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PPN Dossier, “Solo un genocidio può salvare il mondo”, le due facce di Bill Gates e George Soros

Mentre il mondo fa la conta dei morti da Coronavirus, il sociologo Rocco Turi analizza un concetto caro a Bill Gates, la “depopolazione”, per il quale “Se nei prossimi decenni qualcosa ucciderà dieci milioni di persone, sarà certamente un virus contagioso piuttosto che una guerra”.

di Rocco Turi
Mercoledì 03 Giugno 2020
Berlino - 03 giu 2020 (Prima Pagina News)

Mentre il mondo fa la conta dei morti da Coronavirus, il sociologo Rocco Turi analizza un concetto caro a Bill Gates, la “depopolazione”, per il quale “Se nei prossimi decenni qualcosa ucciderà dieci milioni di persone, sarà certamente un virus contagioso piuttosto che una guerra”.

Bill Gates e George Soros sono considerati “filantropi e finanziatori del mondo”, ma anche “padroni” capaci di incidere sui mutamenti sociali e in grado di orientare lo sviluppo del nostro pianeta. Sorvoliamo sulla “Open Society” dell’ungherese naturalizzato statunitense Soros il quale, da buon allievo di Karl Popper alla London School of Economics, all’età di novant’anni ha come obiettivo di vita la “deportazione” di massa e la realizzazione di una “società senza identità”, filosofia che è capace di dividere la Terra quasi a metà.

Nulla da eccepire - ognuno può avere la sua opinione - tranne aggiungere che personaggi come questi hanno il denaro necessario per favorire l’esecuzione di progetti a volte criminali. Essendo ancora giovane con i suoi sessantacinque anni portati bene, piuttosto che favorire “deportazioni” e migrazioni dei popoli, come target finale della sua vita Bill Gates avrebbe deciso di dedicarsi a una più efficace iniziativa “benefica”: ridurre la sovrappopolazione mondiale con un metodo subdolo e ingannevole, l’uso dei virus; non sarebbe altro che un’ipocrita dichiarazione della sua personale Terza guerra mondiale in progress.

Ma Bill Gates è solo l’ultimo anello di una “filosofia” che immagina di affrontare in maniera così semplice e "banale" i grandi problemi derivanti dalla sovrappopolazione mondiale, della quale tra cinquant’anni se ne prevede il raddoppio. Se così fosse realmente, Bill Gates sarebbe un nuovo “cancelliere” abusivo sulle orme di Adolf Hitler, da fermare immediatamente. Dai “turbocapitalisti” della politica italiana e dalla stampa di regime non c’è adeguata reazione, anzi le telefonate e i soldi di Bill Gates - che in questa “crociata” è in buona compagnia - sarebbero ben graditi per realizzare il suo progetto e chi lo attacca viene ovviamente accusato di diffondere fake news e di complottismo.

Eppure Bill Gates ha pronunciato frasi inequivocabili, talmente chiare ed esplicite da essere riferite in una seduta del Parlamento italiano. Piuttosto che insorgere, la stampa italiana ha evitato di commentarle e ha preferito il silenzio.

Questo è il metodo nel caso in cui qualcuno disturbi gli “intrighi” che sono congeniali in un Paese come il nostro, adeguatamente inserito al settantaquattresimo posto della graduatoria “Freedom House” sulla libertà di espressione nel mondo. Per essere informato su ciò che è accaduto nel Parlamento italiano lo scorso 13 maggio, è stato necessario che uno dei miei migliori amici ungheresi mostrasse un video con l’intervento di una quasi sconosciuta deputata italiana - Sara Cunial, iscritta al Gruppo Misto - elaborato con i sottotitoli magiari, che nel Paese centro europeo è diventato virale. Prima di inoltrarmi nella descrizione di questo non tanto “strano episodio” accaduto in Italia, sono necessarie alcune premesse e considerazioni.

In un precedente articolo su “Prima Pagina News” del 21 marzo avevo già espresso il dubbio sulla “certezza” secondo la quale il coronavirus sarebbe sfuggito agli studiosi di un laboratorio cinese: alla possibilità di un “errore” cessai di credere quasi istantaneamente. Come si può immaginare, i livelli di sicurezza in laboratori strategici sono talmente elevati da ridurre al lumicino la possibilità di un errore, ma ammettiamo che sarebbe potuto accadere.

Allo stesso modo, sfidando i controlli di sicurezza cinesi e riducendo al fatidico lumicino la percentuale di riuscita, sarebbe potuto essere altresì possibile introdurre un virus dall’esterno e liberarlo furtivamente nel terribile e sorprendente mercato di animali vivi o cucinati allo spiedo, di cui si era ampiamente parlato ad inizio pandemia.

Pertanto, oltre alla maliziosa narrazione sul pipistrello cinese e alla “casualità” sulla diffusione del virus nel mercato di Wuhan, si può avanzare l’ipotesi di una diffusione volontaria dell’agente patogeno: ma perché e ad opera di chi?

Questo è il problema. La seconda premessa riguarda un argomento fino ad ora non entrato apertamente nel dibattito, che Gates e Soros osservano da tempo in maniera diversa: la politica demografica, la quale insieme alla crisi ambientale è oggi fra le maggiori preoccupazioni al mondo. George Soros la affronta con una personale ricetta che, tuttavia, è capace di contrapporre violentemente la politica mondiale sul piano ideologico, ma non di giungere a soluzione concreta.

Comunque si interpreti la teoria di Soros, “deportazione di massa” (per alcuni) o “immigrazione volontaria” (per altri), essa non è in grado di arrestare la crescita della popolazione mondiale. Nei secoli passati la politica demografica era stata fra le principali funzioni delle grandi guerre nella storia, anche se non causa scatenante.

La Guerra del Peloponneso scoppiò in un’epoca in cui la Grecia era nettamente sovrappopolata. Le crociate ebbero luogo quando una lunga pace dovuta all’influenza della Chiesa e l’invenzione del collare da tiro che decuplicava la forza degli animali, resero disponibile un’enorme quantità di mano d’opera.

La stessa Germania dal 1914 al 1940 era molto ricca di armi immediatamente disponibili, pronte ad essere usate. Gli insegnamenti sicuri da trarre attraverso lo studio oggettivo degli effetti demografici della guerra sono la diminuzione delle nascite e l’aumento della mortalità. Ma in tutte le guerre le perdite dirette consistono essenzialmente nella morte dei giovani, che risultano esposti ai pericoli più immediati.

Nel frattempo, l’aumento esponenziale della popolazione è diventata una questione sempre più minacciosa e l’arma atomica - che appare discriminante - non riesce ad essere capace di selezionare i vincitori dai vinti: la prerogativa di possederla serve oggi unicamente ad affrontare schermaglie di carattere diplomatico. E’ sintomo di ciò il caso della Repubblica Popolare Democratica del Nord Corea, dove Kim Jong-un esibisce i suoi esperimenti, ma egli sa bene che una guerra nucleare non opererebbe alcuna distinzione selettiva.

Se le grandi guerre del passato iniziarono in epoca di sovrappopolazione locale, senza esserne causa scatenante, oggi diventa maturo il tempo che - per alcuni - la sovrappopolazione venga considerata fattore principale da combattere “prima che sia troppo tardi”. Nel 1979, Jacques Attali che è uno degli intellettuali francesi considerato fra i più eclettici, già consigliere speciale del Presidente Francois Mitterand, scrisse il libro “L’ordine cannibale. Potere e declino della medicina”. In una intervista, considerata “storica”, dal titolo “L’avenir de la vie”, rilasciata nel 1981 a Michel Salomon, con i suoi “eccessi” e “dichiarazioni forti”, Attali espresse molti concetti “originali”; disse fra l’altro: (…) “quando oltrepassa i 60/65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto la sua produzione copra, e allora costa caro alla società” (…) “In effetti dal punto di vista della società è certo preferibile che la macchina umana si arresti brutalmente, piuttosto che si deteriori progressivamente” (…) “Direi perfino che tutti i futuri sono possibili a parte uno, cioè il prolungamento della situazione attuale” (…) “Da parte mia, in quanto socialista, sono obiettivamente contro l’allungamento della vita“ (…) “L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future” (…).

Salvo ricordare ad Attali che questa opinione non è tipica di una mente eclettica e proiettata nella modernità, ma attinge in una pratica sociale antica e ormai superata relativa agli abitanti della Groenlandia quando, divenuti anziani e non sentendosi più utili, si lanciavano da una rupe o toglievano il disturbo partendo con i loro kajak in direzione del mare aperto.

Escludendo le guerre tradizionali e anche la possibilità di usare la più nuova delle armi, quella nucleare, perché inefficaci a risolvere il problema della sovrappopolazione in modo selettivo, nel 2009 da parte di Jacques Attali e nel 2010 in “Scenari per il futuro della tecnologia e dello sviluppo internazionale”, documento di Rockfeller, si parlava esplicitamente di una pandemia distruttiva con la perdita di 8 milioni di persone in sette mesi, esattamente entro il 2020.

La logica di questa “pratica”, come viene ipotizzato nel documento di Rockfeller, sarebbe sfociata nel controllo politico della popolazione e in un governo mondiale entro il 2025, tranne la possibilità di incidere con la medesima strategia all’interno della Cina. Salvo - aggiungo - operare a tal fine dall’esterno, in maniera chirurgica… L’ipotesi fatta a priori appare un metodo nazista ben studiato per contenere la crescita della popolazione mondiale.

Al mio socratico dubbio sarebbe lecito riflettere. Il “frontman” di questo pensiero evolutivo sembra essere il nuovo stratega della modernità: Bill Gates, la cui “Gates Foundation” risulta essere supportata da George Soros. Bill Gates ha compreso da tempo che il tema predominante per i prossimi 30-50 anni sarà la lotta alla sovrappopolazione.

Egli si è accorto che la prospettiva a cui il mondo va incontro è terrificante e ritiene di dare il suo contributo a “proseguire la politica con altri mezzi”, slogan coniato dal Generale Carl von Clausewitz, che per due secoli rese famosa la sua strategia militare. Per Bill Gates la prosecuzione della politica con altri mezzi sembra essere una guerra di virus, che per le sue conseguenze può essere esattamente inquadrata come Terza guerra mondiale in progress. Il covid 19 ha già causato circa quattrocentomila morti, ma in alcune precise aree geografiche ha superato i caduti delle precedenti guerre mondiali. A parere di Bill Gates, nel caso gli studi fossero più adeguati, solo i virus sarebbero in grado di selezionare chirurgicamente la popolazione del pianeta. Egli non sarebbe l’unico ad avere questa opinione.

Il suo pensiero è stato ignorato dalla stampa italiana, ma è contenuto nell’intervento della deputata Sara Cunial, la quale riferisce ciò che si può ascoltare nel seguente video che l’amico ungherese mi ha appena inviato. 

 

In particolare, nel suo intervento la deputata Cunial afferma che Bill Gates già nel 2018 aveva profetizzato una pandemia (…) e aveva detto testuali parole riprese da una sua dichiarazione: “Se facciamo un buon lavoro con i nuovi vaccini, la sanità e la salute riproduttiva, possiamo diminuire la popolazione mondiale del 10-15%”, continuando: “Solo un genocidio può salvare il mondo”. Non concordo con Sara Cunial secondo la quale i vaccini sarebbero usati “contro” i bambini. La sua opinione sarebbe anche ipocrita e illogica perché contrasterebbe con l’obiettivo di preservare i giovani forti e sani, che è parte fondamentale della politica per affrontare il fenomeno della sovrappopolazione. D’altronde, non si può immaginare che Bill Gates sia talmente stupido e così terribile da voler “contenere” la popolazione mondiale attraverso la mortalità dei bambini.

L’affermazione della Cunial secondo la quale Bill Gates avrebbe “provocato un’epidemia di poliomelite che ha paralizzato cinquecentomila bambini” è da scartare immediatamente; anzi, non ho elementi per dubitare sull’opinione della stragrande maggioranza degli scienziati i quali ritengono che i vaccini siano utili ed efficaci. L’intervento della deputata, relativamente ai vaccini, è stato anche criticato da alcuni giornali e giornalisti come Aldo Grasso, il quale sul Corriere della Sera l’ha definita “personificazione farsesca del complottismo, una sorta di megalomania alla rovescia”. Aldo Grasso, tuttavia, nell’articolo del 17 maggio non ha utilizzato una sola parola relativamente alle altre accuse rivolte a Bill Gates. Invito pertanto a riascoltare con attenzione tutto l’intervento di Sara Cunial, interrotto dalla reazione degli altri deputati ai quali il Vice presidente della Camera è stato costretto a ricordare: “Questo è un Parlamento libero dove ciascuno ha diritto di esprimere le proprie opinioni e ognuno è tenuto a rispettarle, se non le condivide”.

L’”orrore” delle dichiarazioni di Bill Gates, citate dalla deputata, a cui nessuno ha reagito, lo si trova nelle sue opinioni sulla diminuzione della “popolazione mondiale del 10-15%” e sulla necessità che “solo un genocidio può salvare il mondo”, del tutto correlabile con quanto da egli stesso profetizzato in passato e dai suoi predecessori teorici Jacques Attali e il documento Rockfeller.

In pochi hanno approfondito la correlazione del suo pensiero con la strana coincidenza verificatasi “a priori” ed è molto ma molto strano che se ne sia parlato nella Camera dei Deputati e tutto sia passato inosservato, laddove i pochi giornalisti che si sono occupati dell’intervento della Cunial, come Aldo Grasso, si sono limitati ad esaminare l’aspetto macroscopicamente condannabile da parte di tutti.

Già nel 2015 Bill Gates disse che “se nei prossimi decenni qualcosa ucciderà dieci milioni di persone, sarà certamente un virus contagioso piuttosto che una guerra”; e poi parlò di “un virus con cui ci si senta bene anche se si è contagiosi da poter andare al mercato”, per concludere: “Sarà necessario effettuare simulazioni”. Frasi vaghe, ma anche ben precise e anticipatorie, allorquando “fare simulazioni” potrebbe significare ciò che ufficialmente è stato dichiarato in occasione dell’EVENT 201 PANDEMIC EXERCISES, “simulazione di una pandemia provocata da un coronavirus”, svoltosi a New York il 18 ottobre 2019, come occasionale coincidenza con la realtà di questo coronavirus.

Ma in pochi credono alla “simulazione” attraverso un convegno! Nessuno, tuttavia, potrebbe escludere la volontarietà che scaturisce dal verbo “simulare”. Anche la diffusione del covid 19 potrebbe essere interpretata come una “simulazione” per osservare i suoi effetti manipolativi finalizzati a colpire gli anziani, in attesa di preparare un virus ancora più specifico letale nei loro confronti e ritornare a una società più giovane e produttiva, per confermare la prospettiva di Attali: “Quando oltrepassa i 60/65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto la sua produzione copra, e allora costa caro alla società”.

Non può essere trascurata la circostanza che nel dicembre 2016 Bill Gates abbia dichiarato: “Lavorando bene, con i servizi sanitari, la contraccezione e i vaccini potremmo ridurre la popolazione di un 10-15%”. L’articolo originale in cui fu pubblicata questa sua opinione risulta ora introvabile, ma nel web si ha ampia traccia di tutto ciò. Sull’argomento si incontrano altresì molti articoli in difesa di Bill Gates, in cui i critici e i dubbiosi sull’umanitarismo dei filantropi vengono riuniti nella categoria dei cospiratori e complottisti, ultimo Aldo Grasso sul Corriere della Sera che riferendosi all’intervento della deputata Cunial si è limitato a ritagliare solo l’aspetto criticabile del suo intervento; sono anche articoli ingenui perché la frase di Gates citata è quasi criptica e offrirebbe il destro a numerose interpretazioni.

Ma la locuzione “lavorando bene” ha un senso ben preciso riferito alla ricerca, quasi avesse come obiettivo lo studio selettivo del virus allo scopo di produrre un agente patogeno più efficacemente dannoso agli anziani e sia maturo il tempo di testarlo: proprio ciò che è accaduto a Wuhan. Non a caso, la vicenda potrebbe essere paragonata a quella raccontata in un romanzo in cui l’autore descrisse a priori tutti i particolari di un omicidio che egli stesso avrebbe compiuto negli anni successivi, per il quale sarebbe stato accusato e poi condannato all’ergastolo. Parafrasando Immanuel Kant: “Chi racconta una storia a priori è colui che riesce a costruirla”, salvo essere un mago…


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