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Massimo Fioranelli “Covid ha fatto e continua a fare morti; non ho mai creduto ai numeri dell’ISS”.

“E’ un dato di fatto che la verità assoluta non esiste e che la realtà viene spesso interpretata da una prospettiva unilaterale. È tuttavia interessante riflettere su come si articoli la fisiologia del pensiero e comprendere la nascita di un opinione”.

di Massimo Fioranelli
Domenica 31 Ottobre 2021
Roma - 31 ott 2021 (Prima Pagina News)

“E’ un dato di fatto che la verità assoluta non esiste e che la realtà viene spesso interpretata da una prospettiva unilaterale. È tuttavia interessante riflettere su come si articoli la fisiologia del pensiero e comprendere la nascita di un opinione”.

Sosteneva Aaron Beck, uno dei fondatori della psicoterapia cognitivo-comportamentale, che ciò che percepiamo realmente non è l’evento in sé ma è l’interpretazione che ne diamo che evoca risposte comportamentali adattative.

Nella scienza, come nella vita, le esperienze ed i dati vanno interpretati ed usualmente ci si confronta in una prospettiva dialettica.

La frase “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore”, è una visione della realtà unilaterale, non suffragata, anzi in antitesi, con le evidenze scientifiche.

Rappresenta l’esaltazione di una visione prospettica soggettiva unilaterale che sottolinea la mancanza della coppia dialettica tipica che sostanzia l’approccio critico all’interpretazione della realtà. Un assolutismo lessicale che porta a reazioni disadattative e disfunzionali, in antitesi alla usuale dinamicità dei processi logici.

Esseri umani ritenuti responsabili della morte di altri esseri umani; non di un evento naturale che preesiste e prescinde da essi. La società moderna e’ talmente attaccata all'esistenza da essere pronta a barattarla per qualsiasi cosa, anche a scapito dell’umana dignità. Oggi tutto si può sopportare ma non l'idea della morte e così il processo lessicale del pensiero si trasforma di conseguenza.

Di fatto la paura della morte, sapientemente esaltata, ha creato nella società una pericolosa frattura dicotomica; da un lato c’è chi ha scelto o è stato costretto a subire una terapia di stato dagli esiti incerti, dall’altra una minoranza che ha scelto una legittima autodeterminazione della propria salute in una visione etica condivisibile.

Storie già viste, esperienze che si ripropongono nelle varie epoche storiche.  Sacer esto, sii maledetto, questa è l'anatema che i Romani riservavano a chi aveva infranto la pax deorum. Colui che portava con sé la sacertà diveniva a tutti gli effetti un reietto; gli era permesso di espletare le proprie funzioni vitali e condurre la propria esistenza ma non di partecipare al tessuto sociale, ed alla realizzazione della sua anima razionale.

Dice Agamben “Nel diritto romano arcaico homo sacer era un uomo che chiunque poteva uccidere senza commettere omicidio e che non doveva però essere messo a morte nelle forme prescritte dal rito. Quando la vita diventa la posta in gioco della politica e questa si trasforma in biopolitica, tutte le categorie fondamentali della nostra riflessione, dai diritti dell’uomo alla democrazia alla cittadinanza, entrano in un processo di svuotamento e di dislocazione il cui risultato sta oggi davanti ai nostri occhi. Il campo di concentramento, il paradigma biopolitico nascosto della modernità in cui città e casa sono diventate indiscernibili e la possibilità di distinguere tra il nostro corpo biologico e il nostro corpo politico ci è stata tolta una volta per tutte”. In un certo senso la “Teoria del Recinto” di Nicolao Merker.

Ma si sa, gli uomini facilmente barattano la parte migliore di sé per la parte peggiore. Ci siamo ridotti, in questo modo, a quello che Agamben giustamente chiama la nuda vita. Una vita né sana né malata, che come tale in quanto potenzialmente patogena, può essere privata delle sue libertà e assoggettata a divieti e controlli di ogni specie. Ognuno di noi allora è chiamato a scegliere quale strada percorrere di fronte a un bivio: la nuda vita o la giustizia.

I più preferiscono la nuda vita e solo pochi hanno la forza e l'integrità necessaria a sostenere l'immensa fatica di esercitare la giustizia. Con la tessera verde si deruba il futuro culturale di intere generazioni; si rende inaccessibile il sapere: biblioteche, musei, concerti, dove non esiste intermediazione tra il valore intrinseco dell'oggetto e il suo fruitore. Possibilità di crescita culturale permesse solo a coloro che hanno scelto di sottostare a norme disumane e discriminatorie, a chi ha scelto la nuda vita. Hanno proibito questi beni vitali a chi se ne nutre principalmente per assicurarli soltanto a chi, in fondo, non ne ha alcun bisogno.

Come dice Benedetto Spinoza “nessuno nasce libero” e l’essenza della libertà risiede nel “tentativo di perseguirla”.

Per Platone l’uomo ha la possibilità di liberarsi, ma è una pura possibilità teorica.

Il sommo poeta pone un interessante questione sul rapporto tra libertà e morte. Dante esalta la figura di Catone, morto per difendere la propria libertà. Lo pone nel Purgatorio come simbolo della libertà dal peccato che le anime dei pentiti cercano. Catone, suicida, diventa un simbolo positivo del cristianesimo; nel Purgatorio la sua scelta di libertà diventa un esempio nel cammino della purificazione. Il messaggio filosofico conseguente e’ che “sei libero soltanto se sei pronto a morire per la libertà”.

Potrei dire che il linguaggio è la dimora della nostra libertà; per Wittgenstein “i limiti del mio mondo sono i limiti del mio linguaggio”.

Ma poi questa frattura per cosa si è prodotta

La Covid ha fatto e continua a fare morti; non ho mai creduto ai numeri dell’ISS, ne’ quando veniva conteggiato qualsiasi tipo di decesso con tampone positivo, ne’ ora che sembra ne riducano la portata patogena. Il problema esiste e non va sottovalutato. Tuttavia, credo non  si possa delegare la sola risposta ad una vaccinazione di massa che sta’ mostrando tutta la sua inefficacia ed una scadente sicurezza; le curve di mortalita EUROMOMO di quest’anno nelle fasce di popolazione piu’ giovanili sono inquietanti e meritano un urgente riflessione.

Gli adolescenti hanno pagato un costo enorme; un costo psicologico legato alle misure restrittive  con un aumento esponenziale di accessi al pronto soccorso per tentato suicidio.

Nel frattempo, sono aumentate in modo drammatico le morti nel sonno, i decessi improvvisi ed inaspettati. La speranza è che la coscienza civile si innalzi a tal punto che possa mutare il paradigma mentale che, come in un circolo infernale, prolunga ed automantiene quest’ epidemia; Dobbiamo trovare la forza per superare l’anticamera nichilista della schiavitù. C’è ora più che mai bisogno di un nuovo “Rinascimento” culturale e sociale.

Uscì il seminatore a seminare i suoi semi

Solitario seminatore di libertà,

Sono uscito presto, prima della stella;

Con mano pura e innocente

Nei solchi divenuti servi

Ho gettato un seme vivificatore –

Ma ho solo perduto il mio tempo,

I buoni pensieri e la fatica…

Pascolate, pacifici popoli!

Non vi risveglierà il grido dell’onore.

A che serve al gregge il dono della libertà?

Bisogna solo accoltellarlo o tonsurarlo.

La loro eredità di stirpe in stirpe

È il giogo con i sonagli e la frusta.

Aleksandr Puškin,


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