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Fondazione Murialdi, “Il giornalista nell’età dello smart working”, la nuova provocazione di Giancarlo Tartaglia
Alla fine, ha vinto il vecchio saggio del giornalismo italiano, lo storico Giancarlo Tartaglia. Da oggi, infatti, gli Atti del Convegno 'Il giornalista nell'età dello smart working', promosso dalla Fondazione Paolo Murialdi il 17 settembre scorso, sono stati pubblicati e oggi sono finalmente diventati un saggio utilissimo per tutto il mondo della comunicazione italiana.
di Pino Nano
Venerdì 08 Gennaio 2021
Roma - 08 gen 2021 (Prima Pagina News)
Alla fine, ha vinto il vecchio saggio del giornalismo italiano, lo storico Giancarlo Tartaglia. Da oggi, infatti, gli Atti del Convegno 'Il giornalista nell'età dello smart working', promosso dalla Fondazione Paolo Murialdi il 17 settembre scorso, sono stati pubblicati e oggi sono finalmente diventati un saggio utilissimo per tutto il mondo della comunicazione italiana.
Il volume, edito da “All Around”, ripropone le analisi e le riflessioni degli esperti che si sono interrogati sul tema del lavoro agile nella professione giornalistica, e che hanno partecipato alla giornata di approfondimento arricchendo il dibattito con i loro contributi. Lo smart working, dunque.

“Molte testate hanno lavorato così per tutto il 2020 e lavorano ancora oggi così. E allora la domanda che ci siamo posti è stata questa: ma è una bella invenzione o invece una trappola che finirà per uccidere il nostro già malconcio mestiere?”.

Nessuno meglio di lui, in piena pandemia, quando tutto era chiuso e nessuna previsione sul futuro era ancora percorribile, avrebbe mai potuto immaginare e organizzare un dibattito così articolato e anche così affascinante.

Parliamo naturalmente di Giancarlo Tartaglia, uno degli uomini a cui è indissolubilmente legata la storia della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, storico di altissimo livello scientifico e oggi anche segretario Generale della Fondazione Paolo Murialdi.

Le facce del problema- dice il vecchio padre spirituale del giornalismo italiano- sono tante: il contratto è violato? Le notizie saltano fuori lo stesso? Non vale più la regola che il cronista deve “consumare la suola delle scarpe”? Il lavoro da casa va utilizzato solo in condizioni di emergenza?

Bene, grazie a lui, a metà settembre, la Fondazione Murialdi ha organizzato un seminario di grande respiro in cui si è cercato di approfondire il lavoro giornalistico e lo smart working “non solo sotto il profilo contrattuale, ma anche analizzando gli aspetti sociologici, psicologici e mass mediali del problema”.

Tre mesi dopo ecco le conclusioni. La Fondazione ha pubblicato gli atti di questo dibattito, e ne è venuto fuori un saggio scritto, a quattro mani, da sociologi, giornalisti, direttori di giornali, sindacalisti, docenti universitari, ed analisti di varie esperienze, “che in questi mesi si sono misurati e confrontati su un tema che la Fondazione Murialdi- spiega Giancarlo Tartaglia- ha ritenuto necessario esplorare sin dalle prime settimane del 2020, quando il lavoro 'smart' è entrato a far parte della vita degli italiani”.

Non ha mai avuto dubbi su questo il Giancarlo Tartaglia, “storico della stampa italiana”: “L'interrogativo alla base della nostra riflessione era, e resta questo: come la diffusione generalizzata del lavoro da remoto potesse,e possa ancora oggi, influire sulla professione giornalistica? E in quale modo questo cambiamento potesse, e possa ancora oggi, modificare il contenuto dell'informazione?”. In questi mesi -riconosce Tartaglia- alcune rivoluzioni sono state già state messe in atto, come ha scritto il direttore della Repubblica, Maurizio Molinari, il 25 ottobre 2020, annunciando "il nostro giornale oggi esce, per la prima volta dalla fondazione, da remoto, a seguito della necessità di chiudere e sanificare la redazione di Roma perché uno di noi ha il Covid".

E intanto l'informazione online ha fatto prepotentemente irruzione nella dieta mediatica degli italiani, con una conseguente crescita del numero degli abbonati alle edizioni multimediali dei quotidiani e dei fruitori dei servizi offerti dalle grandi piattaforme web.

Ma il nodo – dal punto di vista del lavoro giornalistico – insiste ancora oggi Gianrarlo Tartaglia- è quello centrato nella domanda cui la raccolta tenta di dare una risposta: "Lo smart working è una bella invenzione o una trappola che finirà per uccidere il nostro già malconcio mestiere?". Insomma, come dire? Non una 'nuova' diatriba tra apocalittici e integrati, ma una ricca e variegata collezione di punti di vista che portano la categoria ad interrogarsi sul presente e sul futuro della nostra professione”.

Nessuno si illuda, siamo solo all’inizio di questa analisi così articolata e anche complessa: "La discussione su un argomento così rilevante per il nostro futuro non può finire qui. La società -sottolinea Giancarlo Tartaglia- si evolve e i mutamenti non possono essere trascurati". Del resto, come rileva anche il presidente della Fondazione Murialdi, Vittorio Roidi, nella prefazione che ne fa al libro: "Il mondo in cui abitano i giornalisti è sempre in trasformazione. Ci sono cose alle quali dobbiamo adattarci, altre dalle quali dovremo difenderci. Per lavorare meglio, nell'interesse dei cittadini". Un saggio da non sottovalutare, anzi, da leggere dall’inizio fino alla fine. (pino nano)

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