte cose stanno cambiando nel mondo della medicina e nuove scoperte rendono disponibili nuove visioni della realtà; nuove mappe semantiche stanno creando un nuovo paradigma. In questa nuova visione i pazienti sono parte attiva ed irrinunciabile nel determinismo del proprio benessere, della propria salute e del processo di guarigione.

Il vero medico si interroga costantemente sul mistero della guarigione; recepisce i contenuti euristici dalle proprie esperienze professionali, e’ interessato a possedere il maggior numero di strumenti per guarire quello specifico paziente che incontra nelle difficolta’ della quotidianita’.

Il medico deve essere consapevole che il suo compito è un compito maieutico: quello di tirare fuori dalla persona la sua potenza di autoguarigione e che l’atto medico ideale è quello che attiva la guarigione da dentro, senza bisogno di altro.


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