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I RICORDI DI PPN: 32 anni fa moriva Giorgio Almirante considerato il padre e protagonista della destra italiana

Era nato a Salsomaggiore Terme il 27 giugno 1914 morì a Roma il 22 maggio 1988.

(Prima Pagina News)
Venerdì 22 Maggio 2020
Roma - 22 mag 2020 (Prima Pagina News)

Era nato a Salsomaggiore Terme il 27 giugno 1914 morì a Roma il 22 maggio 1988.

I RICORDI DI PPN: 32 anni fa moriva Giorgio Almirante considerato il padre e protagonista della destra italiana
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Giorgio Almirante è stato un politico e giornalista italiano. Durante la Repubblica Sociale Italiana, ricoprì la carica di capo di gabinetto al Ministero della Cultura Popolare. Nell'immediato dopoguerra fu tra i fondatori del partito Movimento Sociale Italiano (1946), e deputato dal 1948 in poi.

Segretario del MSI nel 1947-1950 e poi tra il 1969-1987; ha appoggiato nel 1972 la fusione con i monarchici, mutando la sigla del suo partito in quella di MSI - Destra Nazionale Giorgio Almirante apparteneva a una famiglia di origine aristocratica molisana: gli Almirante erano stati dal 1691 i duchi di Cerza Piccola (Cercepiccola). Molti suoi parenti erano attori.

Il padre, Mario Almirante, attore e direttore di scena nella compagnia di Eleonora Duse e in quella di Ruggero Ruggeri, e in seguito regista del cinema muto, sposò Rita Armaroli. Il nonno Nunzio Almirante era anch'egli attore, e i fratelli del padre Ernesto, Giacomo, Luigi erano anch'essi attori. Legami di parentela c'erano anche con Italia Almirante Manzini, attrice del cinema muto.

A causa del lavoro paterno, Giorgio Almirante visse i primi 10 anni di vita in giro per l'Italia. Dopo molte vicissitudini la sua famiglia si stabilì poi a Torino e infine a Roma. Il padre Mario Almirante lavorò in ambito cinematografico, come direttore del doppiaggio di diversi film, tra cui Luci della ribalta.

In seguito, durante il lavoro al giornale di Interlandi, Giorgio Almirante si occupò anche di critica cinematografica.

Inoltre, durante gli anni universitari fece brevemente parte di una compagnia teatrale studentesca. Dal 25 aprile 1945 fino al settembre 1946, pur non essendo ufficialmente ricercato, rimase in clandestinità.

In tale periodo, secondo numerose testimonianze, trovò rifugio presso un amico di famiglia ebreo, Emanuele Levi che poteva così sdebitarsi per il fatto di essere stato a sua volta salvato durante la guerra, lui e la sua famiglia, da Almirante, che aveva nascosto questa famiglia ebrea nella foresteria del Ministero della Cultura Popolare durante i rastrellamenti.

Nell'autunno 1946 Almirante partecipò alla fondazione dei Fasci di Azione Rivoluzionaria insieme con Pino Romualdi e Clemente Graziani. Cominciò inoltre a scrivere sul settimanale Rivolta Ideale, una delle maggiori riviste della politica di destra di quegli anni e insieme con Cesco Giulio Baghino si avvicinò al Movimento italiano di unità sociale.

Il 26 dicembre 1946 Almirante partecipò a Roma alla riunione costitutiva del Movimento Sociale Italiano (MSI) facendo parte della prima giunta esecutiva. Ne divenne il 15 giugno 1947 segretario della giunta esecutiva, dal '48 segretario nazionale e mantenne la carica fino al gennaio 1950.

Da segretario del partito, Almirante si spese in modo notevole tanto da rimanere il ricordo di quando, non disdegnando viaggiare per l'intera penisola, dormiva in treni di terza classe («come un apostolo», secondo le parole di Assunta Almirante) e fondando sedi locali del MSI.

Si distinse in diverse battaglie per la difesa dell'italianità sul territorio nazionale, pronunciando discorsi-fiume (anche di nove ore) a favore del ritorno all'Italia di Trieste, la cui "questione" non era ancora stata risolta, e poi contro la modifica dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige, con la quale veniva attuata la tutela della comunità di lingua tedesca ma che a suo vedere era troppo sbilanciata a sfavore della comunità italiana, e contro l'istituzione delle regioni nel 1970. Criticò anche la legge Scelba che vietava la ricostituzione del Partito Fascista.

Agli inizi degli anni sessanta si batté contro la nazionalizzazione dell'energia elettrica. L'anima antisistema della base del partito venne allo scoperto già il 14 luglio 1970 quando scoppiò la Rivolta di Reggio Calabria guidata dal sindacalista della Cisnal Ciccio Franco che Almirante, dopo una iniziale indecisione, poi sostenne decisamente.

Il 24 dicembre 1971 il MSI fu determinante per l'elezione a Presidente della Repubblica di Giovanni Leone, operazione che riportò il partito ad avere influenza all'interno del Parlamento. Secondo le stesse dichiarazioni di Almirante l'elezione di Leone era stata concordata con frange della Democrazia Cristiana.

Almirante dichiarò fin dalle prime battute di voto di votare scheda bianca poi dopo la ventiduesima votazione conclusasi con un nulla di fatto i parlamentari missini pur continuando a dichiarare di votare scheda bianca, a sorpresa votarono a favore di Leone.

In seguito Almirante indicò il parlamentare Giovanni Galloni come l'autore delle presunte mediazioni con il MSI.

Galloni negò sempre la circostanza. Nel maggio 1972, grazie anche alla fusione con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica il MSI ottenne il suo massimo storico alle elezioni politiche (diventando MSI-Destra Nazionale), 8,7% alla Camera e 9,2% al Senato, eleggendo 56 deputati e 26 senatori.

Nel giugno del 1984 Almirante sorprese l'intero mondo politico italiano recandosi insieme con Pino Romualdi a rendere omaggio alla camera ardente di Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano allestita presso la sede centrale di via delle Botteghe Oscure. Qui si mise in fila insieme con tutti gli altri convenuti finché, notato, fu accolto da Giancarlo Pajetta e accompagnato presso il feretro.

Assunta Almirante riferì poi che, alla notizia della morte di Berlinguer, Almirante pianse. Il 26 gennaio 1986 parlando al Teatro Lirico di Milano, Almirante sostenne che «il ladrocinio e l'assassinio furono l'emblema delle bande partigiane».

Le sue condizioni di salute lo obbligarono nel 1987 ad abbandonare la segreteria del partito, a favore del suo delfino Gianfranco Fini, già segretario del Fronte della Gioventù. Il 24 gennaio 1988 fu eletto presidente del partito dalla maggioranza del comitato centrale.

Morì a Roma alle 10:10 di domenica 22 maggio dello stesso anno per emorragia cerebrale, dopo anche un intervento eseguito a Parigi successivamente al quale le sue condizioni peggiorarono notevolmente.

Poco dopo la notizia del decesso la salma fu visitata dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e dal sindaco di Roma Nicola Signorello. Essendo deceduto anche Pino Romualdi il giorno prima di Almirante, per i due leader missini si decise di svolgere esequie comuni a Roma, nella chiesa di Sant'Agnese in Agone. Alle esequie parteciparono migliaia di persone, tra cui anche gli esponenti del Partito Comunista Italiano Nilde Iotti, all'epoca presidente della Camera, e Giancarlo Pajetta. Almirante fu sepolto nel Cimitero del Verano in un sepolcro donato dal Comune di Roma.


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