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L'amarcord di un giornalista parlamentare
Recensione del Direttore emerito della Biblioteca del Quirinale e studioso di Pirandello, Elio Providenti, del libro "Sulla giostra della memoria" di Mario Nanni.
(Prima Pagina News)
Martedì 14 Settembre 2021
Roma - 14 set 2021 (Prima Pagina News)
Recensione del Direttore emerito della Biblioteca del Quirinale e studioso di Pirandello, Elio Providenti, del libro "Sulla giostra della memoria" di Mario Nanni.
Federico Fellini ha riversato i suoi ricordi dell'infanzia e della giovinezza riminese tn due film che sono un tripudio di fantasia della memoria:’’ I vitelloni’’ (1953), e vent'anni dopo, ‘’Amarcord’’ (1973).

Anche Mario Nanni, figlio di una terra ancor oggi misteriosa e affascinante, il Salento, che con la Sardegna erano terre lontane e appartate fino alla metà dello scorso secolo, poi all'improvviso scoperte quasi segretamente da pochi, e dopo sempre più sfrenatamente ambite e frequentate da masse turistiche voraci e distruttive, ha voluto darci con "Sulla giostra della memoria. Persone e parole di sei generazioni" (Media&Books, Roma 2021), una ricostruzione del suo mondo di memorie, non senza quella venatura di nostalgia e di rimembranza caratteristica di questo genere di ricostruzioni.

Peccato che il nostro autore, nato a Nardò nel 1945, non ci abbia dato un albero genealogico delle sei generazioni di cui parla, in modo da orientarci e non farci perdere nel dedalo dei tantissimi personaggi descritti della sua grande famiglia d'origine.

"Le masserie, nel Salento, - scrive Nanni in apertura del libro - sono state nei secoli centri importanti di operosità, di vita comunitaria. Un microcosmo: c'erano i laboratori per la produzione di latticini e di carne, botteghe artigiane, punti di vendita, la chiesetta per le funzioni religiose, la scuola rurale".

Massaro Paolo che dagli anni trenta del secolo scorso gestiva la masseria del Fiume, un importante centro di attività economicoagricole dell'entroterra di Nardò, che un tempo inglobava anche l'abbazia di Santa Maria de Balneo, di proprietà di tre famiglie di Neviano imparentate tra loro, è il protagonista della prima parte, ed è il nonno materno di Mario Nanni.

Ma quale sia il suo cognome lo si può scoprire solo con una diretta richiesta all'autore, come ho dovuto fare io. Figura infatti nell'indice dei nomi nascosto sotto la voce Chiriatti Paolo (Massaro Paolo), e senza che vi sia stato inserito il richiamo Massaro Paolo o Paolo (Massaro), com'è di regola negli indici.

La sua figura grandeggia nella prima delle quattro parti in cui è diviso il volume di 384 pagine. Massaro Paolo - ci dice il nipote - "era figlio di una terra dove da millenni si respirava aria greca, dove kalòs kai agatòs, il bello è sinonimo di buono", con una confusione estetico-etica che troviamo ripetuta in molte nostre terre del sud.

La figlia maggiore, Giuseppina, assai simile al padre per le virtù affabulatrici e per il carisma personale, era andata sposa ad Otello Nanni, un artigiano che nel suo banco di calzolaio non riparava soltanto scarpe ma le confezionava su misura per una clientela non solo neretina ma che, conoscendone le qualità e l'arte, affluiva anche dal circondario.

Si diceva che a Massaro Paolo (1879-1972) è dedicata la prima parte, ricca di forme proverbiali, di aneddoti e di episodi narrati in terza persona in cui l'autore è indicato con l'appellativo A., a differenza di quanto avverrà nelle due parti finali che lo vedono raccontare in prima persona.

Qui la figura di questo nonno vitale e dedito al lavoro, dimentico e ostile all'idea della morte, assurge nella sua schiettezza popolana a simbolo di un mondo perduto. Il suo rapporto con gli altri, il suo sapersi imporre con l'autorità e la ragionevolezza sia nella conduzione degli affari che nei rapporti familiari, rimane esemplare per il nipote che ne segna con rimpianto la morte nel 1972, a tre anni dalla discesa dell'uomo sulla luna. Un certo scetticismo anch'esso d'antica e profonda matrice popolare era parte della sua natura.

Pur osservante, secondo le tradizioni religiose radicate nella sua terra, era portato a riflettere e a giudicare secondo ragione, come nel colloquio col ricco proprietario terriero che gli chiedeva se credesse nell'al di là. La risposta di Massaro Paolo è esemplare: "Facciamo come i nostri antenati: se c'è c'è, e se non c'è non c'è".

E a proposito della discesa sulla luna si mostrava al solito scettico, e diceva al nipote: "Tu puoi controllare? Tu puoi verificare? Certo che non puoi! Quelli fanno come l'abate senza pensieri...", e raccontava la storia di quest'abate, che era senza pensieri non avendo un cervello per pensare, cui il Re per divertimento e per metterlo alla prova aveva imposto di rispondere a tre impossibili domande, quanto pesa la luna, qual è la sua distanza dalla terra e, infine, cosa il Re stesso pensasse mentre ascoltava le prime due risposte. L'abate incapace e timoroso mandò allo sbaraglio un confratello travestito dei suoi abiti, che dette le seguenti risposte: "Siccome la luna ha quattro quarti, è indubbio che pesa un chilo; qui nel cortile del palazzo reale ho disposto dei carri con matasse di corde che sono servite per misurare la distanza della luna: io l'ho fatto, se non ci credete provate anche voi». E alla terza disse: «Avete pensato che queste risposte certo non poteva darvele l'abate senza pensieri".

Della famiglia paterna, il nonno aveva un nome del tutto originale, Fioravante, impostogli dal bisnonno don Vincenzo originario di Magliano Sabina, un rappresentante di commercio, che nei suoi viaggi s'era innamorato d'una ragazza di Nardò e l'aveva sposata.

Essendo don Vincenzo lettore appassionato di romanzi cavallereschi, ecco l'origine del nome Fioravante, trasmesso poi da Otello al maggiore dei suoi figli maschi. E il nome Otello? Derivava dalla passione per l'opera lirica di Fioravante, ereditata dal figlio Otello che fu primo clarino nella "mitica" Banda Verde, un complesso musicale creato a Nardò dai fratelli Marzano e conosciuto ben oltre la cerchia cittadina.

Otello Nanni mentre lavorava intratteneva nel suo laboratorio gli amici con i suoi motti arguti e i suoi ricordi, come quello di Mesciu Libiratu (Mastro Liberato), l'artigiano che gli aveva insegnato il mestiere e aperto la strada. Mastro Liberato aveva però un difetto, la timidezza e la balbuzie che lo ponevano spesso in situazioni impossibili, come quella volta che avendo un appuntamento con un cliente in un paese lontano da Nardò, Melissano nell'entroterra jonico, sceso dal treno e dovendo chiedere dove andare per raggiungere il cliente, preso dal panico si trovò a balbettare in modo incomprensibile, al punto che fu creduto una spia austriaca (erano gli anni della prima guerra mondiale).

Qui il nostro autore, con un salto che potremmo dire pindarico, fa un riferimento a Orio Vergani, anch'egli affetto da balbuzie, che trovandosi giovanissimo a fare il suo primo lavoro giornalistico come fattorino, fu assegnato alla redazione del "Messaggero della domenica", un supplemento letterario settimanale, durato peraltro circa un anno, dal maggio 1918 al luglio 1919.

Il Messaggero verde, come anche ricordato per la coloritura delle pagine, aveva una redazione striminzita formata da Rosso di San Secondo e Federigo Tozzi e coordinata niente meno che da Pirandello, che non voleva però figurare, tant'è che il nome dello stesso direttore del quotidiano, I. C. Falbo, era rimasto anche al periodico.

Ora Vergani si trovò a dover assolvere un compito ingrato: quello di portare indietro a Giovanni Gentile, grande filosofo e mostro sacro della cultura, che allora si occupava assiduamente della riforma scolastica, un lunghissimo e importante articolo sulla Riforma fondamentale sulla scuola che doveva essere tagliato per esigenze tipografiche.

Non credo che ciò avvenne, perché l'articolo apparve poi diviso in due puntate nei numeri del 20 e del 27 agosto 1918, ma Orio si dové trovare in quell'occasione nelle stesse difficoltà del buon Mesciu Libiratu.

Di rilievo storico appare la testimonianza degli anni 1946-48 sull'afflusso degli ebrei reduci dalle persecuzioni naziste verso i punti d'imbarco in Salento tra Otranto e Aanta Maria al Bagno, da cui clandestinamente sarebbero stati poi condotti verso la terra promessa, e sulla generosa ospitalità ricevuta dalle popolazioni.

Come si ricorderà il mandato britannico sulla Palestina, risalente alla dissoluzione dell'impero ottomano e alle spartizioni territoriali alla fine della prima guerra mondiale, era stato reso sin dall'inizio difficile dal contrasto insorgente tra gli ebrei che già da allora cominciarono il loro esodo e le popolazioni palestinesi.

Nel secondo dopoguerra la risoluzione dell'Assemblea dell'ONU del 1947 sul governo futuro di quei territori e la scadenza al 15 maggio 1948 del mandato britannico, dettero luogo da parte dei profughi ebrei a pressioni sempre più decise per avere via libera ai trasferimenti che il governo britannico contingentava se non impediva del tutto.

Ne nacque una situazione conflittuale sfociata, tra l'altro, in un attentato che il 31 ottobre 1946 ne distrusse la sede diplomatica di Roma. Ma ritorniamo alle nostre memorie, per trovare nella terza e nella quarta parte un cambiamento con l'introduzione dell'io narrante: non più la coralità del mondo neretino: ora i ricordi sono solo del protagonista, che con invidiabile memoria ricostruisce scene e fatti della sua vita.

L'apertura è proustiana. Ecco il profumo della menta di cui per la prima volta sente l'odore quando è "...portato per mano da mia madre, in un viale punteggiato di piante di cappero, in contrada Mondonuovo denominata la Marinella. Tuttora, ogni volta che annuso la menta, mi compare davanti agli occhi come per magia quel viale...".

O quest'altra profonda impressione: "Uno del ricordi più lontani nel tempo, in piedi su un muretto a guardare il cielo stellato, tenuto per mano da mio padre perché non cadessi. Avrò avuto si e no tre anni, forse ancor meno". La storia prosegue così con gli anni di scuola, punteggiata di tutti quegli episodi che i più col tempo dimenticano ma che l'autore ricostruisce passo passo.

Ma arriviamo alla crisi della giovinezza, caratterizzata da un cambiamento dell'indirizzo degli studi. Su suggerimento del fratello maggiore che ha un forte ascendente sull'adolescente quattordicenne, abbandona il ginnasio, viatico al liceo e poi all'università, e cambia con la più pratica scelta dell'indirizzo magistrale che gli aprirà la strada dell'insegnamento.

Maestro elementare dunque, che sente però subito come una scelta riduttiva, mentre Fioravante, il fratello maggiore, è già laureato ed ha davanti a sè un diverso futuro. Il carattere si forma in quella circostanza, quando anche Mario, già maestro in cattedra, decide di proseguire gli studi, si prepara per la licenza liceale, la supera, e si iscrive all'università.

La tesi di laurea in Estetica conseguita all'università di Lecce (poi del Salento) con relatore il prof. Giuseppe Prestipino su un tema originale e nuovo per quei tempi "Arte e industria. La dimensione estetica nei prodotti industriali di massa" gli apre la strada per un incarico di assistente volontario col prof. Aldo Trione, succeduto sulla cattedra al Prestipino.

"Io - scrive Nanni - dovevo conciliare due capi opposti di un filo: da una parte avevo pur sempre il lavoro di insegnante elementare, e metà della giornata insegnavo; dall'altra, andavo a Lecce a tenere i seminari, i contatti con gli studenti, o ad assistere alle lezioni del professore e agli esami, essendo in commissione".

Una situazione di grande sacrificio, che presto si rivelerà ancora una volta senza sbocchi nella prospettiva lontana e quasi irraggiungibile di una cattedra universitaria. Fu il punto di svolta.

Il nostro giovane partecipa a 27 anni a un esame di selezione per l'assunzione all'Ansa; ma ancora preso dall'amore per l'insegnamento ha scrupolo ad abbandonarlo, prende tempo. Anche quelli sono due anni tormentosi: è prossimo al matrimonio con colei che sarà la compagna della sua vita, dalla quale avrà due figli, e che purtroppo per un inguaribile male lo lascerà troppo presto.

Il suo rimpianto e il suo amore lo riverserà da allora in poi sui due nipotini Alessandro e Giulia.

Nel febbraio 1975 matura la decisione. Liberatosi da tutti i legami scolastici, inizia all'Ansa i 18 mesi di praticantato alla sede di Cagliari.

Perché Cagliari? "Allora la Sardegna - scrive Nanni - era vista come luogo lontanissimo. Nell'immaginario restava la terra delle tre "p" (puniti, promossi, prima nomina)". Il primo problema è "la grinta", quell'atteggiamento spregiudicato, aggressivo, sicuro di sé che il praticante ancora imbevuto di cultura umanistica stenta ad acquistare, e poi la rapidità nel cogliere la notizia e nello scriverne.

Finalmente, cessata la naja dei diciotto mesi e destinato alla sede romana, Sergio Lepri che da 1961 dirige l'agenzia, trasformata da lui nel più importante strumento italiano di informazione giornalistica, decide di assegnarlo alla redazione politica.

Lepri così gli dice affidandogli l'incarico: "Caro Nanni, Lei mi ha chiesto di essere assegnato alla redazione politico-parlamentare, e io accetto la sua domanda. È un mondo in cui io non mi ci manderei. Troppa agitazione. Troppo rumore. È fortunato comunque perché io la mando al Senato, dove le cose hanno uno svolgimento più tranquillo".

Oggi Sergio Lepri è un signore di 102 anni che ancora scrive brillantemente sul suo sito www.sergiolepri.it

Ad multos annos auguriamo a Lepri, e anche a Mario Nanni vogliamo fare lo stesso augurio.

Elio Providenti
Direttore emerito della Biblioteca del Quirinale e studioso di Pirandello

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