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Agcom, "Sul #Covid informazione giornalistica spesso lacunaria, deficitaria, superficiale, precaria: cosa fare?"
Ci dicono questo i risultati della terza edizione dell’Osservatorio sul Giornalismo. l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni intende ora acquisire, tramite consultazione pubblica, commenti, osservazioni, elementi di informazione e documenti concernenti le reali condizioni in cui quotidianamente i principali attori del mondo dell’informazione lavorano, per avviare insieme un tavolo di confronto le cui conclusioni saranno poi sottoposte all’attenzione del Governo e del Parlamento.
di Maurizio Pizzuto
Giovedì 26 Novembre 2020
Roma - 26 nov 2020 (Prima Pagina News)
Ci dicono questo i risultati della terza edizione dell’Osservatorio sul Giornalismo. l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni intende ora acquisire, tramite consultazione pubblica, commenti, osservazioni, elementi di informazione e documenti concernenti le reali condizioni in cui quotidianamente i principali attori del mondo dell’informazione lavorano, per avviare insieme un tavolo di confronto le cui conclusioni saranno poi sottoposte all’attenzione del Governo e del Parlamento.
Durante l’emergenza Covid-19 i tre quarti dei giornalisti italiani (73%) si sono imbattuti in casi di disinformazione: il 78% di questi almeno una volta a settimana, mentre il 22% addirittura una volta al giorno. La maggior parte della disinformazione ha viaggiato su fonti online non tradizionali (social, motori di ricerca, sistemi di messaggistica).

È quanto emerge dall’ultimo Rapporto dell’Osservatorio sul giornalismo, “La professione alla prova dell’emergenza Covid-19”, approvato all’unanimità dal Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che ha deciso di dare il via ad una consultazione pubblica per far luce sulle reali condizioni del lavoro giornalistico.

L’Autorità avvierà quindi incontri con il sottosegretario per l’informazione e l’Editoria e con gli stakeholder per raccogliere proposte e intraprendere un confronto sulle principali problematiche del settore, anche al fine di sviluppare indicazioni utili al legislatore ed avanzare proposte al Governo con l’obiettivo di tutelare e rinnovare l’informazione giornalistica in Italia.

L’iniziativa sarà senza dubbio di grande impatto per il mondo della comunicazione.

Il dossier redatto dall’Osservatorio Sul Giornalismo, che dà conto dell’emergenza Covid-19, e del rapporto che il mondo della comunicazione ha avuto in tutti questi lunghi mesi con gli effetti devastanti della pandemia, è infatti a nostro parere quanto di più articolato ma anche di più interessante ci si potesse aspettare. Lo è soprattutto per noi, che ogni giorno per mestiere “vendiamo parole”.

E non è un caso quindi che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni abbia deciso di invitare le parti interessate a far pervenire le proprie memorie. Al centro di tutto questo rimane infatti la necessità di conoscere nei dettagli, e senza ombre di dubbio, la condizione attuale del giornalismo italiano, lo stato di salute delle testate giornalistiche, la formazione dei professionisti e dei freelance, e infine il futuro della professione.

Perché, alla fine, tutto questo lavoro di analisi e di ricerca permetterà di “delineare una strategia complessiva di tutela e di sostegno della filiera dell’informazione attraverso -spiega l’AGICOM- la individuazione di appropriate forme di intervento regolamentare e/o proposte di politica di settore”. L’invito riguarda naturalmente tutti, nessuno escluso.

Riguarda in particolare tutti coloro i quali ogni giorno scrivono e producono notizie, informazione, approfondimenti, opinione, giornalisti e comunicatori, freelance e blogger, e tutto questo a prescindere finalmente dal tesserino professionale -che si può, o che non si può anche non avere.

“Tutte le parti interessate - sollecita l’AGICOM- sono invitate a far pervenire commenti, osservazioni, elementi di informazione e documenti legati, in particolare, ai temi trattati e affrontati dall’analisi attenta e meticolosa dell’Osservatorio sul Giornalismo”. E che sono tanti e diversi tra di loro.

Partiamo dall’inizio. I dati della terza edizione dell’Osservatorio sul Giornalismo confermano le profonde e strutturali differenze in termini di reddito tra giornalisti freelance e giornalisti dipendenti dalle varie testate, e quindi una condizione del mercato del lavoro “insider–outsider”. Secondo il dossier dell’Osservatorio la precarietà della condizione lavorativa è evidente soprattutto nelle nuove testate, in particolare quelle esclusivamente digitali, che raccolgono la gran parte dei giovani professionisti, e che sono caratterizzate da un modello organizzativo fondato su redazioni così dette flessibili.

Su questo tema l’AGICOM chiede ai soggetti che intenderanno partecipare a questa “consultazione pubblica” di far pervenire commenti, osservazioni, elementi di informazione e documentazione riguardante l’accesso alla professione, la remunerazione della propria attività e i rapporti contrattuali in atto, “delineando possibili soluzioni in via regolamentare e di politica di settore”.

Secondo tema trattato: il progressivo “svuotamento” delle redazioni, aggravatosi nel periodo del lockdown. Tutto questo oggi rischia ormai di diventare “strutturale, con la conseguente perdita di professionalità che si riflette inevitabilmente sulla produzione dei contenuti.

Allo stesso tempo -sottolinea il dossier dell’Osservatorio sul Giornalismo- “La formazione delle nuove leve giornalistiche all’interno delle redazioni e dei freelance, a cui ci si affida con sempre maggiore frequenza, non sembra essere molte volte adeguata”. Anzi, “necessita di un supplemento di formazione che l’accesso alla professione non sempre garantisce”.

Non conosce mediazioni, dunque, l’analisi dell’Osservatorio sul Giornalismo, ma è bene che sia così.

E a questo proposito, “Si invitano, pertanto, i partecipanti alla consultazione pubblica a far pervenire commenti, osservazioni, elementi di informazione e documentazione riguardanti le condizioni reali di vita nelle redazioni e proposte su come il “vecchio praticantato” possa essere superato con una formazione più idonea, delineando possibili soluzioni in via regolamentare e di politica di settore”. Finalmente qualcuno si rende realmente conto che qualcosa non va più per il suo verso giusto nella nostra professione, e che forse in tema di “praticantato” servirebbe invece immaginare una soluzione alternativa, che sia al passo con i tempi e soprattutto con le nuove generazioni. (1-Segue)

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