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Decreto contro le delocalizzazioni in arrivo. Norme anche a sfavore di chi vuole investire in Italia - +++ALLEGATO ++++
Economia e Lavoro, si cambia. Lo ha deciso Andrea Orlando, PD, ministro e regista, a quanto si apprende, della bozza del decreto contro le delocalizzazioni.
di Tiziana Benini
Venerdì 20 Agosto 2021
Roma - 20 ago 2021 (Prima Pagina News)
Economia e Lavoro, si cambia. Lo ha deciso Andrea Orlando, PD, ministro e regista, a quanto si apprende, della bozza del decreto contro le delocalizzazioni.
Il provvedimento (che sarà chiamato forse decreto Whirlpool) è diretto alle imprese che devono chiudere e che hanno più di 250 dipendenti. Ecco alcuni passaggi.

1) I soggetti: le imprese che al 1° gennaio dell’anno in corso occupano almeno 250 dipendenti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e che intendono procedere alla chiusura di un sito produttivo situato nel territorio nazionale con cessazione definitiva dell’attività per ragioni non determinate da squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne renda probabile la crisi o l’insolvenza.

2) Gli obblighi: queste imprese sarebbero tenute a dare comunicazione preventiva con l’indicazione delle ragioni economiche, finanziarie, tecniche o organizzative del progetto di chiusura, il numero e i profili professionali del personale occupato e il termine entro cui è prevista la chiusura.

3) Il piano: un ulteriore adempimento consisterebbe nella presentazione di un piano con le azioni programmate:

a) per la salvaguardia dei livelli occupazionali e gli interventi per la gestione non traumatica dei possibili esuberi, quali la ricollocazione presso altra impresa, le misure di politica attiva del lavoro, quali servizi di orientamento, assistenza alla ricollocazione, formazione e riqualificazione professionale, finalizzati alla rioccupazione o all’autoimpiego;
b) le prospettive di cessione dell’azienda o dei compendi aziendali con finalità di continuazione dell’attività, anche mediante cessione dell’azienda, o di suoi rami, ai lavoratori o a cooperative da essi costituite;
c) gli eventuali progetti di riconversione del sito produttivo, anche per finalità socio-culturali a favore del territorio interessato; d)i tempi, le fasi e le modalità di attuazione delle azioni previste.

4) L’esame: entra in campo una ‘’struttura per la crisi dell’impresa’’ la quale dovrebbe terminare l’esame del piano entro trenta giorni dalla sua presentazione.

5) La medesima struttura, sentite le organizzazioni sindacali e l’Anpal, approverebbe il piano qualora dall’esame complessivo delle azioni in esso contenute risultassero sufficienti garanzie di salvaguardia dei livelli occupazionali o di rapida cessione dei compendi aziendali.

6) La licenza: con l’approvazione del piano, l’impresa assumerebbe l’impegno di realizzare le azioni in esso contenute nei tempi e con le modalità programmate e a effettuare le comunicazioni previste. La procedura di licenziamento collettivo non potrebbe essere avviata prima della conclusione dell’esame del piano.

7) Le sanzioni: sarebbero previste pesanti penalizzazioni economiche nel caso in cui l’azienda non presentasse il piano o procedesse alla chiusura nonostante la sua mancata approvazione.

In sintesi si dovrà chiedere il permesso per chiudere e non si potrà spostare la produzione, un niet che rischia che far scappare le imprese dal Bel Paese. Per sempre.

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