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Governo Draghi, metodo impeccabile di alta politica, e per un Casalino che va un De Bortoli che arriva. Sorry.
Il metodo Draghi lascerà il segno in futuro.
di Gregorio Corigliano
Sabato 13 Febbraio 2021
Roma - 13 feb 2021 (Prima Pagina News)
Il metodo Draghi lascerà il segno in futuro.
Tanto tuonò che… piovvero i ministri. Dopo una serata di intensa tensione, di scambi di telefonate e di ore di batticuore, Draghi ha partorito il suo governo di ventitré ministri, quattro dei penta stellati, tre del Pd, tre della Lega, uno di Leu, tre di Forza Italia uno di Italia viva, otto tecnici. Con la classe e lo stile che hanno sempre contraddistinto, il nuovo Presidente del Consiglio si è limitato a leggere la lista e poi è andato via. Senza prestarsi alle domande dei giornalisti. E’ corso verso Città della Pieve per qualche ora di riposo visto che oggi a Mezzogiorno tornerà al Quirinale per il giuramento del nuovo governo e dare il via al Draghi primo e forse ultimo. Finiscono supposizioni e improbabili congetture, perché il nuovo presidente non scrive sui social, non diffonde veline, né si è presentato a dire la sua a Montecitorio, dove Fico lo ha ospitato in questi giorni. Sarà oggi che il nuovo Capo del governo farà ingresso a Palazzo Chigi per prendere possesso anche dei “luoghi del potere”, visto che Conte e Casalino hanno fatto gli scatoloni e le scrivanie sono ormai vuote. Un metodo di lavoro nuovo, europeo si diceva una volta. Fino alle 19 di ieri sera, prima che Draghi andasse al Quirinale, l’unica notizia era che non c’era notizia. Solo dopo le venti e solo la lista che ha fatto sbizzarrire i cronisti di politica. Quanti ministri ha avuto il M5s, quanti ne ha dati al Pd e quanti a Forza Italia? L’unica cosa che si è potuta fare, visto che Draghi non ha parlato, è stata quella di prendere un calcolatore per verificare le attribuzioni ai partiti e fare la conseguente somma algebrica. Non c’è più Massimiliano Cencelli, anche se il manuale che porta il suo nome è circolato, perché si facesse la valutazione sul peso dei ministeri e relative attribuzioni. Il primo a parlare è stato il grillo parlante del pentastellati, Di battista, ma solo per chiedersi :ne valeva la pena? Non hanno parlato se non pochi esponenti di partito, chi per augurare buon lavoro, chi per dire che occorre mettersi a lavorare. Al di là dei nomi, si è notata la discontinuità rispetto al passato anche recente. In primo luogo i tempi impiegati per la formazione del governo che non sono stati lunghi. Il “metodo Draghi” ha tenuto conto dell’urgenza di iniziare a faticare perché il Paese non può attendere oltre, visto il momento pandemico e la crisi economica e sociale, con la necessità di predisporre quel Recovery plan, sul quale (anche) è caduto Conte. Non si può non sottolineare che la “quadratura del cerchio” è stata realizzata, ma solo perché il telefonino di Draghi sono in pochissimi ad averlo, per fortuna. Sarà vincente il governo Draghi? Chi può saperlo? E’ certo che i tecnici ci sono nei ministeri più pesanti, in altri troppi ritorni al vecchio che non muore mai all’interno dei partiti. Ed è una lista che ha preparato a Casale Renzi (ironia della sorte), sede della foresteria del Comando generale dell’ama dei Carabinieri, in assoluta discrezione. Ed anche a due passi da Via Tommaso Salvini, vedi tu. E Salvini ha subito (non)dichiarato :buon lavoro a tutti. Certo non si può non dire che non è il governo che avrebbe formato, ove avesse avuto le mani libere. E se le avesse avute avrebbe fatto la fine dell’esecutivo di Mario Monti che non solo non ebbe vita facile, ma è durato solo “l’espace di un matin”. La carta Draghi è stata giocata da Mattarella, convinto che fosse l’unica possibile, in condizioni date. Ed infatti nessuno può dire che penda a destra piuttosto che a sinistra. E’ solo il governo che l’ex governatore della BCE ha potuto fare con la farina ch aveva a diposizione. E non si può dire che Renzi chissà quale ruolo abbia giocato pur di avere non si sa quante e quali poltron, anche per stesso. Nessuno reciterà il mea culpa? Solo una poltrona, quella delle pari opportunità per la uscente Bonetti. Non certo un ministero di grande peso. L’importante, lo ha pur detto l’ex presidente del Consiglio, è varare un governo in grado di occuparsi di economia, vaccini, scuola e giustizia e con urgenza. Ne sapremo di più quando al posto di Draghi potrebbe parlare da par suo, l’ex direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli che dovrebbe prendere il posto di Casalino. Che sicuramente non gli imporrà nessuno, men che meno i partiti che da oggi saranno alle prese con il giudizio su Draghi e pronti ad ascoltare lamentele e critiche sui leader che hanno pensato(il Pd in particolare) ad ottenere la cadrega per loro stessi.

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