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Massimo Fioranelli: “Il Natale bellissimo che non c’è più”.

Abbiamo affidato l’editoriale di oggi, giorno di Natale, al prof. Massimo Fioranelli, filosofo medico intellettuale e fisiologo illustre, che ha fatto della ricerca la missione della sua vita e che oggi ricorda come era il Natale di un tempo, e prova a fare il paragone con il Natale post Covid, quasi una “catastrofe emozionale” tra ricordi sentimenti delusioni e speranze. Una sorta di testamento spirituale per i giovani che non hanno mai conosciuto il Natale dei padri.

di Massimo Fioranelli
Sabato 25 Dicembre 2021
Roma - 25 dic 2021 (Prima Pagina News)

Abbiamo affidato l’editoriale di oggi, giorno di Natale, al prof. Massimo Fioranelli, filosofo medico intellettuale e fisiologo illustre, che ha fatto della ricerca la missione della sua vita e che oggi ricorda come era il Natale di un tempo, e prova a fare il paragone con il Natale post Covid, quasi una “catastrofe emozionale” tra ricordi sentimenti delusioni e speranze. Una sorta di testamento spirituale per i giovani che non hanno mai conosciuto il Natale dei padri.

In un tempo cristallizzato affondano nella nebbia della ragione le nostre memorie, i nostri ricordi, le nostre tradizioni, le nostre certezze, le nostre vecchie amicizie, i nostri affetti. Dissolti i valori della nostra vita come ci erano stati tramandati. Siamo ormai frammenti di ciò che eravamo; fantasmi rispetto a ciò che i nostri genitori, scomparsi sempre troppo presto. seppur senza l’opulenza e senza la nostra cultura tecnocratica, ci avevano testimoniato: l’umiltà di una vita fatta di cose semplici e fondamentali, di accoglienza, di tolleranza di opinioni e persone, del valore della parola data, della superiorità dell’onesta sulla furbizia.

Nel Viale del tramonto della mia generazione di uomini e di medici, con un ipotizzabile futuro foriero di effimere speranze, tornano alla mente le parole di Nietzsche: la speranza è il peggiore dei mali. La speranza di un mondo migliore spesso non è che un aspettativa deludente perché’ da troppo tempo la società non ha percepito i segni evidenti che l’avrebbero portata direttamente alla catastrofe.

Molto spesso, diceva Kennedy, il grande nemico della verità non è la bugia, intenzionale forzata o disonesta, ma è il mito, persistente persuasivo ed irrealistico. Credere nei miti ti concedere la comodità di avere un’opinione, senza la scomodità di dover pensare. E con il mito di un nuovo scientismo mediatico e con l’impoverimento del nostro lessico abbiamo smarrito i riferimenti della nostra esistenza, quelli per cui la vita è degna di essere vissuta.

Come in un incubo notturno abbiamo smarrito la cultura millenaria di questa nazione. Ex ministri per grazia ricevuta, di un livello culturale che suscita l’umana pietà, rimproverano ad illustri intellettuali, la cui vita è stata consacrata allo studio ed al sapere, rei di non uniformarsi alla narrazione ufficiale, di non aver mai aperto un libro di storia.

Non abbiamo avuto il coraggio di aprire le gabbie in cui la scienza occidentale ha servilisticamente imprigionato sé stessa, violata e deturpata da improbabili uomini assurti mediaticamente su un palco a loro non consono: quello del sapere al servizio della gente.

Come Dio, anche la Medicina ed il suo metodo clinico e’ morta. Violata e deturpata da improbabili sanitari in camice bianco, tristi attori di canzoncine da avanspettacolo; testi in antitesi alle evidenze scientifiche e socialmente devastanti. Diceva Dionigi il Vecchio “Trovate le parole che siano meglio del silenzio. Oppure tacete “.

Medici che minacciano di non curare chi non si vaccina, infermieri che auspicano procedure volontariamente dolorose per chi è dissidente, una desolazione umana prima che professionale.

È vero che ci vuole coraggio per intraprendere la strada che porta alla felicità; ma se la conquista della serenità del nostro spirito dipende dalle incredibili potenzialità e risorse del nostro inconscio, ci vuole un afflato di umanità per riconoscere le sofferenze che sono state indotte ai più deboli e indifesi.

Abbiamo drammaticamente smarrito il senso dello Stato e del Diritto ascoltando  un  primo ministro che, con un lessico abominevole, ha radicalmente modificato il concetto di stato, divenuto improvvisamente da garante del bene dei propri cittadini ad eversore ed oppressore, abolendo principi inviolabili di libertà, di movimento, ma soprattutto arrogandosi il diritto di determinare scelte terapeutiche in base a menzogne, gravi omissioni, verità inconsistenti prive di qualsiasi evidenza medico-scientifica. Conferenze stampa che si aprono e chiudono tra applausi di sedicenti giornalisti, scene da stati dittatoriali, espressione di una stampa servile, mediocre e senza etica.

Ormai quello che stiamo vivendo non è più un problema sanitario; una pandemia artificialmente indotta, sapientemente manipolata, esasperatamente arricchita di contenuti mediatici, ha ridotto la nostra popolazione allo stremo morale, psicologico, democratico, economico, cambiandone irrimediabilmente la propria antropologia; un popolo che plaude i ladri del proprio futuro. La follia sta nel fare la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. Folle un Governo ed un Comitato Tecnico per nulla scientifico che umilia e deride un gregge senza più immunità.

Noi che conosciamo l'amore dei nonni e dei genitori che, alla nostra eta', abbiamo purtroppo perso, non sentiamo alcuna mancanza di nonni illegittimi, istituzionali, anedonici e privi di empatia, che una novella plebe plaude incondizionatamente, dopo che le e' stata sottratta dignità, libertà ed ipotecato il futuro dei loro figli.

Le parole del nostro Presidente suonano dirompenti “non dare la parola a chi e’ in disaccordo con una terapia di stato”. La popolazione e’ stata divisa in fazioni, fomentato odio, stigmatizzato esseri umani ritenendoli responsabili della morte di altri esseri umani; non di un evento naturale che preesiste e prescinde da essi. Oggi tutto si può sopportare ma non l'idea della morte e così il processo lessicale del pensiero si trasforma di conseguenza; la società moderna che e’ talmente attaccata all'esistenza da essere pronta a barattarla per qualsiasi cosa, anche a scapito dell’umana dignità, ha recepito immediatamente il messaggio traformandolo in odio e violenza verbale.

A noi che abbiamo sempre tenuta distinta la religione dalla spiritualità, per un periodo troppo lungo ci è stato vietato di riunirci in funzioni religiose, di onorare i nostri morti.

Abbiamo visto il nostro Papa Francesco, omonimo del Francesco che abbracciava i lebbrosi, tra imprenditori, manager, banchieri, consulenti, funzionari pubblici di una misteriosa fondazione, Council for Inclusive Capitalism, nata per iniziativa di una brillante signora componente della famiglia Rothschild. I membri della Fondazione, che nasce sotto gli auspici della Santa Sede, hanno esplicitamente eletto Bergoglio a loro guida morale. Nella nostra città, patria del cristianesimo, il Sommo Pontefice ha, con parole ed opere, favorito le direttive del nostro governo laico, ghettizzando fedeli e licenziando i lavoratori “eretici” dello stato Vaticano.  È stato un duro colpo per l’immagine della Chiesa. Parole ed opere incompatibili con i valori della cristianità.

Cosa possiamo dire ai figli di questa nazione senza più speranza, che fu culla della cultura, della giurisprudenza, con una delle costituzioni più esemplari. Cari ragazzi, non abbiamo il coraggio di chiedervi perdono, perché’ perdono non ci potreste concedere. Vi abbiamo lasciato una società peggiore di quella che i nostri genitori, per tutti noi scomparsi troppo precocemente, hanno lasciato a noi. Abbiamo permesso l’inimmaginabile: farvi deturpare nel nome di una medicina disumana, mortificata nel momento in cui vi adescava con caramelle, gelati, panini e birre, fino al ricatto di esclusione sociale per sottoporvi ad un trattamento genetico sperimentale, che, senza alcun fondamento scientifico, nella vostra fascia di eta’, sta’ mostrando tutta la sua debolezza in termini di efficacia e sicurezza.

Perdere i giovani significa perdere il futuro; un futuro che non puo’ avere quella societa’ che chiede ai piu’ piccoli di proteggere i più anziani.

Ci tornano in mente la parole di Francis Bacon “ la scienza e’ un mezzo per insegnare al popolo a sottostare alla legge ed all’autorità del governo”. Ma non e’ questa la Scienza cui aspiriamo, per questo non possiamo tacere davanti a dati che mostrano, durante una vaccinazione di massa, un aumento di mortalità in adolescenti e giovani adulti. Ormai e’ troppo tardi, la storia e l’umanità intera vi giudicheranno molto presto, prima che ve ne possiate rendere conto.

Al crepuscolo della nostra vita, che arriverà sempre troppo presto per tutti noi, ripenseremo a questi orribili giorni e saremo avvolti da un’aura di irrealtà, come se tutto fosse stato solo un lungo sogno. Quando ripenseremo a questi interminabili tempi andati, chi potrà mai credere che tutto questo sia avvenuto per caso?  Ma la vita mostra sempre la sua magica rinascita dalle ceneri della morte. Gli scherzi dell’esperienza, anche quando ci sembrano sfortunati o tragici come quelli che accadono quotidianamente, non sono mai casuali, e non dovrebbero mai spaventarci. Piuttosto, dovremmo pensarli come interludi di una melodia così sconfinata ed eterna che l’orecchio umano non riesce ad afferrarne completamente il significato. Ci ritroveremo in un’era di consapevolezza completamente nuova; ed il tutto accadrà grazie alla duplice fascinazione umana verso la vera scienza e verso la finzione. Facciamoci coraggio ed affrontiamo il dolore necessario alla verità.

"Combattiamo contro tre giganti, mio caro Sancho:

L'ingiustizia, la paura e l'ignoranza ”

"Don Chisciotte della Mancia", Miguel de Cervantes

 


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