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Fondazione Murialdi, eroi calabresi della Grande Guerra, Vincenzo Capua l’Italiano più famoso d’Argentina
“Martiri di carta. I giornalisti caduti nella grande guerra”, (448 pagine) di Pierluigi Roesler Franz ed Enrico Serventi Longhi, immaginato esattamente 10 anni fa e realizzato poi per conto della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi” alla fine del 2018, racconta la storia di 264 giornalisti italiani morti nel corso della Prima Guerra mondiale. Almeno cinque di questi erano calabresi, Umberto Boccioni, Roberto Taverniti, Luca Labozzetta, Vincenzo Capua, Salvatore Barillaro.
di Pino Nano
Sabato 24 Aprile 2021
Roma - 24 apr 2021 (Prima Pagina News)
“Martiri di carta. I giornalisti caduti nella grande guerra”, (448 pagine) di Pierluigi Roesler Franz ed Enrico Serventi Longhi, immaginato esattamente 10 anni fa e realizzato poi per conto della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi” alla fine del 2018, racconta la storia di 264 giornalisti italiani morti nel corso della Prima Guerra mondiale. Almeno cinque di questi erano calabresi, Umberto Boccioni, Roberto Taverniti, Luca Labozzetta, Vincenzo Capua, Salvatore Barillaro.
Vincenzo Capua, figlio di Antonio, raccontano Pierluigi Franz e Enrico Serventi Longhi, nacque a Melicuccà (Reggio Calabria) il 16 settembre 1886. La sua famiglia viveva, però, a Sinopoli (Reggio Calabria). Giornalista nazionalista, mazziniano, educatore ed insegnante. Era poi emigrato a Rosario di Santa Fè in Argentina dedicandosi al giornalismo.

Fondatore e direttore in Argentina a Rosario di Santa Fé de "La Gazzetta d’Italia", "Il Giornale d’Italia" e "La Rivista della Nuova Italia", nonché redattore del "Rosario di Santa Fè". Fu anche tra i fondatori della sezione della Società "Dante Alighieri".

Con la sua opera di giornalista aveva demolito vecchi idoli per i quali l'italianità era un comodo sistema di adattamenti, qualche volta di rinunce; a svecchiare idee, a ricostruire, insomma, con altri pochi che avevano il suo coraggio e lo sostenevano nell'aspra lotta, quel motto di buono che nelle nostre istituzioni di beneficenza e nelle nostre scuole si é fatto laggiù negli ultimi anni.

Scoppiata la guerra era voluto tornare in Italia per arruolarsi e andare al fronte a combattere in 1^ linea. Sperava di tornare al giornalismo coloniale, alle sue lotte, non pago d'altro che di spendere tutta la sua attività e di dare tutto il suo amore al proprio Paese.

Nel 1916 pubblicò la monografia di 46 pagine "E Gorizia, quando...?" Capitano del diciannovesimo Reggimento Fanteria Brigata Brescia. Per ripetuti atti di valore in guerra era stato promosso in un solo anno prima tenente, poi capitano, passando da ufficiale di complemento ad ufficiale effettivo. Si era distinto in molte ardite azioni. Morì sul Monte San Michele il 29 giugno 1916. Rimase vittima del violento attacco austriaco con i venefici gas asfissianti.

Per una singolare, quanto tragica, coincidenza é morto sul Monte San Michele nella stessa battaglia in cui é caduto anche l'altro giornalista calabrese Salvatore Barillaro. Pochi giorni prima di morire era stato in licenza a Sinopoli (Reggio Calabria) dove viveva la sua famiglia.

In quella occasione disse ai suoi amici: "dopo la guerra tornerò a Rosario di Santa Fè non fosse che per ricostruire laggiù cogli appunti dei miei taccuini questa magnifica pagina di eroismi che scrive la nostra Italia nella sua storia di Nazione. Ci sarà ancora da combattere laggiù qualche buona battaglia". Fu considerato disperso in guerra perché il suo corpo non fu mai ritrovato. Figura nell'Albo d'Oro dei Caduti della Calabria Vol. IV pag. 99 n. 29. Compare al n. 10 dell'elenco degli ufficiali Caduti del diciannovesimo Reggimento Fanteria. Con Regio Decreto del 9/7/1923 gli fu conferita la Croce al merito di guerra alla memoria. Venne ampiamente ricordato su L'Idea Nazionale n. 272 del 30 settembre 1916 a pag. 3. Dette notizia della sua morte anche il "Corriere della Sera" del 26/10/1916 a pag. 2.

A Sinopoli (Reggio Calabria) gli é stata poi intitolata una piazza del centro dove sorgono sia la sede del Comune, sia il monumento ai Caduti della Grande Guerra - il suo nome figura in cima al 1° posto - assieme ad altri 30 concittadini morti combattendo per la Patria nel 1915-1918. Non figura nell'elenco dei giornalisti Caduti nella Grande Guerra riportati sulla lapide casualmente ritrovata a Roma nel maggio 2011, ma che era stata inaugurata da Benito Mussolini il 24 maggio 1934 al Circolo della Stampa di Roma nel corso di una pubblica cerimonia di cui parlarono i giornali. Era lo zio del padre della giornalista di Repubblica ora in pensione Patrizia Capua di Napoli.

A Melicuccà c'é stato un Sindaco in carica dal 1911 al 1913 con il suo stesso nome: é lui o un suo omonimo? E non é, forse, strano che sia ricordato nel monumento a Sinopoli, ma non a Melicuccà dove é nato? In allegato si accludono la sua foto, alcune copie del suo giornale e un libretto con le testimonianze di autorevoli concittadini calabresi che lo commemorano con parole veramente emozionanti sul suo impegno come giornalista stimato e pugnace, dedicato alla difesa dei diritti dei contadini, strozzati da un contratto agrario vessatorio, contro i grossi proprietari terrieri, della classe operaia e in generale dei più deboli.

(PARTE QUARTA-Segue)

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