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Sendi Grilli, da Montemarciano a Pattaya, ristorazione, imprenditoria, passando per le esperienze letterarie

Più che un manager in campo imprenditoriale, nel settore della ristorazione e dei locali destinati all’accoglienza del turismo internazionale, Sendi Grilli è una scatola magica piena di sorprese.

di Francesco Tortora
Sabato 17 Settembre 2022
Dal nostro corrispondente a Bangkok - 17 set 2022 (Prima Pagina News)

Più che un manager in campo imprenditoriale, nel settore della ristorazione e dei locali destinati all’accoglienza del turismo internazionale, Sendi Grilli è una scatola magica piena di sorprese.

Occhi chiari, sguardo aperto e sincero, illuminato da un bel sorriso, il che mi ricorda un famoso motto popolare cinese: “Il miglior venditore è quello col miglior sorriso”. Questo è Sendi Grilli, 47 anni, proveniente da Montemarciano (AN), il quale dopo tanto girovagare e viaggiare nel mondo, soprattutto in Asia, ha deciso di stabilirsi in Thailandia, vivere e lavorare a Pattaya. Una città popolosa e che “racconta” tanta notoria oleografia sul suo modo di essere e pensare. 

 

Come mai hai deciso di trasferirti in Thailandia e nello specifico a Pattaya? 

 

Sono arrivato in Thailandia la prima volta, da turista, nel 2002, era la mia prima volta in Oriente, a dire il vero. Ero già stato all’estero, negli USA in Centro America, in varie Nazioni d’Europa. Il mio primo sogno era proprio quello di andare a vivere negli Stati Uniti, un po’ spinto anche dai miei studi in Sociologia, studi che però, ho successivamente abbandonato. In America, in una cittadina dello Stato del New Jersey, ho avuto la mia prima esperienza lavorativa nel settore della ristorazione, un ristorante italiano gestito da un signore siciliano. Ero affascinato dagli Stati Uniti, ogni occasione era buona per visitare nuovi posti: Hawaii, Miami, San Francisco, Las Vegas e altro. 

Poi, è stata la volta dei viaggi in Oriente: Thailandia, Laos, Giappone, Malesia, Cambogia, Vietnam, Singapore e Cina. La Thailandia, in quel periodo era una specie di “piattaforma” dove soggiornare prima di passare successivamente a visitare Nazioni nell’area. Sono stati circa 10 anni di viaggi dove ho potuto vivere esperienze anche esistenziali importanti e che hanno contribuito alla formazione del modo di pensare ed essere attuale. Ho avuto anche qualche locale in Italia, due nell’ultimo mio anno della mia permanenza, poi, la mia decisione di venire a vivere e lavorare qui. 

 

Nell’arco di tempo della tua permanenza a Pattaya, diciamo dal punto di vista della tua esperienza personale e imprenditoriale, trovi che Pattaya sia molto cambiata nel Tempo? 

 

Pattaya è una città bizzarra, non a caso, è lo scenario del mio ultimo romanzo, “Giusto per non lasciarci come dei cani”, dove il personaggio principale è uno scrittore che decide di concedersi un periodo di pausa e riflessione e che contiene in sé un linguaggio profondamente mediato dal contesto cinematografico, un’altra mia passione che s’accompagna con quella della lettura. In precedenza ho pubblicato “Midnight Cowgirl” e “Un club molto privato”. A Pattaya sono cambiate tante cose, dallo stile di vita al profilo urbanistico, da usanze e costumi alla qualità della vita. L’intero panorama è stato ridisegnato da diversi fattori, le variazioni nei flussi del turismo internazionale, ad esempio. Dato il potere di acquisto progressivamente in calo dei Paesi Occidentali, ora il Turismo è caratterizzato maggiormente da indiani, cinesi, russi e più di recente anche turchi. Potrebbe essere un argomento di seria riflessione, nel caso italiano, circa quanto potere di acquisto abbiano perso gli italiani negli ultimi decenni. Un pensionato italiano -che un tempo viveva dignitosamente in Thailandia e qui a Pattaya nello specifico- oggi fa molta fatica a vivere con lo stesso ammontare di denaro che un tempo gli garantiva una permanenza tranquilla. Questo vuol dire che il residente a lungo termine e pensionato oggi frequenta meno i locali, spende con più oculatezza, naturalmente, e cerca di risparmiare dovunque sia possibile. Un altro fattore di cambiamento, più di recente, è stato introdotto dal Covid. Un periodo triste e funesto, caratterizzato da paure ancestrali e forti limitazioni. Proprio le limitazioni imposte a tutela della salute pubblica, come gli orari ridotti alla vendita di alcoolici e alla loro disponibilità nelle poche ore di apertura concesse alla ristorazione, sono stati tra i motivi per i quali io stesso e i miei soci abbiamo deciso di lasciare il locale, “Il Peccatore”. Son tornato a lavorare in Italia, ho ricapitalizzato per poi rientrare nuovamente in Thailandia, man mano che le restrizioni anti-Covid lo consentivano. Qui a Pattaya, Ruggiero Papeo, il quale vive da dieci anni in Thailandia, mio amico personale, mi ha offerto l’opportunità di affiancarlo nel management del Frankie’s Inn di Pattaya, opportunità che ho accolto con molto piacere e che oggi è la mia professione quotidiana. Pattaya, dicevo, è una città bizzarra e spesso difficile da decifrare, mentre in altri momenti, appare chiaramente nella sua essenza. A differenza della Capitale Bangkok, una vasta megalopoli, Pattaya è diversa anche in termini di accoglienza per chi voglia lavorarci. Specialmente in certi settori lavorativi che sono -per tanti- il core business di questa città. Tipicamente, le ragazze che giungono da zone depresse del Paese, per fare un esempio, vivono il mondo del mercato del sesso con meno pressioni moralistiche rispetto a quanto accade in Italia, dove il sistema culturale di ispirazione cattolica è spesso portato a demonizzare tutto questo. Per queste ragazze che vengono a Pattaya a svolgere lavori affini alla sensualità e alla sua mercificazione, invece, si tratta semplicemente dello svolgere la funzione di sostentamento delle loro famiglie di origine, dato che in Thailandia non c’è alcuna forma di supporto sociale all’età anziana o di sostentamento in epoca di crisi, come tristemente accaduto nei momenti peggiori del lockdown da Covid. D’altro canto, sono il fondo pensionistico familiare. Diciamo che c’è un diverso approccio morale. Tutto questo, appare -in differenti forme- anche nel mondo delle relazioni sociali e inter-personali. Ma si tratta di una materia troppo complessa e che merita un discorso a parte. 

 

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