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Ucraina: “Da oggi chiamatemi Alexey”

Nell’analisi del giornalista Gregorio Corigliano, volto storico della Rai, l’appello a non dimenticare il popolo ucraino e le sue attese di pace. Che sono, poi, le attese di tutto il mondo civile.

di Gregorio Corigliano
Lunedì 07 Marzo 2022
Roma - 07 mar 2022 (Prima Pagina News)

Nell’analisi del giornalista Gregorio Corigliano, volto storico della Rai, l’appello a non dimenticare il popolo ucraino e le sue attese di pace. Che sono, poi, le attese di tutto il mondo civile.

Da qualche giorno mi chiamo Alexey. Spero di aver cambiato nome solo per pochi giorni, ma la mia speranza è fondata solo sul cuore. Ma quest’organo vitale non mi da questa assicurazione, non influenza la speranza. E quindi non ho certezza alcuna che, invece è fondata sui comportamenti di un uomo e della sua corte dei miracoli, che, al contrario, non sa cosa siano i miracoli.

C’è, ormai chi spergiura, che Wladimiro non sia più nelle condizioni di lucidità per capire che ha scatenato il finimondo contro quelli che sono stati da sempre i suoi fratelli. Solo da qualche mese aveva lasciato intendere che non avrebbe mai fatto nulla contro il popolo al quale, il suo Paese, ha sempre mostrato attenzione e vicinanza.

Ed invece, col cambio di guida dell’Ucraina, con l’avvento cioè di Volodmymyr Zelensky, che non ha mai fatto politica, ma da artista nato, ha mostrato maggiori capacità degli altri che lo hanno preceduto. Lo conferma il 70% dei voti che il suo popolo gli ha dato alle ultime elezioni ma anche e, forse, soprattutto da quando si è trovato di fronte ad una delle più assurde guerre che Putin gli ha scatenato.

Non se lo sarebbe mai aspettato ed, essenzialmente, non immaginava, che avrebbe fatto sparare anche contro donne e bambini e che, durante i due negoziati, non avrebbe sospeso- come è di regola- le sparatorie e l’avanzare dei carri armati per la definitiva conquista di Kiev.

E così, rispetto alle previsioni, ci troviamo di fronte alla dura insistenza di Putin e la resistenza di Zelensky, che si è in compenso, attirato le simpatie di quasi tutto il mondo.

E mentre la Russia viene difesa principalmente da Siria e Nord Corea, Libia e Serbia dicono no a Mosca, mentre Cina, India, Iran e Cuba, decidono –leggete leggete- di astenersi.

La risoluzione dell’Onu contro Putin è passata all’Onu con 141 voti a favore su 193. E, questo, la dice lunga assai sulle condizioni, anche di salute, degli oligarchi di Mosca schierati con l’ex Kighiebbino che non si accontenta dello status attuale ma vorrebbe ricostruire quello che è stato l’Impero sovietico di Kruscev e Breznev, che comincia a crollare con Gorbaciov e Eltsin, quando non abbracciato a Bacco.

Le sue ambizioni lo portano a volersi paragonare, da subito, con Joe Biden. Non riesce a stare in buon ordine, costi quel e costi e via dunque alla guerra senza quartiere.

Non c’è paese, città, regione al mondo che non sia dalla parte del più debole che, comunque, resiste e si impegna a resistere. E che questa guerra non la giustifichi quasi nessun, lo dimostrano, per esempio, le televisioni del pianeta che seguono l’ingiustificato attacco collegate 24 ore su 24, all the day.

D’altro canto i giornali che fanno? La stessa cosa, venti pagine al giorno i grandi quotidiani, tutte le pagine, con la cronaca di tutte le provincie ed i paesi, i giornali regionali.  Già perché non c’è centro urbano che non organizzi una manifestazione con i colori del giallo e del blu in primo piano, non c’è parroco che non faccia celebrare un rito eucaristico, un comitato di uomini di buona volontà che non organizzi una raccolta di viveri e vestiti da far pervenire ai familiari a Kiev, Kherson, Odessa Leopoli e via dicendo.

Possono fare, soprattutto le donne, le mamme ed i bambini la vita di stenti che stanno facendo sotto le metropolitane, al buio, spesso senza un pezzo di pane, quando non costretti a finire nelle fogne, come topi, ha scritto –onore al merito- Giampaolo Visetti su Repubblica, uno scritto rilanciato da Monica Maggioni nel corso dei tanti speciali che costruisce e conduce sul Tg1.

Quando da topi si trasformeranno in farfalle?

Anche Valerio Giacoia si è soffermato sul dramma delle mamme e dei bambini che, inconsapevoli giocano sdraiati su un plaid raffazzonato qui e là. Basta guardarli gli inviati di radio, tv e giornali per capire in quali condizioni lavorano ed in quali condizioni di vita- si chiama sempre così?- sono costretti ad attendere la scansione del tempo, mentre padri, fratelli, sorelle, nonni  non esitano ad imbracciare un kalashnikov?

Saresti partito, se ci fossero state le condizioni?

Certo che dubbio c’è, mi chiede un giovane collega. Ed intanto i missili cadono, le bandiere gialle e blu vengono issate, le bottiglie molotov si sprecano, il grido “slava Ukraini”(gloria all’Ukraina) risuona sempre più forte. Fino a quando? Sempre, gridano in coro Mariya, Larissa, Jvanka e Nathalia, le mie amiche ucraine calabresi. Ed io contnuo a chiamarmi Alexey.

 


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